Crisi economica e debiti, gli strozzini in agguato

Il ruolo della Fondazione anti usura: evitiamo ai disperati di finire in trappola. Il caso di una donna in Gallura: ha chiesto 5mila euro e doveva restituire il triplo

SASSARI. Ha un tono di voce gentile e sembra avere orecchie ovunque: sa quando qualcuno è in difficoltà, intuisce all’istante dove può infilarsi per porgere il suo “aiuto”. C’è chi lo considera un benefattore, come il classico amico di famiglia pronto a dare una mano. E c’è chi invece è caduto nella sua rete, porta ancora le cicatrici e invita tutti a stargli alla larga. Perché l’usuraio è un esemplare a doppia faccia: mostra quella buona e rassicurante per attirare i clienti, tira fuori quella cattiva quando non ottiene quello che chiede, cioé la restituzione del prestito gonfiato da interessi spaventosamente alti. La signora di un paese della Gallura che qualche settimana fa si è rivolta a un usuraio, si è salvata appena in tempo. Ha intuito la trappola e si è affidata a persone perbene che l’hanno aiutata ad affrontare il suo problema. Così anche il padre di famiglia che dopo avere perso il lavoro non è più stato in grado di fare fronte alle varie Finanziarie aperte. E ha pensato che l’usuraio potesse essere una soluzione per ottenere subito liquidità e mettere a tacere i creditori. Proprio con l’obiettivo di evitare che le persone in difficoltà si rivolgano agli strozzini agisce la Fondazione anti usura Santi Simplicio e Antonio: nata 23 anni fa, ha sede a Tempio ed è presieduta da Domenico Ruzzitu, direttore della Caritas diocesana. La Fondazione è un’àncora di salvezza per tanti disperati: grazie alla Fondazione riescono a saldare i debiti e a rivedere la luce.

Nella trappola. Il suo dentista era stato categorico: «La malattia cammina veloce, serve un intervento in tempi rapidi altrimenti lei perderà tutti i denti entro pochi mesi». Uno choc per la signora di mezza età, residente in un centro della Gallura. Pronta a dare il via libera al dentista ma priva del denaro necessario per fare fronte alle spese calcolate nel preventivo: 5mila euro. Che fare? «Aveva sentito parlare di una persona che prestava soldi a chi ha bisogno – racconta Domenico Ruzzitu – e presa dallo sconforto ha pensato di rivolgersi a lui. L’accoglienza è stata ottima, la persona in questione appena sentita la storia ha rassicurato la signora: “Non preoccuparti, stai tranquilla. Quanto ti serve? Cinquemila euro? Ci penso io, te li posso dare anche domani se vuoi”. E poi: “Avrai tempo per restituirmeli, non c’è fretta. Potrai farlo entro due anni”. Peccato però – continua il presidente della Fondazione – che la somma sarebbe cresciuta a dismisura: da 5 a oltre 15mila euro in 24 mesi, valore triplicato, interesse stellare e rata mensile di circa 700 euro. La signora, che già aveva limitatissime possibilità economiche, si sarebbe messa nei guai». Per fortuna, prima di firmare l’accordo con l’usuraio e ricevere i soldi, la signora ha bussato alla porta della Fondazione. E si è salvata appena in tempo. «Ci siamo mossi subito – spiega Ruzzitu – perché le cure mediche non potevano essere rinviate. La pratica ha avuto l’ok del direttivo della Fondazione e a quel punto abbiamo contattato il dentista: lui riceverà i 5mila euro necessari, la signora potrà restituirli alla banca in quattro anni ad un tasso estremamente favorevole, senza rovinarsi la vita».


Chiedere aiuto. La signora conosceva la Fondazione e il suo ruolo, tantissime persone invece non hanno idea della sua esistenza. Qualche giorno fa in un convegno organizzato a Tempio e patrocinato dalla provincia di Sassari sono stati invitati i rappresentanti di tante categorie che possono contribuire a diffondere il messaggio: «C’erano avvocati, commercianti, amministratori pubblici, esponenti delle forze dell’ordine e degli istituti di credito – dice Ruzzitu –. L’obiettivo è fare rete ed evitare che chi è in difficoltà cada tra le braccia di uno strozzino. Purtroppo quando si è disperati si rischia di non ragionare con lucidità». Per questo è necessario agire sulla prevenzione, come ha ricordato anche Pietrino Fois, amministratore straordinario della provincia di Sassari. «Chi perde il lavoro e non può più pagare il mutuo o le rate del prestito, chi si separa e non può più contare sullo stipendio dell’altro o dell’altra, chi deve affrontare una spesa improvvisa ma non ha i soldi: noi siamo qui – dice Ruzzitu – così come in altre 32 sedi in tutta Italia, per ascoltare e provare a cercare una soluzione». Nel 2021, un anno particolarmente nero per colpa del Covid, la Fondazione ha già attivato 50 erogazioni per un totale di mezzo milione di euro stanziati: significa che 50 persone, 50 famiglie, hanno potuto riprendere a respirare. «In tutti i casi in cui è possibile, la Fondazione si fa carico del debito con un intervento risolutivo. Attraverso il plafond che abbiamo a disposizione in tre istituti di credito – Mediolanum, Banca Intesa e Gruppo Carige – contattiamo gli enti erogatori del denaro e stabiliamo un accordo: quasi sempre riusciamo a ottenere una riduzione notevole dell’importo, anche del 50 per cento, perché garantiamo il saldo immediato».

L’azione dei tutor. In nessun caso il denaro viene erogato direttamente alle persone che chiedono aiuto. Soprattutto nel caso dei recidivi c’è il rischio che non venga utilizzato per saldare il debito ma che al contrario lo faccia lievitare. «Utilizziamo fondi ministeriali e tutti i passaggi sono rigorosamente certificati – spiega Ruzzitu – e contemporaneamente facciamo attività di tutor». Spesso chi si indebita ha problemi nella gestione del denaro: spende troppo, senza criterio, oppure chiede troppi prestiti che non riesce a restituire. «La Fondazione affianca a queste persone degli amministratori di sostegno che li aiutino a governare il proprio portafogli o conto in banca: è l’unico modo per non ricadere negli stessi errori».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes