Salute, in Sardegna nascono le 45 case di comunità
La Regione riorganizza l'assistenza sul teritorio con poliambulatori allargati e diffusi
CAGLIARI. Tutti i contratti dei commissari straordinari della sanità sono stati prorogati fino al 31 dicembre. Dovrebbe essere l’ultimo colpo di coda: a gennaio, come annunciato più volte dalla giunta Solinas, scatterà (o dovrebbe scattare) la riforma approvata oltre un anno fa dal Consiglio regionale, con il ritorno delle Asl. Nel frattempo, seppure ancora nessuno abbia visto la bozza, comincia a prendere forma la nuova mappa della medicina territoriale. Gli Ospedali di comunità saranno 13, le Centrali operative locali 16 e una quarantina i poliambulatori territoriali. A questo punto, almeno stando al cronoprogramma del centrodestra, fra due mesi o poco più dovrebbe partire la grande rivoluzione, almeno così è stata descritta più volte, dal governatore e dall’assessore alla sanità Mario Nieddu. Con anche una «rimodulazione del numero di posti letto, reparto per reparto, negli ospedali di prima fascia», ma in questo caso a dettare i tempi sarà il ministero della salute. Medicina territoriale. Stando ai criteri stabiliti dall’Agenas, è l’agenzia nazionale che dà le direttive alle Regioni, la prossima mappa della salute avrà tre pilastri. A cominciare dagli Ospedali di comunità: dovrà essercene uno ogni 120mila abitanti e quindi all’incirca 13 in Sardegna, per i «ricoveri brevi a media/bassa intensità», con in più la missione di «evitare gli accessi impropri ai pronto soccorso degli ospedali centrali». Poi, subito dopo, le Centrali operative, una ogni 100mila abitanti e quindi 16, che dovranno «gestire i rapporti tra l'ospedale e il territorio» e di conseguenza «permettere la continuità delle cure, attraverso il coordinamento dei trasferimenti fra le strutture sanitarie, garantendo sempre e comunque la presa in carico globale del paziente». Infine, le Case di comunità: saranno 45/46 in Sardegna, una ogni 35mila abitanti. Alcune esistono già, altre sono da ristrutturare e altre da costruire. Aggregando ciascuna una decina di Comuni, saranno il «più vicino punto di riferimento, contatto e ascolto per i territori». Nei poliambulatori allargati saranno presenti: medici di famiglia, pediatri, specialisti, infermieri, assistenti sociali e psicologi.
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