La Nuova Sardegna

Lorenzo Tecleme, attivista di Fridays for future «Stop al carbone e no alla dorsale del gas per fermare la desertificazione dell’isola» 

«Rinnovabili e zero emissioni così salveremo il nostro futuro»

di Silvia Sanna
«Rinnovabili e zero emissioni così salveremo il nostro futuro»

Lorenzo, Greta Thunberg ha detto che voi attivisti siete stati traditi. Ha ragione?«La sensazione è questa. la sensazione è quella del tradimento, perché non c’è mai rispondenza tra le richieste...

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Lorenzo, Greta Thunberg ha detto che voi attivisti siete stati traditi. Ha ragione?

«La sensazione è questa. la sensazione è quella del tradimento, perché non c’è mai rispondenza tra le richieste della comunità scientifica e le posizioni dei Paesi presenti al vertice. “Mind the gap”, attenzione alla distanza, è un hashtag popolare tra noi attivisti».

Il vertice a Glasgow potrà attenuare questa distanza?

«Sinceramente ho molti dubbi, sino a qualche mese fa c’era molto più ottimismo mentre nelle ultime settimane ci sono state frenate importanti. Per esempio il piano Biden sul clima che incontra ostilità negli Stati Uniti, la Cina che ha deciso di non partecipare alla Cop 26. Anche il recentissimo G20 di Roma è stato deludente sulle politiche ambientali che richiedono una vera svolta».

La comunità scientifica ha indicato nel 2050 il termine ultimo per raggiungere le emissioni zero. È un obiettivo raggiungibile?

«Certo, ma i paesi industrializzati come l’Italia lo dovrebbero raggiungere prima, entro il 2030. Gli altri arriveranno dopo. Ma per quanto riguarda l’Italia purtroppo non riesco ad essere fiducioso».

Che cosa a tuo giudizio ostacola la svolta climatica?

«Nei paesi ricchi e industrializzati ci sono grossi interessi economici in ballo. Cambiare veramente la politica climatica significherebbe andare contro autentici colossi, per esempio l’Eni che non ha intenzione di rinunciare ai combustibili fossili. In Italia stiamo costruendo nuovi gasdotti, andiamo in controtendenza rispetto agli obiettivi della Comunità scientifica».

Nel frattempo l’India annuncia emissioni zero solo nel 2070 e finisce sotto accusa.

«Il 2070 è troppo lontano. Ma attenzione a non dipingere l’India come il mostro cattivo rispetto all’Occidente buono. Perché Modi ha comunque fissato un calendario interessante di obiettivi da qui al 2030, esiste un piano e questo è apprezzabile».

Hai 20 anni ma sei impegnato sul tema già da tempo e hai contribuito alla nascita del movimento Fridays for future a Sassari e in Sardegna. Quale è la strada che i governi devono seguire per salvare il pianeta?

«Intanto è necessario decidere subito sui 100 miliardi per la transizione. E vanno abbandonati senza indugio i combustibili fossili: zero carbone dal 2025, bisogna lavorare sulle rinnovabili e sugli accumuli di energia».

La presenza nel Governo di un ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, è un buon segnale per chi chiede una svolta radicale ?

«Di sicuro con Cingolani c’è stato un importante cambio di passo rispetto al predecessore Costa, molto lontano da questi temi. Ma lo stesso Cingolani si è contraddetto e anche nei confronti del mondo ambientalista ha fatto affermazioni disastrose. È chiaro che se il ministro porterà avanti iniziative condivisibili, così come ha lasciato intendere, noi saremo i primi a riconoscere i suoi meriti. Ci sono diverse questioni aperte, aspettiamo».

A proposito di partite aperte, in Sardegna c’è quella legata al metano, con una forte contrapposizione tra chi vorrebbe realizzare la dorsale e chi ritiene che sia un’opera inutile e dispendiosa.

«Il metano in Sardegna sarebbe dovuto arrivare tempo fa, come nel resto d’Italia. Parlarne oggi non ha senso, tanto meno ha senso una dorsale: realizzare una infrastruttura di questo tipo sarebbe un gravissimo errore perché tra meno di 10 anni sarebbe già vecchia e dovremmo abbandonarla. Metà del territorio sardo è a rischio desertificazione per via dei cambiamenti climatici, la politica deve contrastare questo fenomeno».

Che cosa vuoi dire alla classe dirigente?

«Mettere primi gli interessi della collettività, in termini di salute e di posti di lavoro: le rinnovabili ne garantiscono molti di più, il rapporto è 3 a 1».

Invece alla tua generazione che cosa vuoi dire?

«Per prima cosa di protestare per essere ascoltati. E a giovani e adulti di agire per ridurre la propria impronta carbonica, riducendo le emissioni di Co2».

Quali sono le buone pratiche che tu attui e che suggerisci?

«Innanzitutto ridurre il consumo di carne a vantaggio di altri cibi. Spostarsi a piedi o sui mezzi pubblici, l’auto se indispensabile è meglio che sia elettrica. Ridurre i viaggi in aereo, eliminare la plastica, differenziare bene i rifiuti. Piccole cose, tutte insieme possono fare la differenza».

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