report dell’aspaL sul 3° trimestre
Lavoro, boom in estate male da metà settembre
SASSARI. L’estate che ha segnato il ritorno del turismo in grande stile si è rivelata un toccasana per un’economia regionale che non poteva aspettare oltre, ma la fine della stagione ha anche...
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SASSARI. L’estate che ha segnato il ritorno del turismo in grande stile si è rivelata un toccasana per un’economia regionale che non poteva aspettare oltre, ma la fine della stagione ha anche riportato l’isola con i piedi per terra: i dati del 3° trimestre 2021 forniti dall’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’Aspal fanno purtroppo capire che la crisi da pandemia fa sentire ancora i suoi morsi.
Da giugno possiamo parlare di una situazione molto positiva, con arrivi e presenze turistiche che hanno avuto un grande impatto sull'occupazione. La crescita ha raggiunto addirittura livelli simili all'estate 2019, quella prima del Covid e che quindi va presa come riferimento. Il turismo, ma anche settori come ristorazione, servizi ricreativi o culturali hanno registrato dati molto incoraggianti. Ma la fase espansiva si è arrestata a metà settembre quando si è verificata una nuova flessione dell’occupazione che ha riportato le attivazioni nette di rapporti di lavoro (attivazioni meno cessazioni) su livelli simili a quelli registrati nel 2020, quando la campagna vaccinale non era ancora partita. Le categorie colpite più duramente sono sempre le più fragili: donne, giovani, stranieri, titolari di contratti part-time. Ciò che colpisce è soprattutto la riduzione di attivazioni nette di contratti a tempo indeterminato. Un trend negativo cominciato in primavera e peggiorato nei mesi successivi, chiaro sintomo del prolungato clima di incertezza che si sta attraversando sin dall’inizio della pandemia. Secondo gli esperti Aspal, dipende dal fatto le imprese non hanno ancora ripreso a compiere investimenti di medio e lungo periodo (e i contratti a lungo termine rientrano fra questi). Inoltre, a peggiorare l’andamento di questo tipo di contratti, si è aggiunta a giugno scorso la fine del blocco dei licenziamenti che ha portato le aziende in difficoltà a mettere fine ad alcuni rapporti di lavoro.
Il report segnala inoltre un altro elemento di criticità che ha contribuito a ridurre le attivazioni nette di contratti a tempo indeterminato: un significativo e anomalo aumento delle cessazioni volontarie (o dimissioni). Un fenomeno che si è verificato in molte parti del mondo, ribattezzato negli Stati Uniti come “Great Resignation” o “Big Quit”, le cui cause sono ancora poco chiare. «Stiamo vivendo una situazione complessa e imprevedibile per la quale non esistono modelli previsionali con cui analizzare i fenomeni di lungo periodo” ha detto la direttrice generale di Aspal, Maika Aversano – Per questo stiamo cercando di fare un monitoraggio attento e puntuale sul mercato del lavoro, per cogliere più rapidamente possibile segnali che possano consentire di pensare e programmare azioni mirate». Tutti i settori sono stati colpiti molto duramente dalla crisi sia nell'anno 2020 che 2021, tranne le costruzioni. Infatti, probabilmente spinto dai forti incentivi governativi (si pensi al Bonus 110%), questo settore è cresciuto sia nel 2020 (+78%) sia nel 2021 (+33%). Inoltre, la crisi pandemica ha colpito in modo estremamente selettivo la forza di lavoro in funzione della classe d'età. I più giovani (15-34 anni) sono stati indubbiamente i più colpiti sia nel 2020 (-60 % rispetto al 2019) che nel 2021 (-58% rispetto al 2019). Molto colpita anche la classe d'età 35-54 anni (-55% nel 2021 e -40% nel 2020).
