Ospedali senza medici Nuoro perde chirurgia
di Giusy Ferreli
Dopo il congedo di tre specialisti chiude il reparto del San Francesco Vertice tra Assl e Ats: Temussi a caccia di professionisti emigrati dall’isola
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Il copione di un film che nessuno avrebbe voluto vedere si ripete: a neanche un anno dalla prima, drammatica, interruzione del servizio ospedaliero, la Chirurgia generale del San Francesco di Nuoro chiude i battenti. Impossibile con i numeri degli specialisti in servizio ieri mattina, appena due compreso il direttore Carlo De Nisco, assicurare l’attività in sala operatoria o qualsiasi altro servizio. L’epilogo, certificato alle 14,15 dalla richiesta all'Ats della commissaria straordinaria della Assl nuorese, Gesuina Cherchi, di attivare la mobilità d’urgenza, si consuma a pochi giorni dalla visita inattesa dell’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, in ospedale.
Titoli di coda. L’amaro finale altro non è che un disastro annunciato, preceduto dalla fuga degli specialisti, dai turni massacranti, dalle reperibilità continue e in ultimo, dalla richiesta dei congedi parentali da parte di tre chirurghi. Una situazione insostenibile che fa saltare la complicata routine, portata avanti tra mille difficoltà dai medici rimasti a presidiare il reparto e che potrebbe preludere alle dimissioni in blocco. A saltare, ieri, non sono solo le sedute in sala operatoria ma anche la riunione dello staff di De Nisco, prevista per mezzogiorno, con il commissario straordinario di Ats, Massimo Temussi, e il direttore sanitario Giorgio Carboni. Che, rimasti in azienda cercano di correre ai ripari per trovare una soluzione complessiva all’emergenza.
La via d’uscita. Mobilità in ingresso: è questa la parola d’ordine per risollevare le sorti dell’intera sanità isolana messa a dura prova dalla mancanza di professionisti. Con questa procedura, che non riguarda i trasferimenti all’interno del territorio regionale ma si rivolge ai professionisti che lavorano nella Penisola, il commissario Ats conta di reclutare parte dei medici che mancano all’appello nelle corsie degli ospedali sardi. Il reclutamento tramite la mobilità in ingresso sarà comunque un’impresa ardua. «Sono 160 le posizioni aperte, riservate ai medici sardi che lavorano fuori dall’isola e che potrebbero decidere di tornare a casa – dichiara Temussi alle prese con le innumerevoli criticità che riguardano il capoluogo barbaricino ma non solo –. Si sapeva che la sorte della Chirurgia del San Francesco era legata ad un filo: i due chirurghi arrivati di recente a Nuoro hanno deciso di andare via. Tuttavia questa è una situazione che riguarda anche Oristano e gli altri piccoli ospedali», è il commento a riguardo del manager che si riferisce anche ai tanti piccoli presidi delle zone interne. Accomunati da una strutturale mancanza di personale, vedono assottigliarsi le prestazioni sanitarie di giorno in giorno in un circolo vizioso che non sembra trovare argini.
Caos nell’isola. Nessuna delle realtà isolane a parte forse i due principali poli sanitari di Cagliari e Sassari, può dirsi indenne da questa problematica. Di sicuro non è immune il terzo ospedale della Sardegna dove l’emorragia di personale (si è passati da 14 chirurghi in servizio nel 2020 ai 6 attuali) è talmente rilevante da portare alla chiusura di quello che per anni è stato il fiore all’occhiello della sanità nuorese. Sono vicini, eppure sembrano lontanissimi, i tempi in cui l’unità operativa dell’ospedale, con l’arrivo nel 2020 del robot Da Vinci Xi – era pronta a diventare il primo centro di addestramento della chirurgia robotica in Sardegna. Gli ambiziosi progetti sono rimasti imprigionati sulla carta, sino alla chiusura di ieri. Che potrebbe essere la prima di una lunga serie di interruzioni. A navigare nelle stesse acque tempestose di chirurgia ci sono anche altre unità operative con i ranghi ridotti a lumicino come la cardiologia, il pronto soccorso e la radiologia.
Titoli di coda. L’amaro finale altro non è che un disastro annunciato, preceduto dalla fuga degli specialisti, dai turni massacranti, dalle reperibilità continue e in ultimo, dalla richiesta dei congedi parentali da parte di tre chirurghi. Una situazione insostenibile che fa saltare la complicata routine, portata avanti tra mille difficoltà dai medici rimasti a presidiare il reparto e che potrebbe preludere alle dimissioni in blocco. A saltare, ieri, non sono solo le sedute in sala operatoria ma anche la riunione dello staff di De Nisco, prevista per mezzogiorno, con il commissario straordinario di Ats, Massimo Temussi, e il direttore sanitario Giorgio Carboni. Che, rimasti in azienda cercano di correre ai ripari per trovare una soluzione complessiva all’emergenza.
La via d’uscita. Mobilità in ingresso: è questa la parola d’ordine per risollevare le sorti dell’intera sanità isolana messa a dura prova dalla mancanza di professionisti. Con questa procedura, che non riguarda i trasferimenti all’interno del territorio regionale ma si rivolge ai professionisti che lavorano nella Penisola, il commissario Ats conta di reclutare parte dei medici che mancano all’appello nelle corsie degli ospedali sardi. Il reclutamento tramite la mobilità in ingresso sarà comunque un’impresa ardua. «Sono 160 le posizioni aperte, riservate ai medici sardi che lavorano fuori dall’isola e che potrebbero decidere di tornare a casa – dichiara Temussi alle prese con le innumerevoli criticità che riguardano il capoluogo barbaricino ma non solo –. Si sapeva che la sorte della Chirurgia del San Francesco era legata ad un filo: i due chirurghi arrivati di recente a Nuoro hanno deciso di andare via. Tuttavia questa è una situazione che riguarda anche Oristano e gli altri piccoli ospedali», è il commento a riguardo del manager che si riferisce anche ai tanti piccoli presidi delle zone interne. Accomunati da una strutturale mancanza di personale, vedono assottigliarsi le prestazioni sanitarie di giorno in giorno in un circolo vizioso che non sembra trovare argini.
Caos nell’isola. Nessuna delle realtà isolane a parte forse i due principali poli sanitari di Cagliari e Sassari, può dirsi indenne da questa problematica. Di sicuro non è immune il terzo ospedale della Sardegna dove l’emorragia di personale (si è passati da 14 chirurghi in servizio nel 2020 ai 6 attuali) è talmente rilevante da portare alla chiusura di quello che per anni è stato il fiore all’occhiello della sanità nuorese. Sono vicini, eppure sembrano lontanissimi, i tempi in cui l’unità operativa dell’ospedale, con l’arrivo nel 2020 del robot Da Vinci Xi – era pronta a diventare il primo centro di addestramento della chirurgia robotica in Sardegna. Gli ambiziosi progetti sono rimasti imprigionati sulla carta, sino alla chiusura di ieri. Che potrebbe essere la prima di una lunga serie di interruzioni. A navigare nelle stesse acque tempestose di chirurgia ci sono anche altre unità operative con i ranghi ridotti a lumicino come la cardiologia, il pronto soccorso e la radiologia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
