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La pensione dei consiglieri rispunta con la Omnibus

La pensione dei consiglieri rispunta con la Omnibus

Un emendamento tecnico prevede la possibilità di versamenti volontari Ma c’è anche l’ipotesi di una contribuzione da parte delle casse regionali

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CAGLIARI. A sorpresa dal pozzo della Manovra di bilancio 2021 è saltata fuori anche la pensione volontaria per i consiglieri regionali, più il possibile aumento dell’indennità e dei rimborsi in base al costo della vita calcolato ogni anno dall’Istat. Due giorni fa l’auto-emendamento è stato approvato dall’Aula con il voto palese e dunque non si saprà mai, neanche rileggendo i verbali, chi abbia o meno alzato la mano a favore oppure contro. Sta di fatto che da oggi in poi i 60 onorevoli in carica potranno (non è un obbligo) versare l’8,8 per cento dello stipendio lordo, è all’incirca 6mila e 600 euro, perché, al momento opportuno, anche gli anni del mandato politico siano calcolati per la pensione. Attenzione, però: in caso di adesione al piano pensionistico extra, un ulteriore 30 per cento, sempre sullo stipendio lordo, dovrà essere versato dal Consiglio regionale e quindi con un esborso di soldi pubblici. È uno scandalo? Potrebbe esserlo perché l’emendamento è passato in gran segreto, nessuno ha osato parlarne, ma forse non lo è visto che da tempo la norma è applicata anche in tutti gli altri Consigli regionali. Quello della Sardegna, stando a una ricostruzione plausibile, finora sarebbe rimasto indietro rispetto alle altre Regioni a causa di un errore commesso nella 14esima legislatura, cioè quella in cui furono aboliti i vitalizzi ma a partire dalla successiva. Anche allora passò il principio della pensione volontaria, ma alla fine sarebbe rimasto inapplicato per un cortocircuito burocratico. E infatti proprio l’emendamento approvato l’altro giorno, all’interno della Manovra 2021, prevede che al nuovo sistema contributivo possano aderire, pagando gli arretrati, anche i consiglieri presenti in questa e nella precedente legislatura, la 15esima. Ora tutto sarebbe stato rimesso in linea grazie all’auto-emendamento approvato alla voce.

La legge. La Ragioneria generale chiuderà la cassa fra un mese, a fine novembre. Prima di allora i bandi annunciati nella Manovra 2021, appena approvata dal Consiglio regionale, dovranno essere pubblicati, per permettere ai beneficiari di presentare le domande, o partecipare all’ormai certa lotteria del «click day», quando a far la differenza sarà solo il minuto d’ingresso nella piattaforma e nient’altro.

Cammino a ostacoli. Al di là dei giorni necessari, una decina, per mettere assieme il testo definitivo, dopo gli emendamenti, e pubblicare la legge sul Bollettino della Regione, i successivi passaggi politici e burocratici dovranno essere molto veloci. Se non lo saranno, aumenterà il rischio che i contributi anti Covid finiscano per essere bloccati proprio dalla Ragioneria. Di sicuro, ma è una stima per difetto, la Giunta dovrà approvare almeno 42 delibere per far sì che la Manovra entri a regime e i ristori siano pagati. Non è finita, però. Poi la palla dovrà passare agli uffici dei vari assessorati – dal lavoro all’agricoltura fino all’industria – che dovranno scrivere i bandi, sempre abbastanza complicati, e metterli al sicuro dalle possibili contestazioni della Commissione europea sugli aiuti di Stato, materia che di solito è scivolosa. L’ultimo passaggio, a quel punto, sarà la pubblicazione degli stessi bandi, operazione che per forza dovrà essere completata prima di dicembre. E infatti la Giunta avrebbe intenzione di mettere su una task force per evitare lo stagno della burocrazia. L’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, s’è dichiarato ottimista: «Ci riusciremo».

Soddisfatti. Saranno almeno 1.300 le imprese artigiane che potranno rilanciarsi grazie ai 25 milioni stanziati dalla Manovra. È questa la stima di Confartigianato, che ha espresso «grande soddisfazione per il risultato raggiunto». Negli ultimi mesi la legge, ora rifinanziata, ha messo in moto un circuito virtuoso: ogni euro finanziato ha generato investimenti per più del doppio». Per tutt’altro motivo anche l’Ordine degli psicologici s’è detto soddisfatto: «Grazie a un emendamento delle opposizioni è stato messo in salvo il Dipartimento di psicologia delle cure primarie». (ua)



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