Niente certificato: carcere vietato al garante dei detenuti
di Roberto Sanna
Antonello Unida si è vantato sui social di non avere il pass Il provvedimento comunicato dalla direzione dell’istituto
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SASSARI. La passione per i video non gli è mai mancata, così come il coraggio di compiere azioni plateali. Questa volta però Antonello Unida, 59 anni, Garante dei detenuti del carcere di Bancali, è finito al centro di pesanti polemiche visto che in uno di questi video ha dichiarato di non essere in possesso di green pass. Situazione che, al di là delle rispettabili posizioni personali, pone un problema tecnico perché a chi riveste questo incarico la legge, per poter entrare in carcere, impone l’obbligo del green pass.
La prima conseguenza, che lo stesso Antonello Unida contesta vivacemente nella sua essenza normativa, è stata l’immediata comunicazione da parte della direzione del carcere che lo invita a presentarsi solo se munito di green pass: «È una follia – dice il garante – perché io sono andato a trovare i detenuti anche nei periodi più duri della pandemia e del lockdown. Sono entrato nelle celle, con alcuni detenuti siamo abbracciati, con altri ci siamo addirittura allenati in palestra. E non c’è mai stato alcun contagio, non può essere un caso. I familiari dei detenuti e gli avvocati non hanno quest’obbligo, in più solo una bassa percentuale dei detenuti si è vaccinata. Ricordo che il vaccino non è un obbligo ma un diritto, io faccio una vita morigerata, curo l’alimentazione e la forma fisica, sono sanissimo».
E se il direttore del carcere gli ha semplicemente ricordato l’esistenza di una norma di legge dalla quale non può prescindere, diverso è il versante politico perché il Garante dei detenuti viene nominato dal consiglio comunale. Dal presidente dell’assemblea, Maurilio Murru, arriva un commento stringato: «Il regolamento sullo svolgimento della funzione di Garante elenca espressamente le cause di revoca. Qualora rilevassimo inadempienze in tale direzione prenderemo le opportune decisioni» dice, aggiungendo poi che «Al di là di questo, ritengo che chi riveste cariche e ruoli istituzionali debba dare il buon esempio e rispettare le disposizioni normative». Il regolamento comunale, nello specifico, si occupa della possibile decadenza nell’articolo 3 il quale, dopo aver preso in esame la possibilità di preesistenti cause, nel comma 4 recita che «Il Garante può essere altresì revocato per gravi motivi connessi all’esercizio delle sue funzioni o gravi inadempimenti nei compiti affidati secondo le procedure del presente articolo».
Dalle opposizioni arrivano richieste ben precise: «Rispetto le decisioni personali – dice Mariolino Andria, candidato sindaco del centrodestra nelle ultime elezioni – però il Garante dei detenuti ha un ruolo pubblico, può essere chiamato in carcere in qualsiasi momento. Per cui, sempre nel rispetto della volontà personale, probabilmente il provvedimento di nomina dovrebbe essere ripensato». «Qualsiasi opinione personale deve essere rispettata – aggiunge Giuseppe Mascia, capogruppo del Pd – però questo libero arbitrio non può essere anteposto all’interesse pubblico che invece deve essere sempre tutelato».
La prima conseguenza, che lo stesso Antonello Unida contesta vivacemente nella sua essenza normativa, è stata l’immediata comunicazione da parte della direzione del carcere che lo invita a presentarsi solo se munito di green pass: «È una follia – dice il garante – perché io sono andato a trovare i detenuti anche nei periodi più duri della pandemia e del lockdown. Sono entrato nelle celle, con alcuni detenuti siamo abbracciati, con altri ci siamo addirittura allenati in palestra. E non c’è mai stato alcun contagio, non può essere un caso. I familiari dei detenuti e gli avvocati non hanno quest’obbligo, in più solo una bassa percentuale dei detenuti si è vaccinata. Ricordo che il vaccino non è un obbligo ma un diritto, io faccio una vita morigerata, curo l’alimentazione e la forma fisica, sono sanissimo».
E se il direttore del carcere gli ha semplicemente ricordato l’esistenza di una norma di legge dalla quale non può prescindere, diverso è il versante politico perché il Garante dei detenuti viene nominato dal consiglio comunale. Dal presidente dell’assemblea, Maurilio Murru, arriva un commento stringato: «Il regolamento sullo svolgimento della funzione di Garante elenca espressamente le cause di revoca. Qualora rilevassimo inadempienze in tale direzione prenderemo le opportune decisioni» dice, aggiungendo poi che «Al di là di questo, ritengo che chi riveste cariche e ruoli istituzionali debba dare il buon esempio e rispettare le disposizioni normative». Il regolamento comunale, nello specifico, si occupa della possibile decadenza nell’articolo 3 il quale, dopo aver preso in esame la possibilità di preesistenti cause, nel comma 4 recita che «Il Garante può essere altresì revocato per gravi motivi connessi all’esercizio delle sue funzioni o gravi inadempimenti nei compiti affidati secondo le procedure del presente articolo».
Dalle opposizioni arrivano richieste ben precise: «Rispetto le decisioni personali – dice Mariolino Andria, candidato sindaco del centrodestra nelle ultime elezioni – però il Garante dei detenuti ha un ruolo pubblico, può essere chiamato in carcere in qualsiasi momento. Per cui, sempre nel rispetto della volontà personale, probabilmente il provvedimento di nomina dovrebbe essere ripensato». «Qualsiasi opinione personale deve essere rispettata – aggiunge Giuseppe Mascia, capogruppo del Pd – però questo libero arbitrio non può essere anteposto all’interesse pubblico che invece deve essere sempre tutelato».
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