Clima ideale, pollice verde e tanto spazio l’isola diventa il paradiso dello sballo
Il sospetto inizia a essere qualcosa di più: l’isola è diventato un grande campo in cui coltivare la droga. Il clima è ideale e questo lo si è ripetuto a sfinimento negli ultimi anni; i terreni per...
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Il sospetto inizia a essere qualcosa di più: l’isola è diventato un grande campo in cui coltivare la droga. Il clima è ideale e questo lo si è ripetuto a sfinimento negli ultimi anni; i terreni per coltivare la cannabis non mancano; gli uomini dal pollice verde nemmeno e così il business della marijuana sembra aver soppiantato tantissime altre attività criminali. Molto più conveniente e molto meno rischiosa rispetto alle rapine, la pratica della coltivazione è diventata un’abitudine nelle campagne isolane. La conseguenza logica di tutto ciò è che il processo non si concluda laddove inizia, ma che la piattaforma sul Mediterraneo sia solo un punto strategico per poi far partire i carichi. Ne sono convinti gli inquirenti, anche perché la quantità di droga sequestrata in queste settimane in Sardegna, la gran parte della quale nell’Oristanese, è troppa perché si possa pensare davvero che sia destinata solo al mercato locale anche volendo estendere i consumi a tutti e dodici i mesi dell’anno. Già in passato era emerso qualche collegamento con l’Italia, ma ora quel sospetto è anche un’ipotesi di lavoro per gli investigatori.
Negli anni scorsi, qualche “trasportatore” era stato fermato quando già aveva varcato il Tirreno – il Lazio era un ottimo luogo di smercio – o aveva addirittura preso la strada per andare oltre confine – c’era stato qualche sequestro di marijuana “made in Sardegna” alle porte della verde Svizzera che però paga lo scotto del clima troppo freddo –. Ora si fa la somma e tra piante sequestrate e depositi in cui la marijuana era già essiccata e pronta per lo smercio, si arriva a un peso, in tutti i sensi, stupefacente. Esagerato perché sia solo per i consumatori sardi. (e.carta)
Negli anni scorsi, qualche “trasportatore” era stato fermato quando già aveva varcato il Tirreno – il Lazio era un ottimo luogo di smercio – o aveva addirittura preso la strada per andare oltre confine – c’era stato qualche sequestro di marijuana “made in Sardegna” alle porte della verde Svizzera che però paga lo scotto del clima troppo freddo –. Ora si fa la somma e tra piante sequestrate e depositi in cui la marijuana era già essiccata e pronta per lo smercio, si arriva a un peso, in tutti i sensi, stupefacente. Esagerato perché sia solo per i consumatori sardi. (e.carta)
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