Ercole, golose fatiche A tavola la cena degli dei
di Giovanni Fancello
Una singolare e intrigante serata al ristorante Al Tuguri di Alghero Con un menù che si ispira alle imprese del personaggio mitologico
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Ercole e il suo cibo. Ercole (Èracle per i greci), è figlio di Zeus, il potente dio greco dell’Olimpo, e di Alcmena. Le sue gesta e le sue mitiche fatiche sono state evocate in una singolare cena presso il ristorante Al Tuguri di Alghero. Grazie alla caparbietà di Roberto Carbonella, patron del locale, la sapiente mano del cuoco Paolo Dettori, e l’intrigante Herculis, un rosso IGT delle Tenute Asinara, è andata in scena una magica serata ricca di storia, di buon cibo, elettrizzata da un corposo vino. Tutto è iniziato con una “Polentina bramata, salsa di erborinato sardo e funghetti arrostiti”. Una audace leccornia che rimanda a “Le Rane”, del commediografo greco Aristofane, che in un dialogo tra Dioniso e Ercole, racconta quanto l’eroe fosse ghiotto di polenta per alimentare le sue forze. Seguono le “Polpettine di bue rosso sardo panate al carasau bianco e nero con maionese di rapa rossa”. Una combinazione gustosa e croccante, testimonianza della decima fatica di Ercole, quando uccise Gerione, gigante con tre teste e sei braccia, rubandogli anche la preziosa mandria di buoi consacrati ad Apollo. Gerione, mostruoso gigante che nuove ricerche affermano dimorasse in Sardegna. “Pappardelle di cacao amaro e farina integrale con ragù di cinghiale alle erbette mediterranee”, attirano l’attenzione per il profumo inebriante. Ercole nella sua quarta fatica catturò vivo il feroce cinghiale di Erimanto, in Acaia, nei pressi della odierna Patrasso. Il ferocissimo animale era il terrore dell'intera regione. Le “papardelle” sono la naturale evoluzione della làganon, una preziosa pasta greca che Aristofane cita nella commedia “Le donne in Parlamento”. Per Ateneo da Naucrati, la làganon, era una schiacciata d’orzo, impastata con olio e uva passa. È toccato poi alla “Quaglia disossata a guanto ripiena di purputza e tartufo nero con verdurine di stagione”. La leggenda narra che Ercole nella sua sesta fatica disperse, e uccise, gli uccelli del lago paludoso Stinfalo, dove mostruose creature con becco, penne e artigli di bronzo, si nutrivano di esseri umani. La portata finale è un affascinante dolce: “A spasso nel giardino delle Esperidi... Zuppetta di mela verde e sedano con meringa, bisquit, crema al melograno, crumble di cacao amaro e fiori eduli”. Narra la leggenda che Ercole, nella sua penultima fatica, sottrasse tre mele d’oro dal Giardino delle ninfe Esperidi, frutto in grado di donare l’eterna giovinezza. Il Vino Herculis, della Tenuta Asinara, IGT Isola dei nuraghi – 2016, ha innaffiato il lauto pasto. Un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Grenache. Un vino rosso rubino intenso, dai profumi di frutti rossi, macchia mediterranea e spezie, e dal sapore sapido, ricco e fruttato. Scelto non solo per la sua bontà e per il nome, ma anche perché la mitologia narra che Ercole, in cerca di riposo e solitudine, dopo le sue fatiche, strinse così forte nel suo pugno l’isola dell’Asinara che la staccò dalla penisola della Nurra, ne assottigliò la parte centrale lasciando così impressa la forma delle sue possenti dita nelle tre insenature.
Per questo motivo i Romani chiamarono l’isola “Herculis Insula”. La mitologia precisa che Ercole fu comandato a cimentarsi nelle famose dodici fatiche, da Pizia, la sacerdotessa dell’Oracolo di Delfi, dove si recò in cerca di espiazione dopo il folle gesto che compì uccidendo moglie e figli. Guadagnata l’immortalità cercò beatitudine e riposo sull’isola dell’Asinara. Ancora, un’antica leggenda narra che Ercole inviò in Sardegna, al fine di fondarvi una colonia, 41 dei suoi 50 figli al comando di suo nipote e compagno Iolao. Giunti nell’isola, divisero le terre fertili fra i componenti la spedizione e, grazie alla loro opera fiorì una nuova agricoltura. Iolao, in Sardegna, fondò numerose città, fra le quali Olbia. Leggende, mitologia, suggestioni sono stimoli, pretesti, che ancora una volta narrano di collegamenti, di intrecci, di radici che nel cibo si esplicano e si identificano. Viaggiare attraverso le dodici fatiche di Ercole, è assaporare la storia, far gioire il palato, scrostare stratificazioni e ritrovarsi immersi in un territorio che ci appartiene. Grazie a una cena in nome di Herculis.
Per questo motivo i Romani chiamarono l’isola “Herculis Insula”. La mitologia precisa che Ercole fu comandato a cimentarsi nelle famose dodici fatiche, da Pizia, la sacerdotessa dell’Oracolo di Delfi, dove si recò in cerca di espiazione dopo il folle gesto che compì uccidendo moglie e figli. Guadagnata l’immortalità cercò beatitudine e riposo sull’isola dell’Asinara. Ancora, un’antica leggenda narra che Ercole inviò in Sardegna, al fine di fondarvi una colonia, 41 dei suoi 50 figli al comando di suo nipote e compagno Iolao. Giunti nell’isola, divisero le terre fertili fra i componenti la spedizione e, grazie alla loro opera fiorì una nuova agricoltura. Iolao, in Sardegna, fondò numerose città, fra le quali Olbia. Leggende, mitologia, suggestioni sono stimoli, pretesti, che ancora una volta narrano di collegamenti, di intrecci, di radici che nel cibo si esplicano e si identificano. Viaggiare attraverso le dodici fatiche di Ercole, è assaporare la storia, far gioire il palato, scrostare stratificazioni e ritrovarsi immersi in un territorio che ci appartiene. Grazie a una cena in nome di Herculis.
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