Scatta la corsa al tampone farmacie prese d’assalto
di Antonello Palmas
Obbligo di green pass, richiesta di test aumentata del 40 per cento
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SASSARI. Da domani 2 milioni di lavoratori in Italia, due terzi di tutti quelli che non hanno fatto il vaccino, potrebbero restare a casa perché impossibilitati a fare il tampone per avere il green pass. È l’allarme lanciato dalla Cgia, l’organizzazione di artigiani e microimpresa: le farmacie e le strutture pubbliche-private dedicate a questo servizio non sarebbero in grado di fare giornalmente un numero di test sufficiente a coprire la domanda. E la Cgia ritiene che se lo Stato rischia di ledere il diritto al lavoro di milioni di persone.
In Sardegna però, nonostante l’aumento sensibile dello stress e dell’impegno richiesto, il sistema delle farmacie sembra tenere: «La richiesta di tamponi è aumentata enormemente, di circa il 40%, con l’obbligo di green pass per i dipendenti – dice Roberto Cadeddu, presidente dell’Ordine dei farmacisti del nord Sardegna – e col fatto che il green pass ottenuto col test ha una durata di 48 ore, ecco che chi sinora non doveva presentare alcun documento, ora ha bisogno di 3 tamponi alla settimana. Con ripercussioni sulle attività delle farmacie. Se prima la domanda proveniva soprattutto da chi doveva viaggiare, spesso turisti, con un impegno superiore per le località turistiche, ora sono i lavoratori a chiederli».
E la giornata di questi professionisti è stata stravolta: «Oltre a svolgere le normali mansioni nella dispensazione del farmaco – dice Cadeddu – ci dobbiamo organizzare anche per queste ulteriori incombenze». Servono organici dedicati, dato che l’Ordine ha creato un vademecum per la sicurezza sia dei farmacisti che dei “tamponati”: «Chi effettua il test, che è quello nasale rapido, deve avere sopracamice, mascherina Ffp2 da cambiare ogni 2 ore, guanti da cambiare di continuo, visiera. Insomma: non può stare anche al banco. Tra igienizzazioni, moduli da compilare, mail da spedire, occorrono circa 20 minuti per ciascuno. Il sistema di invio può non funzionare e il richiedente potrebbe non riuscire ad accedere al lavoro, una bella responsabilità di cui ci facciamo carico». E se si scopre un positivo, si blocca tutto per le operazioni di rito.
Per ora non sembra che ci siano situazioni critiche, da vedere cosa accadrà da domani: «Stiamo chiedendo la prenotazione, che consente di pianificare le operazioni e dare certezze anche al cliente che deve poter lavorare. I problemi più grossi sono il lunedì: la domenica sono aperte solo alcune farmacie». Per il presidente dell’Ordine «col sacrificio di tutti si sta riuscendo a ovviare a tutte le richieste, non siamo in una situazione di allarme. C’è sicuramente più stress: sono giornate intense». C’è anche da tenere testa a pretese di effettuazione gratuita: «Succede – dice Cadeddu – ma 15 euro (8 per gli under 18) è un prezzo calmierato e le farmacie hanno comunque dei costi vivi, tenendo anche presente che l’addetto non lavora al banco».
A presentarsi per il tampone è l’umanità più varia. Qualche famacista racconta di persone che organizzano l’attività lavorativa in funzione del tampone, in modo da doverne effettuare il meno possibile. Di un cliente che ha chiesto di fare il test ,ma con una confezione fornita da lui stesso e reperita chissà dove («ho letto che quelli che usate fanno venire il cancro»), ricevendo un no. O di una famiglia di 3 persone no vax che da mesi faceva il tampone per lavorare e finalmente ha ceduto all’ipotesi di vaccinarsi: 45 euro a persona e la tripla tortura settimanale per le narici sono risultate un ottimo motivo. Ma c’è anche chi ha optato per un sistema antico ma sempre efficace: darsi per malato. Venerdì le assenze per tale motivo sono aumentate in Italia del 23% rispetto a sette giorni prima...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In Sardegna però, nonostante l’aumento sensibile dello stress e dell’impegno richiesto, il sistema delle farmacie sembra tenere: «La richiesta di tamponi è aumentata enormemente, di circa il 40%, con l’obbligo di green pass per i dipendenti – dice Roberto Cadeddu, presidente dell’Ordine dei farmacisti del nord Sardegna – e col fatto che il green pass ottenuto col test ha una durata di 48 ore, ecco che chi sinora non doveva presentare alcun documento, ora ha bisogno di 3 tamponi alla settimana. Con ripercussioni sulle attività delle farmacie. Se prima la domanda proveniva soprattutto da chi doveva viaggiare, spesso turisti, con un impegno superiore per le località turistiche, ora sono i lavoratori a chiederli».
E la giornata di questi professionisti è stata stravolta: «Oltre a svolgere le normali mansioni nella dispensazione del farmaco – dice Cadeddu – ci dobbiamo organizzare anche per queste ulteriori incombenze». Servono organici dedicati, dato che l’Ordine ha creato un vademecum per la sicurezza sia dei farmacisti che dei “tamponati”: «Chi effettua il test, che è quello nasale rapido, deve avere sopracamice, mascherina Ffp2 da cambiare ogni 2 ore, guanti da cambiare di continuo, visiera. Insomma: non può stare anche al banco. Tra igienizzazioni, moduli da compilare, mail da spedire, occorrono circa 20 minuti per ciascuno. Il sistema di invio può non funzionare e il richiedente potrebbe non riuscire ad accedere al lavoro, una bella responsabilità di cui ci facciamo carico». E se si scopre un positivo, si blocca tutto per le operazioni di rito.
Per ora non sembra che ci siano situazioni critiche, da vedere cosa accadrà da domani: «Stiamo chiedendo la prenotazione, che consente di pianificare le operazioni e dare certezze anche al cliente che deve poter lavorare. I problemi più grossi sono il lunedì: la domenica sono aperte solo alcune farmacie». Per il presidente dell’Ordine «col sacrificio di tutti si sta riuscendo a ovviare a tutte le richieste, non siamo in una situazione di allarme. C’è sicuramente più stress: sono giornate intense». C’è anche da tenere testa a pretese di effettuazione gratuita: «Succede – dice Cadeddu – ma 15 euro (8 per gli under 18) è un prezzo calmierato e le farmacie hanno comunque dei costi vivi, tenendo anche presente che l’addetto non lavora al banco».
A presentarsi per il tampone è l’umanità più varia. Qualche famacista racconta di persone che organizzano l’attività lavorativa in funzione del tampone, in modo da doverne effettuare il meno possibile. Di un cliente che ha chiesto di fare il test ,ma con una confezione fornita da lui stesso e reperita chissà dove («ho letto che quelli che usate fanno venire il cancro»), ricevendo un no. O di una famiglia di 3 persone no vax che da mesi faceva il tampone per lavorare e finalmente ha ceduto all’ipotesi di vaccinarsi: 45 euro a persona e la tripla tortura settimanale per le narici sono risultate un ottimo motivo. Ma c’è anche chi ha optato per un sistema antico ma sempre efficace: darsi per malato. Venerdì le assenze per tale motivo sono aumentate in Italia del 23% rispetto a sette giorni prima...
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