La Nuova Sardegna

Vaccini, per la terza dose gli over 60 devono aspettare

di Antonello Palmas
Vaccini, per la terza dose gli over 60 devono aspettare

L’Ats non ha ancora ricevuto comunicazioni. E nel frattempo riduce gli hub

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SASSARI. Anche gli over 60 nel calderone delle terze dosi insieme ai fragili, come deciso dal ministero della salute sulla scia delle indicazioni dell’Ema. Come si muoverà la Sardegna? «Non ci sono ancora decisioni, neppure all’orizzonte si intravedono – risponde il commissario straordinario dell’Ats, Massimo Temussi – : il comitato tecnico scientifico ne sta discutendo, ma ci sono zero indicazioni. Dovrebbero essere investiti gli hub, che comunque stiamo riducendo: uno di quelli di Cagliari è già stato chiuso, quello di Sassari a novembre sarà ridimensionato e spostato dall’attuale sede in Promocamera, stiamo interloquendo col Comune cui abbiamo fatto un paio di proposte di locali pubblici che potrebbero fare al caso nostro e dell’amministrazione. Ma anche farmacie e medici di famiglia potrebbero avere un ruolo: con le terze dosi, non essendoci anamnesi, è tutto molto più semplice e veloce». E comunque, dato che gli over 60 dovranno prendere la dose chiamata “booster” dopo 6 mesi dalla seconda, c’è un buon margine di tempo per organizzarsi.

Il bollettino. «La situazione della pandemia è sempre meno preoccupante – aggiunge Temussi – l’ultimo dato sull’indice Rt per la Sardegna è 0,63, cioè resta il più basso d’Italia» . E anche il bollettino regionale parla di un quadro in costante miglioramento. Ieri c’è stato un decesso (il giorno prima nessuno): si tratta di una donna di 93 anni residente nella Città Metropolitana di Cagliari. Sono scesi ulteriormente i nuovi contagi, 19 nelle ultime 24 ore, undici in meno del giorno prima, sulla base di 5.761 tamponi tra molecolari e antigenici, per un tasso di positività dello 0,3%, ai minimi storici. Undici casi sono segnalati a Cagliari, 4 nel Sud Sardegna, 3 a Oristano, 1 a Sassari e 0 a Nuoro. Tornano a calare anche i pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva, che sono 12 (5 in meno), mentre quelli in area medica calano a 84 (addirittura -16); scendono infine di nove unità i casi di isolamento domiciliare (1.664).

Green pass. Si avvicina la data del 15 ottobre, quando il lasciapassare verde diventerà obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro. E le Regioni, che temono il rischio caos, mercoledì affronteranno il tema in Conferenza delle Regioni. Ciò che preoccupa è il numero alto di lavoratori che non si sono vaccinati e che dovrebbero quindi ricorrere al tampone, ogni due giorni se fanno il rapido, ogni tre se scelgono il molecolare. Sono più di 5 milioni e il sistema sanitario e delle farmacie a questi ritmi non può reggere. Si chiederà di riorganizzare il sistema di rilascio dei green pass dopo l'esecuzione dei tamponi, allungando ulteriormente i tempi di validità (attualmente 48 ore con test rapido e 72 con molecolare); e dare la possibilità alle imprese di organizzarsi anche autonomamente per l'esecuzione dei test, oltre al supporto delle farmacie. In particolare è il settore dei trasporti a correre il rischio di un blocco che il Paese non si può permettere: «Che ne sarà dei tanti lavoratori stranieri che si sono immunizzati con vaccini non riconosciuti da Ema quando entrerà in vigore l'obbligo di green pass?» Se lo chiede il vice ministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Alessandro Morelli – secondo cui «a questi operatori deve essere garantito il riconoscimento, ancorché provvisorio, della certificazione rilasciata dalle competenti autorità dei Paesi d'origine. Una proposta di buon senso per un settore già ampiamente penalizzato dalla carenza strutturale di forza lavoro», afferma, proponendo lo screening in sede aziendale, magari con tamponi salivari. Per Morelli «l'allarme delle associazioni di categoria non può rimanere inascoltato. Se si blocca il trasporto, si blocca il Paese, in una fase storica in cui ogni rallentamento potrebbe avere esiti catastrofici».

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