Speranza: la sfida al Covid si vince sul territorio
Il ministro al congresso dei medici di famiglia a Villasimius: «Pilastri del nostro sistema»
VILLASIMIUS. La sfida epocale contro il Covid non è vinta, ma oggi «siamo messi molto bene dopo aver rischiato una catastrofe mondiale» e «lo siamo, messi bene, grazie ai vaccini e alle vaccinazioni». Però per il ministro della salute, Roberto Speranza, «se vogliamo davvero metterci alle spalle il passato, risalire, riprenderci tutte le libertà ed evitare di ricadere nel pozzo della disperazione, dobbiamo vincere in fretta anche un’altra sfida». È quella della sanità territoriale. «Dobbiamo riformarla, ricostruirla, avvicinarci il più possibile alla gente. Da adesso in poi, messe a tacere o quasi la grande paura, dev’essere questo il nostro principale obiettivo». Soprattutto in Sardegna, ha sottolineato il ministro dal palco del 78esimo convegno della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia.
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«È proprio dove le istituzioni sembrano essere più lontane – le sue parole – che dobbiamo garantire a tutti, qui parlo di un nostro dovere, il più completo, capillare ed efficiente diritto alla salute». Se l’ambulatorio chiude, se lo storico medico del paese va in pensione e il sostituto non arriva: è un disastro non solo sanitario, ma sociale ed economico da cui spesso è molto difficile risalire. E infatti – ha ribadito – «quanti oggi sostengono che il medico di famiglia sia una figura del passato, non solo sbagliano, ma nascondono l’attualità e la verità». Perché è proprio è chi indossa il camice bianco, andando ogni giorno di casa in casa, «l’insostituibile pilastro del nostro sistema sanitario nazionale». Lo è «non solo nei Comuni isolati, nelle periferie ma anche nelle città e nelle metropoli». Per questo, ha annunciato Speranza, «con i miliardi in arrivo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, saranno una ventina, metteremo su un piano destinato a rinforzare la medicina del territorio e sul territorio. Lo faremo dappertutto, senza fare differenze fra Nord e Sud. Anzi, faremo l’impossibile per ridurre al minimo le sperequazioni che oggi esistono». La carta vincente dovrebbero essere le prossime Casa delle salute: luoghi di cura e prevenzione multidisciplinari, con la partecipazione dei medici di famiglia, in cui il «cittadino potrà sentirsi al sicuro, curato, senza passare per gli ospedali». Qualche prototipo in Sardegna è stato già sperimentato con successo. Tra l’altro – ha aggiunto - «la lezione che ci ha lasciato la pandemia è questa: senza sanità territoriale, senza prevenzione, senza cure domiciliari, escludendo i casi gravi, a finire in confusione è stato purtroppo l’intero apparato sanitario e questo non ce lo possiamo più permettere».
L’arringa. Raccolti gli applausi di una platea tutt’altro che disinteressata, i medici di famiglia non vogliono essere emarginati e ancora meno burocatrizzati, Speranza ha esaltato il sistema sanitario nazionale. «Dobbiamo essere orgogliosi - ha detto - di vivere in una Nazione che garantisce l’universalità del diritto alla salute, al di là del censo e della carta di credito». Ma per far si che questo sacrosanto diritto costituzionale sia irreversibile – ha sottolineato – è indispensabile ribaltare, con coraggio, anche alcune vecchie regole. «Prima erano i bilanci a imporre quantità e qualità della sanità, e per questo in passato ci sono stati anche troppi tagli ingiusti o sconsiderati. Dopo la pandemia, invece, abbiamo capito che la salute, in tutte le sue varie sfaccettature, è un bene primario da difendere, esaltare, e non può dipendere certo da uno, due o tre tabelle contabili». E infatti il ministro ha ricordato che oltre al piano straordinario per la sanità territoriale, il Governo metterà mano alla rete dei posti letto negli ospedali pubblici e privati. «Anche se, lo ripeto, d’ora in poi gli ospedali dovranno essere l’ultimo posto cui dovranno rivolgersi i cittadini. Se del caso, noi li dovremo curare il più vicino possibile a casa loro. Dovrà essere una medicina di prossimità». Per centrare l’obiettivo «non bastare avere le risorse a disposizione, vanno spese bene. Ci servono più medici, più infermieri, e più tecnologia. Arriverà tutto – ha assicurato – I soldi ci sono».
Campagna vaccinale. Non poteva mancare il capitolo. «L’85 per cento degli italiani è vaccinato con la prima dose, l’80 anche il richiamo. Abbiamo ancora uno zoccolo duro del 15 per cento contrario. Dobbiamo convincerlo con le evidenze scientifiche e per riuscirci contiamo soprattutto sulla capacità di persuasione dei medici di famiglia».
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