Olbia, Nizzi e il sogno realizzato: «La mia America è qui»
di Serena Lullia
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Il sindaco Settimo NizziIl riconfermato sindaco di Olbia si racconta dopo la campagna elettorale più dura L’infanzia, la povertà, i primi lavori, l’università. L’amore per gli Usa, la politica e i figli
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OLBIA. La sua America ha le sopraelevate che bucano il mare e un lungomare di granito e palme. Ma da neolaureato, Settimo Nizzi, voleva trasferirsi davvero nella terra a stelle e strisce. Poi la rinuncia al sogno americano per restare nella sua Olbia e nella sua Gallura. «Per vivere la mia gente, la mia terra, continuare a parlare in gallurese». Una scelta che segna il suo destino e fa la sua fortuna. 64 anni, sindaco per la quinta volta, alterna con naturalezza la fascia tricolore e il camice bianco. Alle spalle un’ esperienza da deputato di Forza Italia, «la più brutta della mia vita». Un passato da militante di Lotta continua, «perché ero fidanzato con una ragazza che ne faceva parte». Sei figli, la più piccola di un anno e mezzo, la più grande di 32 «e il settimo figlio che è Baby, il barboncino».
Un’ora di relax. Per un’ora il primo cittadino stacca la spina dal palazzo del municipio, la sua seconda casa. Un momento di relax davanti a un Franciacorta fresco per raccontare il Settimo meno istituzionale. Non nasconde di essere rimasto provato dal rullo compressore dell’ultima campagna elettorale. Una cavalcata impegnativa dal punto di vista politico, resa ancora più tesa per le vicende giudiziarie della sua villa di Golfo Aranci, messa sotto sequestro per presunti abusi edilizi.
Elezioni rullo compressore. «Ho vissuto le accuse della campagna elettorale in modo drammatico». Poi scherza. «Dovrò andare a fare un elettrocardiogramma per verificare che non ci sia stata qualche lesione delle coronarie. Scherzi a parte, dico che non avevo mai vissuto una esperienza come quella che si è appena conclusa. In 27 anni di politica, non avevo mai subito attacchi di questo genere e mai mi sono permesso di rivolgerli ad altri. Non hanno rispettato la vita di nessuno. La mia, quella della mia famiglia, delle persone a cui voglio bene. Sono persone cattive che mi hanno ferito profondamente».
Satira e meme. Gli riporta il sorriso pensare ai profili Facebook e Instagram come Olbiafantasy che ne hanno fatto un gettonatissimo personaggio da meme. «La satira la vivo bene, non mi fa arrabbiare. I meme sono forti. Mi fanno sorridere».
Infanzia con i boccoli. Nizzi porta poi indietro la lancetta dell’orologio, alla sua infanzia. E si descrive così. «Ero un bambino stupendo, bravissimo. Non lo dico io, ma me lo hanno raccontato mia madre e i miei parenti. Ero piccolo, con i capelli lunghi, biondi con i riccioli. Sono cambiato intorno ai quattro anni».
Lavoro e studio. Nizzi ricorda il primo giorno di scuola alle elementari. «Babbo mi accompagnò in via Roma, a 500 metri da casa, tenendomi per mano. Dal giorno dopo andai a scuola da solo. Alle superiori invece, ho fatto Ragioneria. Ero un tipo tranquillo, ho sempre studiato ma non ero un secchione. E lavoravo. Capitava che il sabato non potessi andare a scuola perché dovevo lavorare. Ho fatto di tutto: il manovale, l’imbianchino. L’anno del diploma ho portato il motoscafo di un grande stilista italiano, Carlo Ottavio Tivioli. Faceva le pellicce più belle e più care del mondo. Con i soldi guadagnati sono andato all’università». Nizzi perde il padre quando ha solo 11 anni. «Ecco perché uno dei ricordi più belli della mia infanzia è legato alle prime feste con gli amici in terza media – dice –. Prima di allora non avevo idea di cosa fosse la libertà, la spensieratezza, andare al mare, ridere e scherzare con i compagni. Mio padre non c’era più e io ero stato costretto a maturare velocemente. A quell’età già lavoravo: vendevo bibite, caramelle e gelati al cinema Astra, quando si accendevano le luci tra un tempo e l’altro».
