Ticca: «Stop ai tagli su prevenzione e sicurezza»
di Alessandro Pirina
La segretaria della Uil: «Oggi troppi appalti al ribasso e così si va a risparmiare sulla formazione»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «Investire sulla sicurezza, investire sulla sicurezza». Francesca Ticca lo ripete come un mantra. Per la segretaria della Uil, ieri in piazza San Giovanni a Roma alla grande manifestazione contro i fascismi, l’unico antidoto contro questa ecatombe di morti bianche si chiama prevenzione. Un aspetto fondamentale su cui il sindacato che lei guida in Sardegna si batte da tempo, ma, al di là di qualche timido segnale, mancano ancora risposte concrete. «In materia di sicurezza molto probabilmente non prestiamo l’attenzione che il problema richiede – dice Ticca –. La drammaticità di quello che sta accadendo - un tema su cui la Uil sta conducendo da anni una grande battaglia - richiede un maggiore investimento sulla sicurezza sui posti di lavoro. Da parte delle imprese innanzitutto, ma bisogna investire di più anche in tema di formazione. Nel momento in cui i regolamenti sugli appalti portano a una competizione al ribasso sa cosa succede? Che il ribasso in genere riguarda la prevenzione e la sicurezza che vengono così trascurate. Condizioni, queste, che sempre più spesso si trova ad affrontare anche un lavoratore regolarmente assunto. In un periodo di carestia lavorativa come questo purtroppo il lavoratore si ritrova a dover subire condizioni molto critiche, che portano ad avere anche tre morti al giorno in Italia sul posto di lavoro. Una condizione difficile e preoccupante che in queste ultime ore la Sardegna sta toccando con mano. Da ultima, la tragedia accaduta nell’azienda di Sassari».
Ed è proprio partendo da questi numeri drammatici - nell’isola due morti bianche in 48 ore - che i sindacati insistono sulla prevenzione. «Bisogna investire molto di più facendo in modo che l’impresa sia sensibilizzata fino in fondo – dice ancora Francesca Ticca –. Purtroppo questo non sta ancora avvenendo, nonostante alcuni segnali positivi da parte del governo centrale che sta accogliendo quei percorsi che noi come Uil, ma i sindacati in generale, stiamo portando avanti da parecchio tempo. Sulla sicurezza noi ci giochiamo il futuro del lavoro. Il problema esiste da sempre, ma oggi abbiamo puntato l’obiettivo in termini molto più seri e impegnativi sugli infortuni sul lavoro. Cosa che in passato non avveniva con la stessa attenzione. La sicurezza è una conquista degli ultimi anni». Ma non tutti sembrano averlo recepito. «In questo momento avvengono tanti infortuni perché troppe imprese giocano al ribasso e quella riduzione viene recuperata non investendo nella giusta misura sulla sicurezza. Noi porteremo avanti questa battaglia fino a quando non vedremo risultati reali».
In Sardegna la maggior parte degli infortuni riguardano l’edilizia e il settore industriale, ma i numeri sono alti anche nell’agricoltura. «In Sardegna avevamo un buco nero proprio nell’agricoltura – dice ancora Ticca –. Erano tantissimi gli infortuni che spesso non venivano neanche censiti. Oggi sono circa il 15 per cento del totale. In agricoltura si inizia a lavorare in età giovanile, spesso senza quella sicurezza necessaria per evitare il peggio. Noi sosteniamo che il più delle volte l’infortunio sia provocato da una condizione di strumenti di sicurezza carenti, di mezzi non adeguati, trascurati nella manutenzione. Oggi il lavoratore capisce l’importanza della sicurezza, ma qualche volta non viene messo in condizione di essere garantito. La carenza di lavoro porta a tralasciare alcune condizioni che in una situazione normale devono essere attenzionate meglio».
Ed è proprio partendo da questi numeri drammatici - nell’isola due morti bianche in 48 ore - che i sindacati insistono sulla prevenzione. «Bisogna investire molto di più facendo in modo che l’impresa sia sensibilizzata fino in fondo – dice ancora Francesca Ticca –. Purtroppo questo non sta ancora avvenendo, nonostante alcuni segnali positivi da parte del governo centrale che sta accogliendo quei percorsi che noi come Uil, ma i sindacati in generale, stiamo portando avanti da parecchio tempo. Sulla sicurezza noi ci giochiamo il futuro del lavoro. Il problema esiste da sempre, ma oggi abbiamo puntato l’obiettivo in termini molto più seri e impegnativi sugli infortuni sul lavoro. Cosa che in passato non avveniva con la stessa attenzione. La sicurezza è una conquista degli ultimi anni». Ma non tutti sembrano averlo recepito. «In questo momento avvengono tanti infortuni perché troppe imprese giocano al ribasso e quella riduzione viene recuperata non investendo nella giusta misura sulla sicurezza. Noi porteremo avanti questa battaglia fino a quando non vedremo risultati reali».
In Sardegna la maggior parte degli infortuni riguardano l’edilizia e il settore industriale, ma i numeri sono alti anche nell’agricoltura. «In Sardegna avevamo un buco nero proprio nell’agricoltura – dice ancora Ticca –. Erano tantissimi gli infortuni che spesso non venivano neanche censiti. Oggi sono circa il 15 per cento del totale. In agricoltura si inizia a lavorare in età giovanile, spesso senza quella sicurezza necessaria per evitare il peggio. Noi sosteniamo che il più delle volte l’infortunio sia provocato da una condizione di strumenti di sicurezza carenti, di mezzi non adeguati, trascurati nella manutenzione. Oggi il lavoratore capisce l’importanza della sicurezza, ma qualche volta non viene messo in condizione di essere garantito. La carenza di lavoro porta a tralasciare alcune condizioni che in una situazione normale devono essere attenzionate meglio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
