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Insularità nella Carta la battaglia dei sardi vicina al traguardo

di Alessandro Pirina
Insularità nella Carta la battaglia dei sardi vicina al traguardo

Oggi discussione al via in Senato: martedì il primo voto Cossa: «Testo approvato entro la fine della legislatura»

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SASSARI. In pochi ci credevano, ma ciononostante loro hanno portato avanti la battaglia. E ora la vittoria è a un passo. Loro sono il gruppo dei Riformatori, i primi a credere nell’inserimento del principio dell’insularità nella Costituzione. Una missione che sembrava impossibile, ma oggi in Senato inizierà la discussione della legge. Un traguardo che già martedì dovrebbe tramutarsi nel primo voto dell’aula di Palazzo Madama. In realtà, la prima grande prova era prevista anch’essa per oggi ma le lungaggini sul ddl Zan affondato hanno comportato una variazione del calendario. Perché il principio di insularità diventi legge servono quattro passaggi parlamentari. Così prevede l’articolo 138 della Carta. Una road map tra Senato e Camera che dovrebbe concludersi entro la fine della legislatura. E dunque entro gli inizi del 2023. «L’auspicio è questo – dice Michele Cossa, presidente della Commissione speciale del Consiglio regionale sull'insularità –. Sono molto emozionato, perché quello che era un sogno oggi inizia ad avere le gambe». Cossa ripercorre gli ultimi quattro anni, quando si iniziò a parlare di insularità nella Costituzione. «Era l’epoca dei referendum di Lombardia e Veneto – racconta –. Un tema molto delicato perché più si ampliano le autonomie ordinarie, più si attenua la specialità delle altre cinque regioni. Insieme a Massimo Fantola abbiamo cominciato a ragionare su questo tema e abbiamo pensato a un referendum parallelo». Un ruolo di primo piano in questa campagna lo ebbe Roberto Frongia, l’ex assessore regionale scomparso lo scorso dicembre. «Con Roberto raccogliemmo 100mila firme contro le 10mila previste dallo Statuto – dice ancora Cossa –. Poi purtroppo l’ufficio regionale sul referendum non lo ritenne ammissibile. A quel punto abbiamo elaborato una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare. Abbiamo raccolto altre 100mila firme: un sardo su 10. È stato un grande sforzo organizzativo, una grande battaglia trasversale. La spinta più grossa è arrivata da sindaci e amministratori, ma la grande mobilitazione ha riguardato anche i siciliani e gli emigrati sardi». Il resto è storia recente: nell’ottobre 2018 le firme sono state depositate al Senato ed è iniziato l’iter in commissione Affari costituzionali, dove «grazie allo straordinario impegno e alla compattezza dei senatori sardi che hanno subito abbracciato la battaglia – tiene a sottolineare Cossa – dopo due anni è stato approvato all’unanimità un testo leggermente modificato. E ora a distanza di un anno quel testo approda in aula per la discussione finale».

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