La Nuova Sardegna

«Non demonizzare la rete i genitori siano più presenti»

di Antonello Palmas
«Non demonizzare la rete i genitori siano più presenti»

L’Ordine degli psicologi: «Connessi due mesi all’anno, attenti alle trappole»

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ORISTANO. «Non si evita di portare al parco giochi un bambino per paura che cada e si faccia male». È una delle metafore utilizzate per spiegare che ormai web e social fanno parte della nostra vita e di quella dei giovanissimi. «Il mondo virtuale è come quello reale, ha i suoi rischi – ha detto Simone Gargiulo, cyber psicologo e media educator durante il convegno “Adolescenti onlife-Gli adolescenti connessi e non, fra opportunità e rischi” – La soluzione non è negare lo smartphone ai ragazzi, che significherebbe impedire loro qualsiasi attività, è importante che imparino subito a utilizzarli bene». L’incontro era organizzato a Oristano dall’Ordine degli psicologi della Sardegna, nell'ambito delle Settimane del Benessere Psicologico. Masha Andreotti, psicologa e psicoterapeuta che ha moderato il convegno: «Internet, il web, i device, hanno un ruolo nelle loro vite, e non possiamo far finta che non esista. Sono strumenti che si deve imparare a utilizzare nel modo più corretto».

Effetto pandemia. «La rete e la connessione – ha detto Angela Quaquero, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Sardegna – sono ormai parte integrante e imprescindibile della nostra vita e della società. Occorre però saper stabilire un rapporto corretto, anche fra gli strumenti e i tempi di connessione, ai fini della comunicazione interpersonale e della propria crescita, e questo è indispensabile in particolare per gli adolescenti, che trascorrono molte ore della propria vita online. La pandemia e la Dad hanno impresso una forte accelerazione nell'utilizzo della connessione a fini dello studio: da un equilibrato rapporto fra l'online e l'offline scaturisce la possibilità di un utilizzo proficuo della rete, il cui uso distorto può avere però anche gravi conseguenze nello sviluppo psichico e nella vita dei nostri ragazzi».

Due mesi l’anno sui social. Gargiulo snocciola qualche dato impressionante: si tocca lo smartphone 2600 volte al giorno, in particolare il 79% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni trascorre sui social più di 4 ore al giorno, 28 a settimana, 120 ore al mese, due mesi interi all’anno. «Non è tanto il tempo che occupiamo sul web – spiega – ma è la qualità che conta e ciò che è negativo è un utilizzo passivo di internet. Da un’indagine sugli adulti risulta che secondo loro i rapporti su internet sostituiscono la vita reale: sul web è facile far credere che tutto è bello, che tutto va bene; e accade che gli adolescenti condividano la loro intimità e la privacy senza riflettere». In una video-discussione con alcune studentesse dell’istituto Don Deodato Meloni di Oristano ha parlato di tutto ciò che di positivo porta l’uso delle tecnologie, dalla facilità con cui si programma l’uscita con gli amici alla tranquillità che puoi dare ai tuoi genitori quando sei lontano. Ma anche di “web reputation” («gli adolescenti non sempre si rendono conto dei possibili effetti nella vita futura di ciò che pubblicano») e di tutte le insidie che un cattivo uso può nascondere.

Le trappole del web. «Il cyberbullismo non è unico pericolo per i giovani (e non solo): ci sono il phising (la truffa online), il sexting (l’invio di foto intime, che può nascondere adescamento o sfociare in ricatti). E poi occorre ricordarsi che alcuni comportamenti, attuati magari quando si agisce sotto una spinta emotiva, possano essere perseguiti per legge», dice Gargiulo. «Internet è uno strumento potentissimo – ha affermato Daniela Sau, docente e referente per il bullismo – ma è pur sempre uno strumento. La scuola ha un ruolo fondamentale per insegnare a utilizzarli usando la testa». E Maria Grazia Marrocu, referente del Convitto, spiega come «nel lavoro di prevenzione al bullismo e al cyberbullismo abbiamo scelto la peer education (una persona opportunamente formata intraprende attività formative con altre persone sue pari, ndc) strumento che grazie alla vicinanza anagrafica permette di veicolare i contenuti in maniera più efficace rispetto alla presenza in classe di esperti, che però non hanno legame con gli studenti».

Il ruolo dei genitori. «Non si deve demonizzare l’approccio al web degli adolescenti, ma nemmeno banalizzarlo eccessivamente – dice Piero Luigi Sanna, esperto in criminalità informatica, ex responsabile della polizia per le comunicazioni del Nuorese – Il fatto che i giovani siano tecnologicamente più competenti rispetto a noi non li mette al riparo dai pericoli, anzi li espone maggiormente, perché ci sono alcuni caratteri che rendono particolarmente insidioso il mondo virtuale: si tende a pensare che alcuni comportamenti, che nel mondo reale non sono accettabili o addirittura sono reati, diventino accettati come normali sul web». Fondamentale il ruolo dei genitori: «Importante che si mostrino disposti all’ascolto – dice Gargiulo – in modo che i ragazzi non cerchino tutte le risposte altrove». La domanda è: quanti ne sono capaci?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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