La Nuova Sardegna

«Delusi e arrabbiati dopo anni trascorsi a volare verso l’isola»

di Roberto Petretto
«Delusi e arrabbiati dopo anni trascorsi a volare verso l’isola»

«Con i nostri passeggeri si era creata una grande empatia Ora viviamo alla giornata: credo che ci saranno disservizi»

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SASSARI. «Il messaggio di saluto ai passeggeri nel mio ultimo volo Alitalia? So che molti colleghi lo hanno fatto, io non ne ho avuto il cuore, devo essere sincero». Ai comandi dell’Embraer con cui tante volte ha trasportato passeggeri tra la Sardegna e la penisola, Nicola Catena, romano, giovane pilota “ex Alitalia” (come si definisce con una certa dose di rassegnazione) non ha voluto condividere quel momento di distacco che racchiude sentimenti come rabbia, preoccupazione, delusione. Da domani gli aerei con le insegne Alitalia resteranno a terra e come Nicola resteranno a terra anche tanti altri dipendenti dell’ex compagnia di bandiera. «Sono primo ufficiale. Il mio ultimo volo l’ho fatto il 9 ottobre come pilota regionale di Alitalia city liner. In pratica io e i miei colleghi siamo quelli che hanno trasportato i passeggeri sulle rotte tra Roma e Milano e gli scali sardi di Olbia, Alghero, Cagliari. Venire in Sardegna, per me, era all’ordine del giorno».

Una routine piacevole, portata avanti per anni. Poi tutto finisce e iniziano le ansie. Nicola non spera neanche più di rientrare in Ita. Non al momento, perlomeno: «Ita ha deciso di volare solo con Airbus, i piloti Embraer sono esclusi. Ci stiamo appellando agli ammortizzatori sociali per essere reinseriti nel piano di espansione che prevede 26 macchine in più».

Chissà cosa accadrà: per ora c’è da affrontare uno stop di cui non si intravvede la fine: «Ci sono 8mila persone che rischiano di restare senza lavoro. E ci sono le loro famiglie. Arrabbiato? Sì, lo sono. Uomini e donne di Alitalia hanno creduto in questo lavoro, lo hanno fatto con dedizione e passione. Un lavoro che comporta enormi responsabilità e non solo per il personale di bordo. Ci sono i lavoratori degli uffici, dell’handling, dei call center. Per 75 anni questa compagnia ha garantito i collegamenti tra la Sardegna e l’Italia e il resto del mondo. Ha assistito persone che avevano difficoltà, ha trasportato farmaci».

Il rapporto con la Sardegna è sempre stato positivo: «Con noi degli equipaggi e i passeggeri sardi si è sempre creata una bellissima empatia, basato su una gentilezza reciproca. E nelle città in cui facevamo scalo l’accoglienza è sempre stata ottima. Capitava di arrivare con l’ultimo volo di andare in ristorante e di essere sempre accolti con affetto: “Lo staff Alitalia sta tornando! Benissimo, prego, accomodatevi”. Abbiamo sempre cercato di essere i più professionali possibile. Con quella professionalità che il mondo ci invidia».

Ora si apre una fase nuova nella storia dei collegamenti aerei tra la Sardegna e la penisola. «Siamo sicuri che Volotea sarà in grado di garantire gli stessi servizi forniti da Alitalia? Una low cost, ad esempio, può rispettare i requisiti sul trasporto di prodotti pericolosi, sul trasporto di animali? E dove si posiziona Ita nel mercato aeronautico. Credo che il piano d'impresa avrebbe potuto accelerare tempi per l’aumento lavoratori. C’è una responsabilità del ministero dell’Economia. Lo Stato non può accettare che Ita applichi un regolamento aziendale che non si rifà al contratto nazionale».

Sull’immediato futuro l’ex pilota Alitalia non è ottimista: «Vivremo più di un momento di caos, ci saranno disservizi. Il piano industriale di Ita dovrebbe prevedere un rilancio, ma con una flotta di 52 aerei non si va da nessuna parte: ne occorrerebbe una con non meno di 110 aeroplani».

Al futuro di Ita sono legate le speranze di tanti lavoratori che per ora devono resatare a casa. Con uno stato d’animo che è facile intuire: «Siamo in balia degli eventi, c’è rabbia, delusione, amarezza. Ho 34 anni, la mia compagna è incinta e a febbraio avremo un figlio. Le preoccupazioni sono tante perché non sappiamo cosa ci riserva il domani. Come supero questo momento? Per ora mi sto dedicando alla famiglia, all’aggiornamento professionale. E mi sto guardando intorno».

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