Allarme rosso in corsia Arrivano nuovi medici
di Claudio Zoccheddu
Pronto un bando per la mobilità in ingresso di 174 specialisti negli ospedali Temussi, Ats: «Troppo tempo sprecato, servono interventi strutturali»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. L’emergenza è ormai diventata cronaca della quotidianità. Gli ospedali dell’isola sono al collasso e la situazione potrebbe addirittura peggiorare il prossimo anno. Tra il 2021 e il 2022 andranno, o sono già andati, in pensione quasi 1500 medici. Un’emorragia che sembra senza soluzione o che, al momento, sembra contrastabile solo con un placebo. E, come nei farmaci di questo tipo, anche nella sanità sarda mancano i “principi attivi”. Non ci sono medici disponibili e per evitare che le chiusure dei reparti, come quello di chirurgia del San Francesco di Nuoro, proseguano senza sosta, Ats ha iniziato una campagna di “arruolamento” senza troppi fronzoli, puntando soprattutto sulla voglia di ritorno a casa medici sardi emigrati: «Abbiamo pubblicato una delibera di mobilità in ingresso per 174 posizioni libere – ha spiegato il commissario Massimo Temussi –. Erano 160 ma abbiamo aggiunto posizioni anche per i gastroenterologi». Ma considerando il momento, è inutile fare melina e anche Temussi non può che ammettere di essere pronto “a prendere tutti quelli che riesco”. Anche perché è impossibile indorare la pillola: «Il nostro auspicio è attrarre professionisti da tutta Italia – continua – ma non possiamo proporre incentivi particolari, non sono previsti dalle normative». Dunque, è aperta la caccia agli anestesisti, ai chirurghi, ai medici d’emergenza urgenza e agli ortopedici. Per iniziare.
Futuro in rosso. Il placebo non può bloccare la malattia e sotto questo punto di vista l’isola rischia di finire in terapia intensiva: «Cerchiamo in tutti i modi di ovviare all’emergenza ma per risolvere questo problema servirebbero interventi strutturali che non possono essere programmati da un commissario straordinario. Non è pensabile risolvere con un bando una situazione che si trascina da 6-7 anni – continua Temussi –, un lasso di tempo in cui è completamente mancata la programmazione». Ma anche ritornando indietro di pochi mesi, era evidente quale fosse lo stato della sanità sarda: «Sapevamo che quest’anno sarebbero andati in pensione tantissimi medici, sapevamo che si sarebbero potuti chiedere alcuni ospedali, ho fatto un delibera apposta e abbiamo ripercorso il tempo passato dal 2014 ad oggi per indagare e quantificare il fenomeno. Ad esempio, all’inizio del mio mandato da commissario (Temussi è in carica dal 27 ottobre del 2020, ndr) mancavano 128 medici all’ospedale di Nuoro, oggi se ne sono aggiunti altri 21 che sono andati in pensione».
La ricetta. Il filo di Arianna per uscire dalla crisi della sanità sarda, dunque, è in mano alla Regione: «Che può fare delibere straordinarie in regime d’urgenza e, a questo punto, credo proprio che le faranno. Oggi (ieri, ndr) abbiamo una riunione straordinaria con l’assessore Nieddu per discutere i problemi Nuoro – continua Temussi che poi mette sul tavolo l’unica via d’uscita secondo lui percorribile –. Solo una riforma sanitaria regionale potrà rivolvere i problemi. Innanzi tutto con le nomine dei direttori generali, che potranno riorganizzare la sanità e modificare gli aspetti territoriali. Anche i fondi del Pnrr potrebbero aiutare, perché avere infrastrutture adeguate potrebbe far calare il numero degli specialisti necessari». Diverso il discorso sulle “quote sarde” nelle facoltà di medicina: «È una proposta che funzionerà ma che avrà effetti solo sul lungo periodo. Una cosa è certa, il “numero chiuso” è stato un fallimento di cui paghiamo le conseguenze. Ora la sfida deve essere quella di diventare attrattivi per far restare nell’isola i medici che si specializzano in Sardegna e che poi si trasferiscono altrove. Nuoro, ad esempio, dovrebbe avere questa possibilità: Il reparto di chirurgia è all’avanguardia, l’ospedale è bello e nuovo. Insomma, può attrarre. Ora spetta a noi fare in modo che questo avvenga».
Futuro in rosso. Il placebo non può bloccare la malattia e sotto questo punto di vista l’isola rischia di finire in terapia intensiva: «Cerchiamo in tutti i modi di ovviare all’emergenza ma per risolvere questo problema servirebbero interventi strutturali che non possono essere programmati da un commissario straordinario. Non è pensabile risolvere con un bando una situazione che si trascina da 6-7 anni – continua Temussi –, un lasso di tempo in cui è completamente mancata la programmazione». Ma anche ritornando indietro di pochi mesi, era evidente quale fosse lo stato della sanità sarda: «Sapevamo che quest’anno sarebbero andati in pensione tantissimi medici, sapevamo che si sarebbero potuti chiedere alcuni ospedali, ho fatto un delibera apposta e abbiamo ripercorso il tempo passato dal 2014 ad oggi per indagare e quantificare il fenomeno. Ad esempio, all’inizio del mio mandato da commissario (Temussi è in carica dal 27 ottobre del 2020, ndr) mancavano 128 medici all’ospedale di Nuoro, oggi se ne sono aggiunti altri 21 che sono andati in pensione».
La ricetta. Il filo di Arianna per uscire dalla crisi della sanità sarda, dunque, è in mano alla Regione: «Che può fare delibere straordinarie in regime d’urgenza e, a questo punto, credo proprio che le faranno. Oggi (ieri, ndr) abbiamo una riunione straordinaria con l’assessore Nieddu per discutere i problemi Nuoro – continua Temussi che poi mette sul tavolo l’unica via d’uscita secondo lui percorribile –. Solo una riforma sanitaria regionale potrà rivolvere i problemi. Innanzi tutto con le nomine dei direttori generali, che potranno riorganizzare la sanità e modificare gli aspetti territoriali. Anche i fondi del Pnrr potrebbero aiutare, perché avere infrastrutture adeguate potrebbe far calare il numero degli specialisti necessari». Diverso il discorso sulle “quote sarde” nelle facoltà di medicina: «È una proposta che funzionerà ma che avrà effetti solo sul lungo periodo. Una cosa è certa, il “numero chiuso” è stato un fallimento di cui paghiamo le conseguenze. Ora la sfida deve essere quella di diventare attrattivi per far restare nell’isola i medici che si specializzano in Sardegna e che poi si trasferiscono altrove. Nuoro, ad esempio, dovrebbe avere questa possibilità: Il reparto di chirurgia è all’avanguardia, l’ospedale è bello e nuovo. Insomma, può attrarre. Ora spetta a noi fare in modo che questo avvenga».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
