Ucciso a colpi d’accetta Un sospettato in caserma

I carabinieri sulle tracce dei responsabili dell’assassinio di Alessio Madeddu

TEULADA. Massacrato a colpi di accetta e di bastone da più persone in quella che è stata quasi certamente una spedizione punitiva. Alessio Madeddu, 52 anni, cuoco e pescatore di Teulada, intestatario di un dossier giudiziario piuttosto nutrito (anche per droga) che scontava agli arresti domiciliari una condanna in primo grado per il tentato omicidio di due carabinieri a cui aveva rovesciato con una ruspa l’auto di servizio, è stato ucciso nella notte fra mercoledì e ieri davanti all’ingresso del suo ittiturismo “Sabor’e mari” a Porto Budello, sulla costa di Teulada. Il ristorante era diventato da qualche mese la sua prigione domestica. Ieri mattina, poco prima delle 9, il cadavere dell’uomo è stato trovato dalla figlia Alessia, 27 anni, quando è tornata da Teulada a Porto Budello per prendere servizio nella trattoria del padre. Vicino al corpo, in una pozza di sangue, c’era l’accetta con cui l'uomo è stato colpito a morte almeno due o tre volte. Su di lui anche colpi inferti con un bastone o una spranga. Una vera e propria esecuzione, forse premeditata, da parte di persone che forse ben conosceva.

Interrogatori in caserma. Il cerchio sugli autori del delitto potrebbe chiudersi presto, i carabinieri del reparto operativo e investigativo provinciale di Cagliari, diretti dal tenete colonnello Michele Tamponi, e della Compagnia di Carbonia e della stazione di Teulada, coordinati dal pubblico ministero Rita Cariello, avrebbero già una pista abbastanza attendibile da seguire. Nella caserma del paese, già tre ore dopo la scoperta del delitto, gli inquirenti stavano interrogando un uomo sospettato di aver preso parte alla spedizione punitiva contro Alessio Madeddu. Per lui è stato chiesto in serata al tribunale di Cagliari la nomina di un difensore d'ufficio. La sua posizione si sarebbe quindi aggravata e il sospettato potrebbe aver cominciato a fare importanti rivelazioni.

L’efferato omicidio è avvenuto durante la notte tra mercoledì e ieri, qualche ora prima del ritrovamento del corpo. Secondo le ipotesi degli investigatori dell’Arma, supportati dai colleghi del Ris di Cagliari, lo chef teuladino avrebbe avuto una discussione con quelli che sono diventati poi i suoi carnefici nel viottolo che dalla strada provinciale porta all’ittiturismo, in riva al mare di Porto Budello. Non si esclude neanche che Madeddu possa essere stato sorpreso nel buio e aggredito all’improvviso, senza che avesse il tempo di vedere in faccia gli assassini.

L’omicidio. È stato colpito alla testa e nella parte superiore del corpo, da dietro, con l’accetta poi ritrovata insanguinata lì vicino e con un altro corpo contundente, un bastone o una spranga. Maggiori dettagli potrebbero arrivare dall’autopsia che il medico legale Roberto Demontis, che ha già eseguito un primo ma accurato esame del corpo nel punto in cui è stato trovato il corpo, effettuerà nel policlinico di Monserrato.

L’allarme. Quando la figlia si è trovata davanti il padre ridotto in quelle condizioni, ormai senza vita, ha subito telefonato al 112 e dalla centrale operativa di Cagliari è stata inviata a Porto Budello la pattuglia della stazione di Teulada, con il maresciallo Dario Bevilacqua. Fra i primi ad arrivare, informato dalla figlia della vittima, l’avvocato Gianfranco Trullu, difensore del padre nella causa per il tentato omicidio dei carabinieri. «Ci siamo sentiti l’altra sera – ha detto l’avvocato –, mi ha fdetto che aveva ricevuto la visita dei carabinieri per un controllo sul rispetto dei domiciliari. Era tranquillissimo, non mi è sembrata una persona che avesse paura di qualcosa e di qualcuno». Nel giro di un’ora il posto si è riempito di carabinieri del reparto operativo provinciale arrivati da Cagliari, di quelli della Compagnia di Carbonia. Poi sono arrivati anche la pm Cariello e il medico legale Demontis. La scena del crimine è stata delimitata dagli specialisti del Ris e passata al setaccio. Sul terreno, nel viottolo d’accesso al ristorante e sulla provinciale, una ventina di macchie di sangue che potrebbero essere della vittima o degli assassini. Alle 16 la salma è stata trasferita all'istituto di medicina legale e le rilevazioni sono andate avanti fino alle 18, poi tutti via. E sulla scena del crimine è calato il silenzio e il buio della sera.

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