La Nuova Sardegna

Ortopedia, stop operazioni per le fratture

ORISTANO. Quattordici anestesisti in servizio non possono bastare per aprire anche le sale operatorie. Il primo effetto all’ospedale San Martino è stato il blocco dei ricoveri disposto nel reparto di...

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ORISTANO. Quattordici anestesisti in servizio non possono bastare per aprire anche le sale operatorie. Il primo effetto all’ospedale San Martino è stato il blocco dei ricoveri disposto nel reparto di Ortopedia per i pazienti con fratture da ridurre. Una decisione da lasciar spiazzati. Eppure, la denuncia del Comitato per la salute di Oristano non sembra aver avuto altri effetti che il silenzio da parte della Assl. L’allarme l’aveva lanciato una settimana prima il presidente dell’Ordine provinciale dei medici, Antonio Sulis, parlando ai giornalisti convocati per annunciare la richiesta di un’indagine ministeriale sull’operato del direttore sanitario, Sergio Pili: «In un anno non ha fatto nulla per migliorare le cose», aveva detto parlando di «una situazione disastrosa che incombe sul futuro dei principali reparti del San Martino». Sulis aveva indicato i punti più critici del nosocomio di Oristano: «In Pediatria, che ha un organico di 14 specialisti ma va avanti con nove medici, dei quali solo sei turnano nelle 24 ore, a breve dovranno cancellare l’assistenza per i bambini diabetici o con patologie neurologiche. In Psichiatria, dove, dopo il pensionamento del dirigente, non è mai stato bandito il concorso per coprire il posto lasciato vacante, la carenza di personale è tale da mettere a repentaglio l’incolumità dei pochi operatori rimasti e degli stessi pazienti». Un quadro a tinte fosche quello del nosocomio provinciale. Del resto, l’Ortopedia è l’unico esempio presente in Sardegna di un Dea (Dipartimento emergenza accettazione) che non svolge turni di guardia attiva notturna; il personale lavora su 6 giorni e fa reperibilità notturna e domenicale, quando è sconsigliabile farsi male. Mancano almeno 2 unità per garantire la presenza delle guardie attive come dovrebbe essere per legge in un Dea. C’è poi il Pronto soccorso, dove, per riuscire a garantire l’operatività 24 ore su 24 del Pronto soccorso rimasto con soltanto sei medici, si è ricorso ai cosiddetti “medici in affitto”, non specialisti di medicina d’urgenza ma con esperienza di guardia medica, reperiti attraverso una convenzione con la società interinale veneta che già opera per l’ospedale di Ghilarza. Non va meglio negli altri reparti. In Medicina, a fronte di un organico di 18, sono rimasti 12 medici in servizio. Radiologia, che dovrebbe avere un organico di 14 medici, va avanti con 8 medici al Dea più il primario, più 2 che sono dislocati alla Radiologia del territorio ma che non partecipano all’attività del Dea, ovvero non fanno esami in urgenza né turnazioni notturne o nei festivi e sono dedicati alla senologia. (michela cuccu)

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