Lotta Continua. Alle superiori il primo approccio con la politica. Folgorato più da una ragazza che dal partito. «Ero fidanzato con una mia coetanea che aveva una famiglia politicizzata e mi ero avvicinata alla Sinistra extraparlamentare, a Lotta continua, e facevo il ciclostile – racconta Nizzi –. La domenica andavo in piazza Regina Margherita per comprare il giornale di Lotta continua. Credo che se ne vendessero tre copie. Una lettura che mi generava ansia, mi portava a pensare che da un momento all’altro dovessimo partecipare alla guerra contro lo Stato. Un giorno mi svegliai e mi dissi: basta, non è nelle mie corde. Tra l’altro mi ero anche lasciato con la mia ragazza. E divenni un moderato». La politica attiva cede il posto allo sport. «Lasciai Lotta Continua e mi dedicai allo judo e al taekwondo, sport che mi hanno aiutato ad avere anche rapporti migliori con la gente».
Lu dottori. Dopo la laurea Nizzi a Olbia diventa lu dottori. «Prima di allora non mi salutava nessuno – racconta –. Arrivavo da una famiglia povera, cosa di cui vado molto orgoglioso, ma la gente non si accorgeva di me. Dal giorno dopo la laurea tutti cominciarono a chiamarmi dottor Nizzi. Ho avuto la fortuna di fare subito una sostituzione come medico di base. Nel 1988 mi sono specializzato in Ortopedia, ma poi ho deciso di passare medico di famiglia perché mi ero innamorato del rapporto con la gente e con le famiglie. E anche se i grandi professori con cui avevo avuto la fortuna di studiare volevano che li seguissi a Roma io presi tempo. In realtà in quel periodo avevo la folle idea di partire per l’America. Ci volevo andare a tutti i costi. Allora era facile per chi aveva un titolo di studio come il mio e una specializzazione. Poi però mi misi a lavorare, cominciai ad avere buoni rapporti con tutti e rinunciai volentieri all’America per vivere la mia terra, la mia gente e continuare a parlare in gallurese».
La vita insegna. Nessun rimpianto, nessun rimorso per le scelte fatte nella sua vita. «No, non cambierei nulla. Tutte le cose che ho fatto mi sono servite per crescere, sotto ogni punto di vista. Io mi sento felice, sono un uomo appagato. Anche l’esperienza da deputato di Forza Italia, seppur drammatica, mi è servita. Io li ho odiati quegli anni a Roma. Era deprimente per uno dinamico come me, abituato a fare, subire le decisioni degli altri e non poter incidere per farle modificare. Quel periodo però mi ha fatto maturare dal punto di vista culturale e politico».
Il lavoro rende giovani. 65 anni a gennaio, una vita con l’acceleratore a tavoletta affrontata con dinamismo da ragazzino. «Il segreto? Lavorare tutti i giorni, avere voglia di crescere e realizzare qualcosa di bello per gli altri, per i miei concittadini e per i miei figli che spero siano orgogliosi di quello che ho fatto per questa città».
I figli il grande amore. Quando parla della sua famiglia Nizzi cambia tono, si emoziona. Martina, la figlia più piccola ha un anno e mezzo. «Qualcuno mi disse che ero troppo vecchio per diventare di nuovo padre visto che la mia figlia più grande ne ha 32. Ma quando io guardo Martina, Marco, Gloria, Gianluca, Alice e Alessandro, per me sono tutti uguali. Gioco con loro, ci scherzo. I grandi non li posso più tenere in braccio ma li abbraccio. E quando mi guardano non vedono gli anni che ho, ma solo il loro padre, la persona che hanno sempre al loro fianco». Nizzi sorride quando parla di Baby, il barboncino che ha adottato a inizio anno. «È il mio settimo figlio, è bellissimo». Si incupisce invece quando ricorda di avere due gatti «che ho dovuto lasciare nella vecchia casa sequestrata. Andiamo a portargli da mangiare e a fargli due carezze».
