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provvedimento del gip 

Camici cinesi fuori norma sequestrati beni della Demar

Camici cinesi fuori norma sequestrati beni della Demar

CAGLIARI. A ottobre dell’anno scorso l’avevano arrestato, l’accusa era di frode in pubbliche forniture per aver venduto alla Regione mascherine fabbricate in Cina non conformi alle norme nazionali e...

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CAGLIARI. A ottobre dell’anno scorso l’avevano arrestato, l’accusa era di frode in pubbliche forniture per aver venduto alla Regione mascherine fabbricate in Cina non conformi alle norme nazionali e comunitarie. In quei giorni a Renato De Martin (61 anni) di Reggio Calabria vennero confiscati su disposizione del gip Manuela Anzani 10,8 milioni di euro incassati dalla Regione in cambio dei dispositivi anti-covid e 2,7 milioni di mascherine Ffp3 irregolari. In queste ore la Guardia di Finanza è impegnata nel sequestro preventivo, disposto dal gip su richiesta del pm Giangiacomo Pilia, di 714 mila euro su conti correnti di De Martin e della società che amministra, la Demar Hospital srl. Nel mirino dei finanzieri, su indicazione della Procura, anche crediti vantati dalla società, automezzi e immobili. All’accusa di frode in forniture si sono aggiunte quelle di truffa aggravata ai danni dello Stato, con l’interdizione dall’esercizio dell’attività e il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

Stavolta non si tratta di mascherine, ma di tute e camici destinati agli operatori sanitari impegnati nell’assistenza dei malati di Covid: così come le mascherine, le Fiamme Gialle hanno accertato che si tratta di dispositivi arrivati dalla Cina, privi della certificazione di conformità ma offerti e venduti come se l’avessero. Gli uffici regionali, come risulta chiaramente dalle conversazioni telefoniche intercettate, sapevano e hanno cercato di evitare guai, fino a quando è scattata la denuncia dell’imprenditore di origini campane.

La vicenda di De Martin è una delle tante legate alla fase dell’emergenza Covid, quando le amministrazioni regionali lottavano per agganciare i dispositivi di protezione, in quella fase introvabili. De Martin era apparso come un’ancora di salvezza, tant’è che il 15 aprile 2020 riceve dalla direzione generale della Protezione civile un ordine per 30 mila camici categoria 3 dpi sterile a 13,50 euro l’uno, 70 mila camici 3 Dpi non sterile a 12,50 euro, 100 m ila tute con cappuccio a 28 euro l’una per un importo pari a 4 milioni e 80 mila euro. Di questo materiale la Demar fornisce un mese dopo alla Regione solo una parte e all’Ats, così come all’azienda Brotzu, gli operatori si accorgono subito che si tratta di attrezzature priva dei requisiti di legge. Partono febbrili comunicazioni, costantemente intercettate su disposizione della Procura, fra dirigenti e funzionari regionali che si palleggiano decisioni e responsabilità, con un problema di fondo: quando l’imbroglio viene scoperto la Regione ha già pagato parte della fornitura. In altre parole De Martin incassa, coi soldi regionali acquista la merce e poi la consegna. Una formula conveniente per la sua società, fino all’arresto e ora ai sequestri preventivi. (m.l)

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