Countdown per Alitalia, il dramma di 8000 persone
Monica saluta i passeggi del Roma-Alghero e il video diventa virale sul web. «Non può finire così. C’è gente che ha famiglia e ha dato tutto alla compagnia»
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SASSARI. Si è presentata come tante altre volte al gate di imbarco per Alghero, impeccabile nella sua divisa Alitalia ma con un groppo in gola. I passeggeri si sono messi in fila, biglietto e carta d’identità in mano, e lei ne ha approfittato per salutare tutti raccontando il dramma che stanno vivendo gli oltre 8000 lavoratori dell’ex compagnia di bandiera. Da giovedì 14 Alitalia cesserà di esistere e verrà sostituita da Ita. La livrea che ha rappresentato l’Italia nel mondo fin dal lontano 1948 è destinata a sparire. Monica, 42 anni, romana, ha ringraziato i presenti per l’attenzione e si è fatta portavoce dei sentimenti di chi «ha dato tutto a una compagnia che sente sua e ai clienti Alitalia».
«Siamo preoccupati e delusi – spiega l’hostess – ma siamo soprattutto arrabbiati per come si sta concludendo questa vicenda e per le tante, troppe inesattezze che girano sul nostro conto. Veniamo dipinti come una categoria di privilegiati ma le cose non stanno così. Siamo mamme, padri e lavoratori che hanno dato tanto all’azienda, che hanno un altissimo senso di appartenenza e che hanno sempre portato con orgoglio una divisa che è stata il simbolo del nostro Paese nel mondo».
Come è nata l’idea di salutare i passeggeri in partenza da Roma per Alghero?
«Non c’è stata premeditazione. Ero al gate per gestire l’imbarco e ho sentito il bisogno di raccontare il nostro disagio e le nostre paure. L’ho fatto vincendo l’emozione e senza avvertire nessuno, nè i colleghi nè l’azienda. Credo di aver fatto bene, e comunque mi sono liberata di un peso».
Come siete arrivati a questo punto?
«Alitalia ha pagato lo scotto di chi ci ha governato. Io ho vissuto la crisi del 2008 con la discesa in campo dei cosiddetti capitani coraggiosi, e poi quella del 2014 con l’arrivo degli arabi e le promesse di un futuro radioso. Ricordo ancora le parole dell’allora premier Matteo Renzi che ci invitava ad allacciare le cinture per decollare verso la nuova avventura. In realtà, da allora è stato un lento precipitare fino a oggi».
Adesso che prospettive avete? Che cosa vi hanno promesso?
«Sappiamo pochissimo. Prenderemo metà stipendio e la cassa integrazione fino a settembre del 2022. Poi c’è l’impegno per una proroga per uno o forse due anni. Ma come può vivere uno che ha famiglia, figli e che ha dedicato tutta la vita a questa azienda? Io cerco di lasciarmi alle spalle il pessimismo ma è dura».
Come ha cominciato?
«Ho sempre detto fin da piccolissima che da grande avrei fatto l’hostess dell’Alitalia. A casa non erano felici (babbo era un militare e sognava un futuro diverso) ma io sono una tosta e a 19 anni ho sostenuto le selezioni e ho indossato per la prima volta la divisa. Poi ho continuato a studiare ho preso la laurea in giurisprudenza e una specializzazione in diritto del lavoro. Quando babbo ci ha lasciato, qualche anno fa, era felice della mia scelta e del fatto che io fossi felice e realizzata».
E invece da giovedì...
«Vedremo. Una parte dei colleghi verrà assorbita da Ita e forse, almeno all’inizio, una parte del personale di terra servirà per gestire la transizione. Ma a quattro giorni dalla chiusura di Alitalia non sappiamo davvero nulla. Anche per questo le ho detto che siamo delusi e arrabbiati».
Che cosa ha voluto dire l’altro ieri ai viaggiatori?
«Che questo lavoro mi mancherà. Che il mestiere che ho scelto mi ha permesso crescere, di conoscere il mondo e, contemporaneamente, di sentirmi in una grande famiglia. Abbiamo ancora la speranza che la nostra unità riesca a fermare questo bagno di sangue. Tutti devono sapere che 8000 persone stanno perdendo il lavoro e il Paese un asset strategico e prestigioso. Non può finire così». (antonio ledà)
«Siamo preoccupati e delusi – spiega l’hostess – ma siamo soprattutto arrabbiati per come si sta concludendo questa vicenda e per le tante, troppe inesattezze che girano sul nostro conto. Veniamo dipinti come una categoria di privilegiati ma le cose non stanno così. Siamo mamme, padri e lavoratori che hanno dato tanto all’azienda, che hanno un altissimo senso di appartenenza e che hanno sempre portato con orgoglio una divisa che è stata il simbolo del nostro Paese nel mondo».
Come è nata l’idea di salutare i passeggeri in partenza da Roma per Alghero?
«Non c’è stata premeditazione. Ero al gate per gestire l’imbarco e ho sentito il bisogno di raccontare il nostro disagio e le nostre paure. L’ho fatto vincendo l’emozione e senza avvertire nessuno, nè i colleghi nè l’azienda. Credo di aver fatto bene, e comunque mi sono liberata di un peso».
Come siete arrivati a questo punto?
«Alitalia ha pagato lo scotto di chi ci ha governato. Io ho vissuto la crisi del 2008 con la discesa in campo dei cosiddetti capitani coraggiosi, e poi quella del 2014 con l’arrivo degli arabi e le promesse di un futuro radioso. Ricordo ancora le parole dell’allora premier Matteo Renzi che ci invitava ad allacciare le cinture per decollare verso la nuova avventura. In realtà, da allora è stato un lento precipitare fino a oggi».
Adesso che prospettive avete? Che cosa vi hanno promesso?
«Sappiamo pochissimo. Prenderemo metà stipendio e la cassa integrazione fino a settembre del 2022. Poi c’è l’impegno per una proroga per uno o forse due anni. Ma come può vivere uno che ha famiglia, figli e che ha dedicato tutta la vita a questa azienda? Io cerco di lasciarmi alle spalle il pessimismo ma è dura».
Come ha cominciato?
«Ho sempre detto fin da piccolissima che da grande avrei fatto l’hostess dell’Alitalia. A casa non erano felici (babbo era un militare e sognava un futuro diverso) ma io sono una tosta e a 19 anni ho sostenuto le selezioni e ho indossato per la prima volta la divisa. Poi ho continuato a studiare ho preso la laurea in giurisprudenza e una specializzazione in diritto del lavoro. Quando babbo ci ha lasciato, qualche anno fa, era felice della mia scelta e del fatto che io fossi felice e realizzata».
E invece da giovedì...
«Vedremo. Una parte dei colleghi verrà assorbita da Ita e forse, almeno all’inizio, una parte del personale di terra servirà per gestire la transizione. Ma a quattro giorni dalla chiusura di Alitalia non sappiamo davvero nulla. Anche per questo le ho detto che siamo delusi e arrabbiati».
Che cosa ha voluto dire l’altro ieri ai viaggiatori?
«Che questo lavoro mi mancherà. Che il mestiere che ho scelto mi ha permesso crescere, di conoscere il mondo e, contemporaneamente, di sentirmi in una grande famiglia. Abbiamo ancora la speranza che la nostra unità riesca a fermare questo bagno di sangue. Tutti devono sapere che 8000 persone stanno perdendo il lavoro e il Paese un asset strategico e prestigioso. Non può finire così». (antonio ledà)
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