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Green pass falsi in ospedale a Sassari, l’Aou: faremo più controlli

Green pass falsi in ospedale a Sassari, l’Aou: faremo più controlli

Dopo la scoperta dell’utilizzo di carte verdi intestate anche a Hitler e Topolino

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SASSARI. Il problema dei green pass falsi si sviluppa su due livelli: uno nazionale (o meglio internazionale) e l’altro locale. Da un lato la questione della creazione dei codici taroccati e le contromisure da adottare per invalidarlo. Dall’altra le contromisure da mettere in campo a livello locale, dove la possibilità di aggirare il controllo sul certificato è ampia anche in strutture che dovrebbero garantire la massima sicurezza come quelle sanitarie. Ovviamente ai cittadini sardi interessa di più ciò che si sta facendo negli ospedali e negli ambulatori. E da questo punto di vista, dopo la denuncia della Nuova, la Aou di Sassari annuncia di correre ai ripari, cercando di eliminare le falle dei controlli dei green pass. L'Azienda ospedaliera universitaria di Sassari è già al lavoro rendere più sicuri gli accessi alle strutture ospedaliere con il Green pass – si legge in una nota –, così da riconoscere alcuni QRcode falsi che stanno circolando in rete. «Sono già state aggiornate alcune applicazioni VerificaC19 installate su smartphone e tablet in dotazione agli operatori di guardiania agli 11 varchi presidiati. Sarà il fornitore dei totem installati all'ingresso del Santissima Annunziata e del Palazzo Clemente, invece, a fornire l'aggiornamento necessario al software installato».

Sì, perché si tratta di aggiornamenti periodici rilasciati dal ministero che, già dai giorni scorsi – fanno sapere dai Servizi informatici dell'Aou di Sassari – «i nostri tecnici stanno facendo alle app dei dispositivi mobili in uso ai varchi di accesso. Questo è l'unico sistema per superare la problematica, non imputabile all'Aou, del riconoscimento dei Green pass fasulli. Nei prossimi giorni, invece, sono attese le patch e le note di aggiornamento del fornitore dei totem». L’Aou, comunque, informa anche che per garantire un’ulteriore sicurezza ha attivato, sin dai primi giorni di entrata in vigore dell'obbligo del green pass, anche controlli a campione all'interno delle singole strutture da parte dei direttori delle stesse o loro delegati. «Chi dovesse scaricare o utilizzare Green pass contraffatti – avverte l’Aou – potrebbe andare incontro a possibili sanzioni di carattere penale». Dalla Ats il commissario Massimo Temussi fa sapere che per ora non è stata prevista alcuna misura, ma c’è una interlocuzione con il Dipartimento Ict.

Sull’origine dei certificati falsi c’è ancora una certa confusione. Il 28 ottobre sul Portale Raid Forums (accessibile nel dark web) è comparso questo post: «Per i miei compagni combattenti italiani, qui c’è la mia collezione di 62 Gp». Messaggio accompagnato da un link di collegamento a Rapidshare, un servizio di scambio di file. Sullo stesso forum erano comparsi Qr code falsi e intestati ad Adolf Hitler. Gli stessi che sono stati scaricati anche a Sassari e che il cronista della Nuova ha utilizzato per accedere ad alcune strutture sanitarie di Sassari. Dalle Cliniche di San Pietro al Santissima Annunziata.

Ci sarebbero in circolazione due tipi di pass falsi: quelli generati con dati falsi e quelli sottratti a persone realmente esistenti. Da dove arrivano questi ultimi? Federico Fuga, ingegnere elettronico e autore di Agenda Digitale, ha dichiarato al quotidiano online Open che le origini possono essere tre: «Questi Green pass possono essere stati raccolti da varie fonti: all’inizio molti condividevano il loro QR Code sui social media, qualcuno può averli presi e decodificati. O ancora, possono essere stati registrati in un locale o rubati con una versione clonata dell’app Verifica C19». Potrebbe infatti esserci una falla nel sistema del green pass europeo: alcune chiavi crittografiche private che permettono di generare il certificato verde utilizzabile in tutti i paesi dell'Unione sarebbero state rubate e con quelle sono stati realizzati documenti che sono risultati perfettamente validi alla verifica con le app ufficiali.

Per chi utilizza un green pass falso potrebbero esserci anche conseguenze penali. Sempre a Open Enrico Ferraris, avvocato esperto in Data Protection, ha ricordato che «la raccolta di Green Pass, da parte di chi dovrebbe solo controllarli, e la diffusione rappresentano trattamenti illeciti di dati personali che sono sanzionabili dal Garante Privacy. Nel caso in cui siano effettuate per trarne profitto (per sé o per altri) possono integrare il reato previsto dall’articolo 167 del Codice privacy, punibile con la reclusione da uno a tre anni (essendo coinvolti dati sanitari). Chi mostra un Green pass appartenente ad altra persona potrebbe commettere il reato di “sostituzione di persona”, punibile con la reclusione fino a un anno».

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