La Nuova Sardegna

Fondi a rischio scadenza l’isola chiede una proroga

di Claudio Zoccheddu
Fondi a rischio scadenza l’isola chiede una proroga

L’assessore Biancareddu scrive al ministro Bianchi: «Dateci 12 mesi in più»

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SASSARI. Dodici mesi di proroga per completare o aggiudicare 37 interventi ed evitare di rimandare a Roma i 57 milioni finanziati dal ministero dell’Istruzione tramite il Piano triennale di edilizia scolastica 2018-2020. L’isola, dunque, rischia di perdere per strada un consistente pacchetto di interventi destinati al mondo della scuola, un “blocco” che prevedeva la riqualificazione, l’ammodernamento e il rinnovamento di edifici provati dal passare del tempo, insicuri e comunque lontanissimi dagli standard che la modernità dovrebbe imporre a tutti gli istituti scolastici. E, cosa forse ancora più grave, si è anche materializzato il rischio concreto di essere costretti ad abbandonare in corso d’opera un pacchetto di interventi già iniziati ma ancora in sospeso anche per colpa dei rallentamenti nei cantieri causati dalla pandemia.

La nota. L’assessore regionale della Pubblica istruzione, Andrea Biancareddu, ha inviato una nota ufficiale per chiedere al ministro, Patrizio Bianchi, un anno di tempo in più per “il raggiungimento delle obbligazioni giuridicamente vincolanti sui finanziamenti gestiti dal ministero”. Se la richiesta non dovesse essere accolta, il definanziamento previsto dalle norme “causerebbe una perdita per la Regione di oltre 57 milioni di euro. Perdita che può essere evitata con una proroga di circa 3 mesi, per 9 interventi già finanziati. Mentre una proroga di 9-12 mesi salverebbe altri 28 interventi, che richiedono il completamento dell'iter per l'aggiudicazione dei lavori”. Un colpo durissimo per l’isola che rischia un clamoroso passo indietro anche su questo fronte nonostante i progetti e le intenzioni fossero “in sintonia con l’azione ministeriale” e il coinvolgimento sul territorio fosse capillare e in campo fossero scese contemporaneamente tutte le amministrazioni comunali e provinciali con lo scopo di raggiungere un obiettivo tanto lontano quanto necessario: costruire una rete scolastica diffusa e adatta alla nuove esigenze della didattica moderna, sicura e accessibile, orientata al raggiungimento di altissimi standard di efficienza energetica e, in molti casi, anche di apertura degli spazi interni alla comunità.

La cause. Per restare in tema scolastico, la “giustificazione” firmata dall’assessore Biancareddu chiama in causa le difficoltà di progettazione, quelle legate ai finanziamenti e, in ultimo, anche il peso specifico della pandemia rapportato, ad esempio, alla chiusura dei cantieri aperti. «Il processo – spiega l’assessore – ha richiesto un notevole investimento in termini di azioni di accompagnamento e supporto tecnico degli enti locali e la convergenza di numerose fonti di finanziamento. Alla complessità intrinseca del processo si è aggiunta la difficoltà della gestione dell'emergenza Covid che, per gli enti locali, ha comportato un aggravio di impegni e competenze, nonché un forte rallentamento nell'avvio di nuovi progetti o nell'adattare le procedure dei lavori in corso alle nuove condizioni di lavoro in fase pandemica. In questo contesto, il definanziamento degli interventi di edilizia scolastica attuati con i fondi ministeriali rischia di creare una forte battuta di arresto a progetti di riqualificazione avviati ormai due o tre anni fa, portando al mancato raggiungimento dell'obiettivo di fornire ai nostri studenti scuole di qualità».

La coda legale. Oltre allo stop ai progetti e all’evidente imbarazzo che potrebbe causare, Biancareddu sottolinea anche il rischio di un epilogo in tribunale: «Un così importante definanziamento, oltre a causare problematiche nei rapporti istituzionali tra enti locali, Regione e ministero dell'Istruzione, porterebbe ad inevitabili contenziosi, tra l'altro già preannunciati da molti enti che sottolineano le oggettive difficoltà conseguenti alle emergenze Covid come la principale ragione per il mancato rispetto delle tempistiche imposte dai decreti ministeriali». Ma tutto dipenderà dalla risposta del ministro Bianchi, attesa dalla Regione ma soprattutto dal mondo della scuola che rischia di veder sfumare l’ennesima occasione di rilancio.

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