«Stop al numero chiuso in Medicina»

L’assessore Biancareddu: accesso libero e più posti nelle scuole di specializzazione

SASSARI. Pochi medici, di base e specialisti, pochissimi pediatri, guardie mediche sguarnite e reparti di pronto soccorso in affanno in tutti gli ospedali: «E noi che facciamo? Ancora, nonostante la situazione allarmante, emersa in tutta la sua gravità durante la pandemia Covid, manteniamo il numero chiuso per l’ingresso alla facoltà di Medicina e professioni sanitarie. Ancora stiamo appesi a una decisione presa anni fa, in un contesto molto diverso da quello attuale, e non ci rendiamo conto che è tempo di fare scelte diverse». L’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu non ha dubbi: «Il numero chiuso va abolito. Per due ragioni: la prima è che c’è un enorme bisogno di medici e infermieri, la seconda è che non può essere un test d’ingresso di cultura generale a stabilire se un ragazzo può diventare un bravo professionista della sanità o no». Biancareddu fa una premessa: «Sull’argomento le decisioni spettano al governo nazionale, dal momento che il numero chiuso è stato introdotto con la legge nazionale 264 del 1999.

E il problema non è solo sardo ma presente in altre Regioni, anche se forse nell’isola si sente in maniera superiore a causa delle difficoltà nel turn over e dei pochi posti nelle scuole di specializzazione. Ma proprio dalle Regioni deve arrivare l’imput al Governo: sul tema il confronto è aperto, il presidente Solinas e l’assessore alla sanità Nieddu la pensano esattamente come me. E ci sono già proposte di legge depositate in Parlamento da esponenti di vari partiti: è fondamentale sollecitare il Governo a intervenire». Le possibilità potrebbero essere due e prevedono entrambe, oltre all’abolizione del test d’accesso per l’iscrizione, l’aumento dei posti nelle scuole di specializzazione e i successivi contratti, così da attenuare l’imbuto formativo che vede tanti giovani medici fermi in panchina. «Penso che chiunque senta la passione per la medicina debba essere messo nelle condizioni di provare a diventare medico. Non può essere un test, con domande che nulla hanno a che fare con la sanità, a spezzare il sogno di tanti. Molto meglio, invece, seguire l’esempio di altri paesi europei, come la Francia, dove la selezione si fa soltanto successivamente all’iscrizione: gli studenti dopo circa un anno vengono sottoposti a test per valutare la loro preparazione, chi li supera va avanti, chi non ce la fa sceglie un percorso diverso. Oppure si potrebbe decidere di fare una sperimentazione, eliminando il numero chiuso per un tot di anni, per esempio dieci, e alla scadenza valutare se andare avanti oppure no. In ogni caso, non si può fare finta di nulla perché il problema è destinato a esplodere».

L’assessore Biancareddu ricorda che durante l’emergenza Covid la carenza di medici e infermieri ha indotto «a richiamare al lavoro tanti pensionati e a mettere in campo tanti professionisti neolaureati». E sottolinea anche che l’emergenza pandemica ha risvegliato un amore già forte verso la medicina, «con tanti giovani che vogliono indossare il camice per svolgere un lavoro così prezioso». La conferma dai numeri dei partecipanti ai test d’ingresso alle Università di Sassari e Cagliari: rispettivamente 635 e 1400 a fronte di 143 e 240 posti disponibili nei due atenei. «E c’è da considerare la quota di ammessi provenienti da altre Regioni che dopo la laurea tornano a casa. Un grave danno per il nostro sistema sanitario – conclude Biancareddu – afflitto da un vuoto di organici che bisogna cercare di colmare».

 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes