Rifornivano di droga la movida di Cagliari 12 arresti e 20 indagati

Il quartier generale dello spaccio era il rione di Castello I 6 ai vertici della banda in carcere, gli altri ai domiciliari

CAGLIARI. La rampa di lancio per le incursioni degli spacciatori era l’antico e storico quartiere di Castello, da dove partivano per rifornire di cocaina, hascisc e marijuana la movida cittadina nella Marina e al Poetto, senza disdegnare le consegne in altre parti della città e perfino nell’hinterland: 12 persone (una in flagranza di reato perché trovata in possesso di droga nel momento in cui è stata effettuata la perquisizione domiciliare) sono finite in manette e 20 quelle indagate nel corso di un blitz dei carabinieri effettuato ieri mattina a partire dall’alba e concluso in tarda mattinata dopo trentadue visite a domicilio con relative perquisizioni.

I sei presunti capi del vasto giro di spaccio sono finiti in carcere, mentre i loro esecutori sulla piazza hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Rimangono a piede libero altri venti indagati, ritenuti comprimari a vario titolo nell’organizzazione di spaccio.

Ai vertici della banda c’erano dunque le sei persone finite nel carcere di Uta, secondo quanto ricostruito nelle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Cagliari – diretti in una prima fase dal tenente colonnello Michele Lastella e poi dal subentrato collega Nicola Pilia - che hanno permesso agli investigatori di individuare un centinaio di azioni di spaccio nel centro storico cittadino, in particolare a Castello e nella Marina.

In carcere, come disposto con ordinanza dal gip Giorgio Altieri, sono finiti Stefano Pandolfi e Alberto Partolino, di 31 e 37 anni, cagliaritani di Pirri, Manolo Puddu e Fabrizio Serra (38 e 51 anni, entrambi di Quartu), Francesco Pinna (33, anche lui di Cagliari) e Fabrizio Virdis (43, di Gonnesa). Domiciliari invece per Ferdinando Belfiori (29 anni, Cagliari), Andrea Boi (32, di Cagliari-Pirri), Gian Filippo Masala (33, Cagliari), Mariano Bruni (ventiseienne, residente Capoterra nella lottizzazione Torre degli Ulivi), e Roberto Coiana (25, di Selargius). La banda avrebbe cominciato a operare in grande, facendo un salto di qualità rispetto al piccolo spaccio fino ad allora praticato individualmente, nell’estate del 2019: di cocaina, hascisc e marijuana la movida cagliaritana, utilizzando Castello come quartier generale.

Da lì partivano i pusher per andare a spacciare nel centro storico cittadino, frequentato da migliaia di giovani soprattutto la sera. Tanti di loro sono stati più volte visti nel momento in cui cedevano la droga e intascavano i soldi, ma sono stati lasciar fare nella certezza che avrebbero portato gli investigatori a individuare l’intera organizzazione, come in affetti è adesso avvenuto. Nella inchiesta sono coinvolte anche tre persone per le quali il gip non ha ritenuto di dover emettere nuovi provvedimenti restrittivi, dal momento che erano state già arrestate in flagranza durante le indagini.

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