Sanità al collasso, l'Ats ai sindaci: "Assunti tutti i sanitari sulla piazza, ma 3mila hanno rifiutato"

Ad aver accettato l'ingaggio fra medici, infermieri e personale tecnico sarebbero stati poco più di 2mila

CAGLIARI. Tutti i medici e infermieri sul mercato «li abbiamo assunti», ripete la Regione da settimane. È vero, ma su ottomila chiamate non tutti i camici bianchi avrebbero risposto presente. Oltre tremila volte avrebbero rinunciato alle chiamate indispensabili per far fronte a vecchie e nuove emergenze nella sanità. Sono questi una parte dei numeri stampati sul dossier con cui il commissario straordinario dell'Ats, Massimo Temussi, s'è presentato nell'aula della commissione del Consiglio regionale, dov'era stata convocata una folta delegazione di sindaci del Sassarese, della Gallura, del Nuorese e dell'Ogliastra.

Le chiamate. Ad aver accettato l'ingaggio fra medici, infermieri e personale tecnico sarebbero stati poco più di duemila. Non sono persone, ma chiamate lanciate, da una parte all'altra, per coprire i buchi di un organico che in cinque anni, dal 2014 al 2019, ha perso 3.389 unità, recuperandone meno di mille, molti sono ancora precari, nel pieno della crisi Covid. L'Azienda unica non ha voluto caricare troppo di significato il suo ultimo rapporto: è servito a ribadire soprattutto che la «situazione è complicata e le soluzioni immediate sono difficili». È quello che invece, sospinti dalla sollevazione di piazza, hanno risollecitato i sindaci, con in testa Emiliano Deiana dell'Associazione dei Comuni e Andrea Soddu del Consiglio delle autonomie. «Da questo confronto qualcosa in più mi sarei aspettato», ha detto il primo alla fine del faccia a faccia. Anche se, in effetti, un passo avanti c'è stato: l'assessore alla sanità, Mario Nieddu, e il direttore generale, Marcello Tidore, hanno annunciato: «È pronta la bozza per il rilancio della medicina territoriale. Il 16 novembre vi convocheremo per discuterla».

I sindaci. Dopo le manifestazioni di piazza, la recente marcia su Cagliari e il documento sottoscritto ad Arborea, dai Comuni certo non potevano arrivare parole tenere. Ma neanche dai consiglieri regionali presenti: senza far distinzione fra maggioranza e opposizione, tutti hanno ripetuto che «il livello di guardia è stato superato». Come hanno confermato il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, e Gianfranco Meazza, vicesindaco a Sassari, sostenuti da molte altre fasce tricolori: Mario Conoci, Alghero, Marco Murgia, Ozieri, Antonio Sau, Ittiri, Giannetto Addis, Tempio, Gianfranco Soletta, Thiesi, Davide Burchi, Lanusei, e Massimo Cannas, Tortolì. Trapelato dalle porte chiuse della riunione, durata tre ore abbondanti, il loro pensiero-denuncia può essere riassunto così: «Non c'è chi sta peggio o meglio fra i nostri ospedali, è il sistema a essere al collasso». Per la mancanza di medici e infermieri, che continua a essere il problema dei problemi prima e dopo la pandemia, ma perché «spesso abbiamo strutture troppo datate», ha aggiunto il commissario dell'Ats. Costruirne di nuove è uno degli obiettivi dichiarati da questa e dalle precedenti Giunte regionali, però sono progetti a lunga scadenza. I sindaci lo hanno ribadito: «Oggi abbiamo bisogno di interventi immediati dovunque». A Nuoro come a La Maddalena, a Olbia, Ozieri e Sorgono, o in qualunque altro grande o piccolo ospedale. «Non bastano più le pezze dell'ultim'ora, spostando qualche medico da una parte all'altra», è stato ribadito dai sindaci. «Abbiamo fatto il massimo - ha replicato l'assessore Nieddu - e di più non riusciremo a fare almeno fino a quando avremo le mani legate dal Governo. Deve adottare un piano d'emergenza, simile a quello che ha permesso alla Nazione di affrontare la sciagura del Covid». In attesa delle deroghe ministeriali, la politica s'è impegnata a fare «il possibile e anche l'impossibile per raddrizzare una barca che, in ogni caso, non è affondata».

Colpo a sorpresa. Di sicuro per anticipare, o come minimo tenere a bada, le contestazioni dal vivo, l'assessorato alla sanità s'è fatto avanti col piano per rilanciare la medicina territoriale. È il secondo pilastro della riforma: dovrà andare di pari passo col ritorno delle Asl, da gennaio in poi, e anticipare la riorganizzazione dei posti letto nei reparti. Perché - ha ribadito Nico Mundula, presidente della commissione ospitante - «vogliamo tutti riportare la sanità il più vicino possibile ai cittadini dovunque abitino». Così, seppure in bozza, consegnata per ora solo ai consiglieri regionali, è cominciata a circolare una mappa zeppa di bandierine. Sono i futuri Ospedali di comunità, 13, le prossime Centrali operative, 16, e soprattutto fanno intuire dove potrebbero essere aperte 45 Case della salute. In 180 pagine è descritta la rivoluzione che dovrebbe «alleggerire il peso dei ricoveri, garantendo la continuità delle cure in ogni Comune». I sindaci hanno apprezzato l'accelerazione, ma ricordato: «Non dimenticatevi della nostra proposta di organizzare gli Stati generali della sanità. Dobbiamo firmare un Patto della salute condiviso. Dobbiamo scrivere assieme le priorità, trovare le soluzioni ed evitare che, nella prossima legislatura, si ricominci daccapo».

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