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Argea, la beffa dei ristori “prescritti”

Argea, la beffa dei ristori “prescritti”

Migliaia di agricoltori che aspettano i rimborsi per la siccità rischiano di rimanere a mani vuote per i ritardi della burocrazia

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CAGLIARI. «Il 21 settembre 2021 è il termine ultimo per provvedere alla liquidazione degli indennizzi per danni causati dall'evento calamitoso in oggetto». Sono queste due righe all'interno di una lettera inviata da Argea ad un agricoltore che svelano una incredibile contorsione burocratica a danno del mondo agricolo sardo. «Uno scandalo colossale» denuncia la Coldiretti che parla di «clamorosa vittoria della burocrazia che in questo modo uccide la nostra agricoltura». Oggetto di discussione i rimborsi che migliaia di aziende aspettano per la siccità che mise in ginocchio le campagne sarde nell’estate 2017 e che Argea giudica ora inamissibili per scadenza dei termini. Peccato che le domande siano state presentate quasi subito e che si siano perse per strada, tra una istruttoria e l’altra, fino alla beffa di oggi.

«Vogliamo avere un report dettagliato della pratiche liquidate, istruite, ancora da istruire e non liquidate» sostiene Battista Cualbu, presidente regionale della Coldiretti, che chiede ad Argea, e dunque alla Regione, «un quadro trasparente che manca dal 30 aprile scorso».

«Vorremmo capire – spiega il numero uno della Coldiretti – che strada percorreranno, e quando, tutte quelle domande ritenute inammissibili e recuperate nel luglio del 2020 con la procedura del “de minimis” grazie ad una nostra proposta».

La vicenda ha avuto inizio nel 2017, quando una terribile siccità colpì l'agricoltura sarda causando pesanti perdite a tutti i settori. A gennaio 2020 delle oltre 22.000 domande di ristoro presentate da circa 11.500 aziende agricole ne erano state liquidate appena 6 su 100. Nell'ultimo report della unità di progetto istituita dalla Regione (30 aprile 2021) il 35 per cento delle domande sono state giudicate non ricevibili (si tratta di domande compilate male, in pratica duplicazione e che sono state annullate); il 4 per cento risultavano ancora in istruttoria, mentre il 26 per cento avevano concluso l'istruttoria con esito positivo ed erano in liquidazione.

Il restante 32 per cento erano state giudicate inammissibili, ma recuperate e liquidabili con il decreto de minimis del luglio 2020. «Domande quest'ultime – ricorda il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – che dalle ultime notizie che abbiamo non erano state ancora istruite e che sarebbe ancora una beffa se ora, come sembra di capire, si considerassero non liquidabili perché sono scaduti i termini». La Coldiretti chiede spiegazione e chiede, soprattutto di spostare i termini «vista anche la grande emergenza Covid che ha interrotto il funzionamento degli uffici».

Sul caso interviene anche il Centro Studi Agricoli. Secondo il presidente Tore Piana «la Sardegna è diventa ultima in Italia nei pagamenti alle aziende che hanno diritto». Per il Csa il mondo agricolo isolano rischia di perdere dai 26 ai 36 milioni di cofinanziamenti Europei. «Un cifra che non possiamo permetterci di sprecare».

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