Urbanistica
Il futuro del Ppr è tutto nelle mani della Consulta
CAGLIARI. L’assessorato all’urbanistica contro il ministero ai beni culturali: l’ultima sfida s’è consumata, l’altro giorno, nell’aula della Corte costituzionale. Fra meno di un mese, i giudici...
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CAGLIARI. L’assessorato all’urbanistica contro il ministero ai beni culturali: l’ultima sfida s’è consumata, l’altro giorno, nell’aula della Corte costituzionale. Fra meno di un mese, i giudici decideranno chi è il vincitore e chi invece dovrà fare un passo indietro. Al centro del contenzioso c’è, ancora una volta, il futuro del Piano paesaggistico del 2006. In buona sostanza: la Regione puòe potrà correggerlo in modo unilaterale, come vorrebbe fare la maggioranza di centrodestra, oppure è obbligata a concordare le modifiche con il Governo e le Soprintendenze? Secondo il ministero, che ha impugnato una legge approvata dal Consiglio regionale nel 2020 e anche la proroga del Piano casa, deve e dovrà «sempre sottoporsi alla procedura della copianificazione e quindi non ha alcuna potestà legislativa primaria». Mentre la Regione sostiene il contrario: «Abbiamo la competenza esclusiva in materia di urbanistica e tutela del paesaggio, lo prevede lo Statuto e c’è stato riconosciuto più volte anche dalla stessa Corte, mentre la copianificazione è obbligatoria solo per quei beni previsti dalla legge nazionale sul paesaggio». Di fatto, a seconda della sentenza della Consulta, dipenderà non solo il futuro del Piano paesaggistico ma anche del Piano casa prorogato fino al 2023.
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