La scienza e Dio. Nel racconto dell’altro Settimo Nizzi c’è anche spazio per la fede. «Sono un credente, ma poco praticante. Quando però vado in chiesa c’è un rapporto intenso e molto profondo. Anche ai miei pazienti, ogni volta che c’è un buon risultato di salute dico: una parte del lavoro la faccio io, l’altra la fate voi, ma una buona parte la fa il buon Dio».
Ciò che conta. E all’invito a completare la frase: “La cosa più importante per Settimo Nizzi è...”, lui risponde senza esitare. «Vivere felicemente con la mia comunità e con la mia famiglia. Non voglio niente di più».
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Un’ora di relax. Per un’ora il primo cittadino stacca la spina dal palazzo del municipio, la sua seconda casa. Un momento di relax davanti a un Franciacorta fresco per raccontare il Settimo meno istituzionale. Non nasconde di essere rimasto provato dal rullo compressore dell’ultima campagna elettorale. Una cavalcata impegnativa dal punto di vista politico, resa ancora più tesa per le vicende giudiziarie della sua villa di Golfo Aranci, messa sotto sequestro per presunti abusi edilizi.
Elezioni rullo compressore. «Ho vissuto le accuse della campagna elettorale in modo drammatico». Poi scherza. «Dovrò andare a fare un elettrocardiogramma per verificare che non ci sia stata qualche lesione delle coronarie. Scherzi a parte, dico che non avevo mai vissuto una esperienza come quella che si è appena conclusa. In 27 anni di politica, non avevo mai subito attacchi di questo genere e mai mi sono permesso di rivolgerli ad altri. Non hanno rispettato la vita di nessuno. La mia, quella della mia famiglia, delle persone a cui voglio bene. Sono persone cattive che mi hanno ferito profondamente».
Satira e meme. Gli riporta il sorriso pensare ai profili Facebook e Instagram come Olbiafantasy che ne hanno fatto un gettonatissimo personaggio da meme. «La satira la vivo bene, non mi fa arrabbiare. I meme sono forti. Mi fanno sorridere».
Infanzia con i boccoli. Nizzi porta poi indietro la lancetta dell’orologio, alla sua infanzia. E si descrive così. «Ero un bambino stupendo, bravissimo. Non lo dico io, ma me lo hanno raccontato mia madre e i miei parenti. Ero piccolo, con i capelli lunghi, biondi con i riccioli. Sono cambiato intorno ai quattro anni».
Lavoro e studio. Nizzi ricorda il primo giorno di scuola alle elementari. «Babbo mi accompagnò in via Roma, a 500 metri da casa, tenendomi per mano. Dal giorno dopo andai a scuola da solo. Alle superiori invece, ho fatto Ragioneria. Ero un tipo tranquillo, ho sempre studiato ma non ero un secchione. E lavoravo. Capitava che il sabato non potessi andare a scuola perché dovevo lavorare. Ho fatto di tutto: il manovale, l’imbianchino. L’anno del diploma ho portato il motoscafo di un grande stilista italiano, Carlo Ottavio Tivioli. Faceva le pellicce più belle e più care del mondo. Con i soldi guadagnati sono andato all’università». Nizzi perde il padre quando ha solo 11 anni. «Ecco perché uno dei ricordi più belli della mia infanzia è legato alle prime feste con gli amici in terza media – dice –. Prima di allora non avevo idea di cosa fosse la libertà, la spensieratezza, andare al mare, ridere e scherzare con i compagni. Mio padre non c’era più e io ero stato costretto a maturare velocemente. A quell’età già lavoravo: vendevo bibite, caramelle e gelati al cinema Astra, quando si accendevano le luci tra un tempo e l’altro».
