Riunione non autorizzata, condannata Camilla Soru
di Silvia Sanna
La consigliera Pd punita sulla base del Regio decreto del ’31: pagherà 1200 euro. «Avevo manifestato il mio libero pensiero sul ddl Zan, provo un forte disagio»
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SASSARI. Condannata per avere promosso una riunione non autorizzata in uno spazio pubblico: Camilla Soru, consigliera comunale Pd a Cagliari, dovrà pagare 1200 euro di ammenda. La pena è stata stabilita sulla base di quanto previsto all’articolo 18 del Regio Decreto del 1931: «Sono stata condannata per una legge anacronistica promulgata nel periodo fascista. Il mio legale ha già depositato l’opposizione, sono certa che la mia fedina penale rimarrà pulita. Ma avverto un forte disagio».
La storia. Era luglio e in quei giorni il Ddl Zan era al centro del dibattito politico. Il pomeriggio dell’11 un gruppo di “Sentinelle in piedi” si riunì al bastione di Saint Remy per protestare contro il disegno di legge con il quale secondo loro si stava istituendo un nuovo reato, quello di omotransfobia. «La sera prima venni a sapere di questa manifestazione – spiega Camilla Soru – e decisi di presentarmi per esprimere in maniera pacifica il mio pensiero e il mio dissenso nei confronti di quanto sostenevano le Sentinelle: il ddl Zan non istituisce alcun nuovo reato ma più semplicemente include genere, orientamento sessuale e identità di genere nella struttura dei reati fondati su motivi razziali e religiosi, a tutela delle persone LGBT+». Alla manifestazione Camilla andò con la figlia di 3 anni e portò con sé alcune bandiere arcobaleno. «Altre persone ci raggiunsero in maniera del tutto spontanea e la serata trascorse pacifica, tra dibattiti, letture di poesie, riflessioni. Non ci fu alcuno scontro, nessun problema di ordine pubblico. Mai mi sarei aspettata che il mio comportamento di quel giorno, cioé la manifestazione del mio libero pensiero, potesse procurarmi una condanna».
Il tribunale. Camilla Soru secondo la procura ha organizzato una riunione non autorizzata: la “contromanifestazione” avrebbe dovuto avere il via libera dalla Questura, preventivamente avvisata almeno tre giorni prima. La Soru ribadisce di non avere organizzato proprio niente e che le persone che si sono unite a lei lo hanno fatto spontaneamente. «Oggi scopro che la mia forma di libera contestazione costituisce un reato. Chiaramente non mi arrendo e vado avanti». Camilla Soru ha ricevuto tantissimi attestati di solidarietà e c’é chi ha lanciato un’idea: “Organizziamo una manifestazione contro questa condanna e per la libertà di pensiero”. Ovviamente dopo avere chiesto il permesso.
La storia. Era luglio e in quei giorni il Ddl Zan era al centro del dibattito politico. Il pomeriggio dell’11 un gruppo di “Sentinelle in piedi” si riunì al bastione di Saint Remy per protestare contro il disegno di legge con il quale secondo loro si stava istituendo un nuovo reato, quello di omotransfobia. «La sera prima venni a sapere di questa manifestazione – spiega Camilla Soru – e decisi di presentarmi per esprimere in maniera pacifica il mio pensiero e il mio dissenso nei confronti di quanto sostenevano le Sentinelle: il ddl Zan non istituisce alcun nuovo reato ma più semplicemente include genere, orientamento sessuale e identità di genere nella struttura dei reati fondati su motivi razziali e religiosi, a tutela delle persone LGBT+». Alla manifestazione Camilla andò con la figlia di 3 anni e portò con sé alcune bandiere arcobaleno. «Altre persone ci raggiunsero in maniera del tutto spontanea e la serata trascorse pacifica, tra dibattiti, letture di poesie, riflessioni. Non ci fu alcuno scontro, nessun problema di ordine pubblico. Mai mi sarei aspettata che il mio comportamento di quel giorno, cioé la manifestazione del mio libero pensiero, potesse procurarmi una condanna».
Il tribunale. Camilla Soru secondo la procura ha organizzato una riunione non autorizzata: la “contromanifestazione” avrebbe dovuto avere il via libera dalla Questura, preventivamente avvisata almeno tre giorni prima. La Soru ribadisce di non avere organizzato proprio niente e che le persone che si sono unite a lei lo hanno fatto spontaneamente. «Oggi scopro che la mia forma di libera contestazione costituisce un reato. Chiaramente non mi arrendo e vado avanti». Camilla Soru ha ricevuto tantissimi attestati di solidarietà e c’é chi ha lanciato un’idea: “Organizziamo una manifestazione contro questa condanna e per la libertà di pensiero”. Ovviamente dopo avere chiesto il permesso.
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