La Nuova Sardegna

Di fronte ai migranti in fuga dai propri Paesi il Pontefice ha detto: “Basta respingimenti” No all’indifferenza, sì all’amore e all’empatia 

Apriamo la porta ai disperati: ascoltiamo Papa Francesco

di Bruna Visca*
Apriamo la porta ai disperati: ascoltiamo Papa Francesco

“Basta respingimenti”; queste le parole pronunciate con decisione dal Papa durante l’Angelus del 24 ottobre. Gli ultimi sbarchi dei migranti libanesi scampati al Mediterraneo in burrasca, non hanno...

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“Basta respingimenti”; queste le parole pronunciate con decisione dal Papa durante l’Angelus del 24 ottobre. Gli ultimi sbarchi dei migranti libanesi scampati al Mediterraneo in burrasca, non hanno lasciato indifferente il Pontefice che si schiera dalla parte di tutti i migranti della terra che, costretti dalla fame, dalle estreme condizioni di povertà, dalle dittature, lasciano il proprio Paese in cerca di una vita migliore. Proprio oggi, guardando il video dell’Angelus in questione, mi è capitato di leggere decine di commenti contro queste parole del Papa, ciò che mi ha colpito di più è sicuramente stato un commento affidato alla rete: “Abbiamo tanti problemi in Italia, perché prenderci anche il peso dei problemi altrui?” La domanda probabilmente è lecita, avere paura di veder vacillare le proprie sicurezze, è normale. Il problema è di dimensioni enormi, tanti gli interessi in gioco i quali hanno profonde radici nella storia passata, che ha creato forti squilibri sociali, politici ed economici in tante regioni del nostro pianeta. Quali sono le soluzioni possibili? Non sono in grado di trovare una risposta, ma quando le persone bussano esauste alla nostra porta, cos’altro si può fare, se non aprirla? In quel momento l’amore credo sia l’unica risposta possibile. Sarà semplice, scontato, forse anche banale, ma credo che l’amore sia uno degli ingredienti che manca alla nostra società: l’amore per il prossimo, per il proprio vicino, per l’umanità in generale; al di là della politica, della religione o della strategia, semplicemente l’amore. Sin da quando son bambina mi chiedo come gli uomini possano essere così ostili, così cattivi nei confronti dei propri simili, come possono guardare famiglie separarsi, persone morire, bambini perdere il proprio futuro e restare con le mani in mano? I problemi, ci sono, sia nel nostro Paese, che nel nostro mondo, che nella nostra stessa casa, ma probabilmente far finta di non vederli e respingerli lontano da noi, non è la soluzione migliore; affrontarli, discuterne, prenderne coscienza e, anche solo nel nostro piccolo, renderli parte integrante del proprio quotidiano, della propria vita, è sicuramente la via più efficace per costruire un mondo più equo. La questione migranti, ogni qualvolta viene fuori in una discussione, spesso la si liquida in maniera sbrigativa, “tanto è affar del governo”. Successivamente andiamo avanti con la nostra vita, cambiamo argomento, cambiamo le persone con cui parlare, cambiamo luoghi, appuntamenti, impegni. Viviamo una vita di via vai, la riempiamo e non ci fermiamo nemmeno un momento per riflettere: e se noi, con i nostri problemi, facessimo proprio parte dei “fortunati”? Come possiamo giudicare le scelte, le richieste di aiuto, i tentativi di trovare una vita migliore, di chi la nostra fortuna non ce l’ha? È l’empatia, un altro ingrediente che manca nella ricetta della pace.

* Liceo Classico Canopoleno, Sassari

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