Lezione con Alessandro Zan: «Non cedete all’intolleranza»
di Davide Pinna
La giornata insieme ai ragazzi del liceo classico “De Castro” di Oristano
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ORISTANO. «Renzi? Trovo curioso che chi ha abbandonato il campo e la legge al Senato ora si voglia accreditare come quello che l'ha sostenuta». Sollecitato sugli attacchi del leader di Italia Viva, Alessandro Zan non si tira indietro. Il senatore toscano, in Arabia Saudita il giorno dell'affossamento con voto segreto del ddl Zan, accusa il Pd e i 5 Stelle di aver fatto i duri e puri per raccogliere consenso, giocando sulla pelle di omosessuali, transessuali e disabili. «Sta cercando di giustificare l'ingiustificabile – replica Zan, ieri applaudito dai ragazzi del liceo De Castro di Oristano –. Italia Viva si è sfilata al Senato allineandosi ai sovranisti nostrani, esattamente come Forza Italia e l'ha fatto per altre logiche. Scelta ancora più grave perché non si specula politicamente sulla vita delle persone e credo che l'opinione pubblica abbia ben chiare le responsabilità».
L'accusa di aver rifiutato le proposte di mediazione, però, non arriva solo da Italia Viva: «Non potevamo mediare con chi voleva cancellare il concetto di identità di genere, già presente da anni nell'ordinamento italiano, escludendo dalle tutele le persone transgender. Non potevamo accettare che una legge che vuole combattere i crimini d'odio, in qualche maniera finisca per avvallarli». Eppure è proprio sul tema dell'identità di genere è mancato il sostegno anche di una parte del mondo femminista: «Ma si tratta – ha spiegato ieri il promotore del ddl – di una minoranza rumorosa. Il mondo femminista è sempre stato per i diritti e per l'inclusione, ma questi gruppi, che alcuni definiscono come femministe storiche o trans-escludenti, volevano discriminare le persone trans. Chi si definisce femminista o di sinistra non è compatibile con chi discrimina».
Per il senatore Zan quella in Sardegna è stata una giornata di emozioni. In serata il bagno di folla a Cagliari, al sit in indetto dai movimenti Lgbtq e in mattinata l'incontro con duecento studenti al liceo “De Castro” di Oristano e con altre trenta classi collegate in videoconferenza. Quando l’esponente del Pd, rispondendo alle domande della professoressa Sabrina Sanna, ha raccontato del suo coming out e del rapporto col padre, fra i ragazzi e le ragazze in sala c'è chi si è commosso. Dentro la scuola, la politica resta per due ore sullo sfondo, è il momento di raccontare «l'adolescenza negata, in un'epoca in cui non c'erano né i social né i pride e non potevo fare altro che tacere la mia natura. I miei compagni erano omofobi, ma non era certo colpa loro, erano progettati per essere così».
La sensibilità sul tema dei diritti civili è alta, fra i più giovani: dopo due ore di ascolto, ben pochi fuggono al suono della campanella e la maggior parte si mette in fila per farsi autografare il libro, che si intitola “Senza paura” ed è edito da Piemme. È il momento di denunciare un Paese «in cui due persone dello stesso sesso che camminano mano nella mano per strada, rischiano di essere insultate o finire all'ospedale». Zan però non si abbandona al pessimismo: «Abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo le prossime. Il Paese reale è molto più avanti di chi mercoledì ha applaudito sguaiatamente. Gesti da ultras, che gli odiatori e i picchiatori leggeranno come un via libera, una legittimazione». E se il preside Pino Tilocca dedica l'iniziativa «ai tanti ex studenti, che ora sono in giro per il mondo, e che quando erano qui non hanno potuto manifestare liberamente il proprio orientamento sessuale», alla fine arrivano le parole dell'ex docente Ivo Fenu: «Qualcuno userà sempre parole offensive per definirmi, parole che uccidono. Ma io posso dirvi che il modo migliore di spezzare il pugnale dell'omofobia è rompere il silenzio e dichiararsi».
L'accusa di aver rifiutato le proposte di mediazione, però, non arriva solo da Italia Viva: «Non potevamo mediare con chi voleva cancellare il concetto di identità di genere, già presente da anni nell'ordinamento italiano, escludendo dalle tutele le persone transgender. Non potevamo accettare che una legge che vuole combattere i crimini d'odio, in qualche maniera finisca per avvallarli». Eppure è proprio sul tema dell'identità di genere è mancato il sostegno anche di una parte del mondo femminista: «Ma si tratta – ha spiegato ieri il promotore del ddl – di una minoranza rumorosa. Il mondo femminista è sempre stato per i diritti e per l'inclusione, ma questi gruppi, che alcuni definiscono come femministe storiche o trans-escludenti, volevano discriminare le persone trans. Chi si definisce femminista o di sinistra non è compatibile con chi discrimina».
Per il senatore Zan quella in Sardegna è stata una giornata di emozioni. In serata il bagno di folla a Cagliari, al sit in indetto dai movimenti Lgbtq e in mattinata l'incontro con duecento studenti al liceo “De Castro” di Oristano e con altre trenta classi collegate in videoconferenza. Quando l’esponente del Pd, rispondendo alle domande della professoressa Sabrina Sanna, ha raccontato del suo coming out e del rapporto col padre, fra i ragazzi e le ragazze in sala c'è chi si è commosso. Dentro la scuola, la politica resta per due ore sullo sfondo, è il momento di raccontare «l'adolescenza negata, in un'epoca in cui non c'erano né i social né i pride e non potevo fare altro che tacere la mia natura. I miei compagni erano omofobi, ma non era certo colpa loro, erano progettati per essere così».
La sensibilità sul tema dei diritti civili è alta, fra i più giovani: dopo due ore di ascolto, ben pochi fuggono al suono della campanella e la maggior parte si mette in fila per farsi autografare il libro, che si intitola “Senza paura” ed è edito da Piemme. È il momento di denunciare un Paese «in cui due persone dello stesso sesso che camminano mano nella mano per strada, rischiano di essere insultate o finire all'ospedale». Zan però non si abbandona al pessimismo: «Abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo le prossime. Il Paese reale è molto più avanti di chi mercoledì ha applaudito sguaiatamente. Gesti da ultras, che gli odiatori e i picchiatori leggeranno come un via libera, una legittimazione». E se il preside Pino Tilocca dedica l'iniziativa «ai tanti ex studenti, che ora sono in giro per il mondo, e che quando erano qui non hanno potuto manifestare liberamente il proprio orientamento sessuale», alla fine arrivano le parole dell'ex docente Ivo Fenu: «Qualcuno userà sempre parole offensive per definirmi, parole che uccidono. Ma io posso dirvi che il modo migliore di spezzare il pugnale dell'omofobia è rompere il silenzio e dichiararsi».
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