Subisce un impatto importante ma complessivamente un po' più contenuto delle altre classi d'età la classe d'età 55 anni e più (-43% nel 2020 e -40 nel 2021). Da un punto di vista geografico l'area più colpita nel 2020 è stata la Città metropolitana di Cagliari (-74% di attivazioni nette rispetto al 2019). Questa stessa area è anche quella che ha recuperato meglio nell'anno 2021, nel senso che perde di meno rispetto alle altre aree considerate (-27%). Nel 2021 il valore più negativo si registra nella provincia del Sud Sardegna (-70%) ma vanno particolarmente male anche le province di Nuoro (-60%) e Sassari (-58%). (a.palm.)
Da giugno possiamo parlare di una situazione molto positiva, con arrivi e presenze turistiche che hanno avuto un grande impatto sull'occupazione. La crescita ha raggiunto addirittura livelli simili all'estate 2019, quella prima del Covid e che quindi va presa come riferimento. Il turismo, ma anche settori come ristorazione, servizi ricreativi o culturali hanno registrato dati molto incoraggianti. Ma la fase espansiva si è arrestata a metà settembre quando si è verificata una nuova flessione dell’occupazione che ha riportato le attivazioni nette di rapporti di lavoro (attivazioni meno cessazioni) su livelli simili a quelli registrati nel 2020, quando la campagna vaccinale non era ancora partita. Le categorie colpite più duramente sono sempre le più fragili: donne, giovani, stranieri, titolari di contratti part-time. Ciò che colpisce è soprattutto la riduzione di attivazioni nette di contratti a tempo indeterminato. Un trend negativo cominciato in primavera e peggiorato nei mesi successivi, chiaro sintomo del prolungato clima di incertezza che si sta attraversando sin dall’inizio della pandemia. Secondo gli esperti Aspal, dipende dal fatto le imprese non hanno ancora ripreso a compiere investimenti di medio e lungo periodo (e i contratti a lungo termine rientrano fra questi). Inoltre, a peggiorare l’andamento di questo tipo di contratti, si è aggiunta a giugno scorso la fine del blocco dei licenziamenti che ha portato le aziende in difficoltà a mettere fine ad alcuni rapporti di lavoro.
Il report segnala inoltre un altro elemento di criticità che ha contribuito a ridurre le attivazioni nette di contratti a tempo indeterminato: un significativo e anomalo aumento delle cessazioni volontarie (o dimissioni). Un fenomeno che si è verificato in molte parti del mondo, ribattezzato negli Stati Uniti come “Great Resignation” o “Big Quit”, le cui cause sono ancora poco chiare. «Stiamo vivendo una situazione complessa e imprevedibile per la quale non esistono modelli previsionali con cui analizzare i fenomeni di lungo periodo” ha detto la direttrice generale di Aspal, Maika Aversano – Per questo stiamo cercando di fare un monitoraggio attento e puntuale sul mercato del lavoro, per cogliere più rapidamente possibile segnali che possano consentire di pensare e programmare azioni mirate». Tutti i settori sono stati colpiti molto duramente dalla crisi sia nell'anno 2020 che 2021, tranne le costruzioni. Infatti, probabilmente spinto dai forti incentivi governativi (si pensi al Bonus 110%), questo settore è cresciuto sia nel 2020 (+78%) sia nel 2021 (+33%). Inoltre, la crisi pandemica ha colpito in modo estremamente selettivo la forza di lavoro in funzione della classe d'età. I più giovani (15-34 anni) sono stati indubbiamente i più colpiti sia nel 2020 (-60 % rispetto al 2019) che nel 2021 (-58% rispetto al 2019). Molto colpita anche la classe d'età 35-54 anni (-55% nel 2021 e -40% nel 2020).
Subisce un impatto importante ma complessivamente un po' più contenuto delle altre classi d'età la classe d'età 55 anni e più (-43% nel 2020 e -40 nel 2021). Da un punto di vista geografico l'area più colpita nel 2020 è stata la Città metropolitana di Cagliari (-74% di attivazioni nette rispetto al 2019). Questa stessa area è anche quella che ha recuperato meglio nell'anno 2021, nel senso che perde di meno rispetto alle altre aree considerate (-27%). Nel 2021 il valore più negativo si registra nella provincia del Sud Sardegna (-70%) ma vanno particolarmente male anche le province di Nuoro (-60%) e Sassari (-58%). (a.palm.)
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