Covid, Babudieri: «Bene le riaperture ma il virus c’è ancora»
Il primario degli Infettivi all’Open Day di Sassari: col freddo più rischi di malattia. L’epidemiologo Sotgiu: nei Paesi poveri pochi vaccinati, in alcuni casi il 5%
SASSARI. L’Open Day di piazza d’Italia è stata anche l’occasione per tirare le somme e aprire una nuova prospettiva sull’evolversi del coronavirus. Siamo a un importantissimo giro di boa, con il decreto governativo che da lunedì elimina molte restrizioni che hanno condizionato ogni forma di socialità.
A discutere di queste tematiche, nello stand allestito dall’Università di Sassari, il responsabile del reparto di Malattie infettive dell’Aou Sergio Babudieri e l’epidemiologo e docente di Statistica medica Giovanni Sotgiu. A moderare l’incontro il giornalista della Nuova Sardegna Luigi Soriga.
Il professor Babudieri è da tempo un sostenitore delle riaperture. «A un patto: la gente non deve pensare che il Covid sia sparito – dice – dobbiamo ancora farci i conti, e non sappiamo fino a quando. E bisogna essere consapevoli che il virus circola, e lo fa anche con le persone vaccinate. Quindi dal momento che tutti in famiglia abbiamo un parente fragile e immunodepresso, allora dobbiamo avere l’accortezza di non esporlo al rischio contagio. Teniamo presente che la stagione invernale è alle porte, si starà più tempo al chiuso, e le possibilità di contrarre i virus sono decisamente più alte».
Il professor Sotgiu, da statistico, offre una visione ad ampia prospettiva sulla curva pandemica. «Se si vuole davvero vincere la sfida con il Covid – spiega – bisogna ragionare in termini globali. Bisogna fare in modo che anche i paesi più poveri siano in grado di garantire alla popolazione una copertura vaccinale adeguata. Nei paesi dell’Africa subsahariana la percentuale dei vaccinati è del 10 per cento, e in alcuni casi scende addirittura al 5. Questo è uno scenario che favorisce un’elevatissima circolazione del virus, e più il virus si replica, più muta e più sviluppa varianti pericolose e aggressive. Facciamo un esempio: chi aveva contratto il primo ceppo virale proveniente dalla Cina era in grado di contagiare in media 2 o 3 persone. Chi viene infettato dalla variante indiana può contagiarne da 6 a 8. Altro esempio: se in una coltura di cellule noi immettiamo il virus di Wuhan o la variante Delta, sarà quest’ultima a prevalere con grande rapidità. Per questo la gestione nazionalistica del virus, con i paesi ricchi che si disinteressano di quelli poveri, è una politica perdente. Perché altrimenti ci sarà un effetto boomerang: dal terzo mondo il virus ritornerà nei paesi occidentali, e saremo di nuovo punto e accapo».
Anche i dati sulla diffusione del Covid in alcuni paesi dell’est europeo non sono confortanti. In Romania e Bulgaria c’è una recrudescenza dei contagi e in Russia la situazione è tragica: «Parliamo di 900 morti e 25mila infettati al giorno – prosegue Giovanni Sotgiu – In Romania hanno esaurito i posti in terapia intensiva. E c’è un altro aspetto sul quale focalizzare l’attenzione: negli Usa, vedi lo stato del Minnesota, hanno registrato un aumento significativo dei casi clinici nella fascia pediatrica. Le varianti possono essere pericolose anche per i bambini».
Per fortuna però ci sono anche notizie molto positive: «La prima è che a Sassari e in tutta l’isola le ospedalizzazioni sono pochissime – dice Sergio Babudieri – la quarta ondata è assolutamente sotto controllo. Inoltre a giorni saranno commercializzati gli anticorpi monoclonali (il Sotrovimab) e le pillole antivirali. Farmaci che se utilizzati ai primi sintomi del covid, sono in grado di bloccarlo. L’importante è che le pillole vengano somministrate prima ancora che si inneschi l’esplosione virale e la successiva infiammazione che va a compromettere il quadro clinico del paziente. Il principio è quello del Tamiflu per l’influenza: o lo si assume nelle prime 48 ore, o non serve a nulla. Ormai un tampone costa 10 euro: abbiamo tutti gli strumenti per curare per tempo il Covid ed evitare di finire in ospedale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