Lotta Continua. Alle superiori il primo approccio con la politica. Folgorato più da una ragazza che dal partito. «Ero fidanzato con una mia coetanea che aveva una famiglia politicizzata e mi ero avvicinata alla Sinistra extraparlamentare, a Lotta continua, e facevo il ciclostile – racconta Nizzi –. La domenica andavo in piazza Regina Margherita per comprare il giornale di Lotta continua. Credo che se ne vendessero tre copie. Una lettura che mi generava ansia, mi portava a pensare che da un momento all’altro dovessimo partecipare alla guerra contro lo Stato. Un giorno mi svegliai e mi dissi: basta, non è nelle mie corde. Tra l’altro mi ero anche lasciato con la mia ragazza. E divenni un moderato». La politica attiva cede il posto allo sport. «Lasciai Lotta Continua e mi dedicai allo judo e al taekwondo, sport che mi hanno aiutato ad avere anche rapporti migliori con la gente».
Lu dottori. Dopo la laurea Nizzi a Olbia diventa lu dottori. «Prima di allora non mi salutava nessuno – racconta –. Arrivavo da una famiglia povera, cosa di cui vado molto orgoglioso, ma la gente non si accorgeva di me. Dal giorno dopo la laurea tutti cominciarono a chiamarmi dottor Nizzi. Ho avuto la fortuna di fare subito una sostituzione come medico di base. Nel 1988 mi sono specializzato in Ortopedia, ma poi ho deciso di passare medico di famiglia perché mi ero innamorato del rapporto con la gente e con le famiglie. E anche se i grandi professori con cui avevo avuto la fortuna di studiare volevano che li seguissi a Roma io presi tempo. In realtà in quel periodo avevo la folle idea di partire per l’America. Ci volevo andare a tutti i costi. Allora era facile per chi aveva un titolo di studio come il mio e una specializzazione. Poi però mi misi a lavorare, cominciai ad avere buoni rapporti con tutti e rinunciai volentieri all’America per vivere la mia terra, la mia gente e continuare a parlare in gallurese».
La vita insegna. Nessun rimpianto, nessun rimorso per le scelte fatte nella sua vita. «No, non cambierei nulla. Tutte le cose che ho fatto mi sono servite per crescere, sotto ogni punto di vista. Io mi sento felice, sono un uomo appagato. Anche l’esperienza da deputato di Forza Italia, seppur drammatica, mi è servita. Io li ho odiati quegli anni a Roma. Era deprimente per uno dinamico come me, abituato a fare, subire le decisioni degli altri e non poter incidere per farle modificare. Quel periodo però mi ha fatto maturare dal punto di vista culturale e politico».
Il lavoro rende giovani. 65 anni a gennaio, una vita con l’acceleratore a tavoletta affrontata con dinamismo da ragazzino. «Il segreto? Lavorare tutti i giorni, avere voglia di crescere e realizzare qualcosa di bello per gli altri, per i miei concittadini e per i miei figli che spero siano orgogliosi di quello che ho fatto per questa città».
I figli il grande amore. Quando parla della sua famiglia Nizzi cambia tono, si emoziona. Martina, la figlia più piccola ha un anno e mezzo. «Qualcuno mi disse che ero troppo vecchio per diventare di nuovo padre visto che la mia figlia più grande ne ha 32. Ma quando io guardo Martina, Marco, Gloria, Gianluca, Alice e Alessandro, per me sono tutti uguali. Gioco con loro, ci scherzo. I grandi non li posso più tenere in braccio ma li abbraccio. E quando mi guardano non vedono gli anni che ho, ma solo il loro padre, la persona che hanno sempre al loro fianco». Nizzi sorride quando parla di Baby, il barboncino che ha adottato a inizio anno. «È il mio settimo figlio, è bellissimo». Si incupisce invece quando ricorda di avere due gatti «che ho dovuto lasciare nella vecchia casa sequestrata. Andiamo a portargli da mangiare e a fargli due carezze».
La scienza e Dio. Nel racconto dell’altro Settimo Nizzi c’è anche spazio per la fede. «Sono un credente, ma poco praticante. Quando però vado in chiesa c’è un rapporto intenso e molto profondo. Anche ai miei pazienti, ogni volta che c’è un buon risultato di salute dico: una parte del lavoro la faccio io, l’altra la fate voi, ma una buona parte la fa il buon Dio».
Ciò che conta. E all’invito a completare la frase: “La cosa più importante per Settimo Nizzi è...”, lui risponde senza esitare. «Vivere felicemente con la mia comunità e con la mia famiglia. Non voglio niente di più».
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