Aiuti illegittimi dall’Ue, condannato
Per avere i contributi un allevatore di Gavoi aveva indicato un terreno non suo
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CAGLIARI. Ha incassato fondi europei per l’aiuto all’agricoltura ma non aveva neppure un terreno sul quale investirli. Per questo la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha riconosciuto Giuseppe Mastio, un allevatore di Gavoi, responsabile di danno erariale e l’ha condannato a pagare 51.362 euro, la somma corrispondente ai contributi ricevuti dall’Agea e dall’Argea, le agenzie regionali che sostengono le attività agricole. Mastio non si è costituito nel giudizio e non si è mai presentato davanti alla Procura generale per spiegare la proprio posizione, che è rimasta quella messa in luce a gennaio scorso, quando la magistratura contabile l’ha citato.
Il fatto al centro del giudizio risale al 2010, quando Mastio produce una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui attesta di aver acquisito con un contratto verbale d’affitto 11 ettari di terra dagli eredi del compaesano Salvatore Cidu. Grazie al documento l’istruttoria per la concessione dei contributi da parte di Agea e Argea va avanti e si conclude positivamente: Mastio incassa il denaro europeo. Solo successivamente, in seguito ad alcuni controlli, la Guardia di Finanza scopre che in realtà quell’area, indispensabile per ottenere l’aiuto economico per la campagna 2014-2018 riferito a fondi Feaga e Feasr, è ancora ed è sempre rimasta nelle mani di Maria Cidu, che conferma: nessun contratto d’affitto con Mastio. Non c’è soluzione: se il terreno indicato nella richiesta di contributo ha una superficie difforme da quella dichiarata il beneficio decade. In questo caso non si tratta di un’area difforme, non c’è neppure un metro quadrato di terra sul quale l’allevatore di Gavoi possa svolgere le proprie attività agricole, l’allevamento di pecore e di capre. In altre parole appare chiaro come Mastio abbia fondato la sua richiesta di contributi su una realtà inesistente.
Scatta di conseguenza il giudizio di responsabilità da parte della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, con Mastio che non si presenta e che viene quindi giudicato per danno erariale in contumacia. La richiesta di condanna da parte del sostituto procuratore generale Gianpiero Madeo coincide con il contenuto della relazione del consigliere Roberto Angioni, la sentenza della Corte - presidente Donata Cabras, consigliere Lucia D’Ambrosio, relatore Roberto Angioni - è scontata: condanna a pagare una somma pari a quella percepita illegittimamente da Mastio. (m.l)
Il fatto al centro del giudizio risale al 2010, quando Mastio produce una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui attesta di aver acquisito con un contratto verbale d’affitto 11 ettari di terra dagli eredi del compaesano Salvatore Cidu. Grazie al documento l’istruttoria per la concessione dei contributi da parte di Agea e Argea va avanti e si conclude positivamente: Mastio incassa il denaro europeo. Solo successivamente, in seguito ad alcuni controlli, la Guardia di Finanza scopre che in realtà quell’area, indispensabile per ottenere l’aiuto economico per la campagna 2014-2018 riferito a fondi Feaga e Feasr, è ancora ed è sempre rimasta nelle mani di Maria Cidu, che conferma: nessun contratto d’affitto con Mastio. Non c’è soluzione: se il terreno indicato nella richiesta di contributo ha una superficie difforme da quella dichiarata il beneficio decade. In questo caso non si tratta di un’area difforme, non c’è neppure un metro quadrato di terra sul quale l’allevatore di Gavoi possa svolgere le proprie attività agricole, l’allevamento di pecore e di capre. In altre parole appare chiaro come Mastio abbia fondato la sua richiesta di contributi su una realtà inesistente.
Scatta di conseguenza il giudizio di responsabilità da parte della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, con Mastio che non si presenta e che viene quindi giudicato per danno erariale in contumacia. La richiesta di condanna da parte del sostituto procuratore generale Gianpiero Madeo coincide con il contenuto della relazione del consigliere Roberto Angioni, la sentenza della Corte - presidente Donata Cabras, consigliere Lucia D’Ambrosio, relatore Roberto Angioni - è scontata: condanna a pagare una somma pari a quella percepita illegittimamente da Mastio. (m.l)
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