La Nuova Sardegna

Stop alla pesca dei ricci, pescatori favorevoli: «Ma chi controlla?»

di Claudio Zoccheddu
Stop alla pesca dei ricci, pescatori favorevoli: «Ma chi controlla?»

Il fermo di tre anni è stato proposto anche dai subacquei professionisti che però temono di lasciare spazio agli abusivi

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SASSARI. Tutti d’accordo. E non potrebbe essere altrimenti visto che l’idea del fermo biologico della pesca del riccio l’hanno proposta loro alla politica. Ma i pescatori fanno cartello anche sul lato oscuro dell’emendamento alla legge Omnibus che dovrebbe garantire ristori per 2,8 milioni di euro spalmati sui tre anni di stop: chi controlla? E non è un dettaglio perché immaginare un fermo per il ripopolamento dei fondali senza un’adeguata attività di controllo sarebbe un controsenso. Per questo le due marinerie che contano il maggior numero di pescatori subacquei professionali, Cagliari e Oristano, sono sollevate dalla prospettiva di uno stop ma anche preoccupate dalla possibilità che gli sforzi possano essere vanificati.

Qui Cagliari. Sono i più numerosi, quando si contano gli autorizzati alla pesca con le bombole. Per questo la loro voce è tra quelle che spiccano e le parole di uno dei loro rappresentanti, Stefano Melis, sono in linea con il sentimento generale: «Non si poteva non arrivare al fermo, lo vogliono tutti i subacquei della Sardegna – spiega Melis –. Ora, dopo l’approvazione della legge, aspettiamo e tutti i passaggi necessari, che sono diversi». Ma l’idea che lo sforzo non conduca verso il risultato sperato è già germogliata: «La nostra paura è che fra tre anni, quando dovremo riprendere a pescare, di ricci non ce ne sarà nemmeno uno. La verità è che noi siamo sempre stati il capro espiatorio ma quando siamo in acqua, ci sono anche i controlli. Temiamo che questo possa venire meno e che la notte diventi una zona franca. D’accordo, raccoglieremo le microplastiche e potremo dare un’occhiata ma in Sardegna ci sono migliaia di pescatori sportivi e diportisti che sostanzialmente fanno quello che vogliono, anche in periodi vietatissimi come l’estate». Ma c’è anche un altro aspetto: «I pescatori sono tutelati dai ristori ma chi pensa al commercio e agli imprenditori che hanno investito in questo settore?», conclude Melis.

Qui Oristano. Come numero sono in minoranza rispetto ai cagliaritani ma le coste di Cabras e di San Vero Milis sono quelle storicamente più interessate dalla pesca del riccio: «È una questione che studiavamo e proponevamo da molto tempo – spiega Giacomo Bilancetta, presidente di una delle due associazioni che riuniscono i pescatori professionali dell’Oristanese – non possiamo che ringraziare i politici che ci hanno dato ascolto, in attesa che la legge venga approvata. Finalmente si intravede il modo di fare un fermo biologico fatto bene, anche con attività molto importanti a cui possono partecipare i pescatori, come la pulizia del mare dalla plastica, ma si potrebbero progettare anche monitoraggi specifici o altri progetti collegati. In ogni caso il nostro intento è preservare la risorsa, perché è il nostro futuro. Abbiamo fatto di tutto, riduzione degli orari, delle giornate di lavoro e dei prelievi. Ora proviamo la strada del fermo, sarà interessante vedere cosa succede». L’incognita sono i controlli: «Le forze in campo ci sarebbero tra Finanza, Capitaneria, Forestale, Polizia nautica, Barracelli. L’importante è che i controlli vengano distribuiti in tutto l’anno e durante tutta la giornata, non solo nella fasi di apertura», conclude Bilancetta».

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