Scuola, la protesta a Cagliari: il Governo deve fare di più

La manifestazione a Cagliari (foto Mario Rosas)

Anche trasporti e continuità territoriale temi chiave della mobilitazione

CAGLIARI. No fascismo, no Green pass. È uno degli striscioni portati in giro nelle strade di Cagliari dai circa duecento partecipanti al corteo organizzato in concomitanza con lo sciopero generale indetto tra gli altri da Cobas e Usb. Appuntamento in piazza Garibaldi alle 9.30, poi la marcia verso piazza del Carmine per gli interventi conclusivi. Hanno aderito alla manifestazione laboratori e studenti. E in molte classi gli alunni hanno disertato le lezioni per appoggiare la protesta. Scuola, trasporti e continuità territoriale sono i temi chiave della mobilitazione.

Scuola, trasporti e continuità territoriale: protesta di piazza di Cobas e Usb

«Uno sciopero molto importante - ha sottolineato Enrico Rubiu, Usb - contro l'operato di questo Governo sia per quanto riguarda i lavoratori pubblici sia per quelli del settore privato. Ci dicono che ci riempiranno di soldi, ma finora abbiamo visto molte condizioni e pochi euro. La riforma fiscale ad esempio andrà a peggiorare la situazione per chi percepisce stipendi medio bassi. E non mi sembra che la crisi sia superata: basta guardare la situazione del Porto canale di Cagliari, di Eurallumina, di Sider Alloys. Tutte vertenze ancora da risolvere».

All'attacco anche Andrea De Giorgi, Confederazione Cobas e docente di Filosofia: «Per la scuola - ha spiegato - chiediamo di aumentare gli organici e di diminuire il numero degli alunni per classe. E ci battiamo per il ruolo unico anche per superare le differenze tra insegnanti». Toccato anche il tema Green pass: «Chi non è d'accordo non può sostenere le spese per i tamponi - ha chiarito De Giorgi - bisogna investire nella sanità e negli screening».

Accuse al governo Draghi da Cobas scuola Sardegna. «Non sta affrontando nel modo giusto una situazione sociale molto grave - ha denunciato Nicola Giua - I fondi che arriveranno non ci sembrano destinati a risolvere questi problemi. Tutto ciò che viene speso per gli armamenti, anche in Sardegna, potrebbe essere investito nel sociale. La situazione della scuola è emblematica: si deve fare molto di più. Anzi rispetto all'anno scorso la situazione è addirittura peggiorata». (Ansa).

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