«Apprendere la scienza per capire il presente»
di Mauro Lissia
Maria Chiara Carrozza in visita nei centri di ricerca dell’isola, oggi è a Sassari Parole critiche sulla comunicazione della pandemia e sulla “scuola” del web
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CAGLIARI. Non è stata carente solo la comunicazione nella fase acuta della pandemia, la crisi di rapporti tra i cittadini e la scienza è legata anche a un problema di comprensione da parte dei cittadini e di metodi d’insegnamento, perché l’apprendimento non può avvenire solo su Tik-tok e su Instagram: parole chiare e per certi versi definitive quelle di Maria Chiara Carrozza, la presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) che ieri era in visita nelle sedi di Cagliari e oggi sarà a Sassari, all’area delle ricerca di Li Punti. Affiancata dal direttore Giuseppe Colpani, la presidente si è confrontata con i vertici universitari e politici cittadini in una fase importante per la ricerca scientifica, chiamata a gestire i nove miliardi destinati dal governo sui fondi europei del Pnrr. Difficile però, al di là dei progetti in fase di elaborazione in tutte le discipline («stiamo lavorando su ogni fronte, anche in Sardegna è in corso una selezione») allontanarsi dal tema della pandemia, che da due anni mette a dura prova le strutture sanitarie nazionali e il mondo della scienza: «Per certi versi la pandemia ha accresciuto la fiducia dei cittadini nei confronti della scienza - ha spiegato Carrozza - perché una buona parte della cittadinanza si è resa conto dell’importanza dell’approccio scientifico, mi riferisco anche ai dispositivi di protezione individuale, alle terapie per il Covid. Del virus si moriva, oggi oltre ai vaccini sono state sviluppate terapie utili. È innegabile però che ci sia stato anche un disorientamento, perché a volte la comunicazione scientifica non è stata gestita nel migliore dei modi possibile». Il riferimento è esplicito: «In altri paesi non c’è stata questa corsa a intervistare i virologi, con diverse opinioni, le fazioni... queste cose andrebbero evitate, il Covid ci ha insegnato che è importante comunicare bene la scienza, che non dà certezze ma evidenze basate sui numeri e non è di parte, si basa su esperimenti».
Alla base delle criticità, che oggi danno vita a proteste e violenze in ogni angolo d’Italia, c’è anche una limitata comprensione da parte dei cittadini a causa della inadeguata preparazione di base: «Da una parte gli scienziati devono imparare a comunicare meglio e a non scendere mai negli attacchi personali - avverte la presidente del Cnr - dall’altra la scuola deve programmare percorsi di studio e preparare i cittadini a leggere la contemporaneità della scienza. Bisogna aggiornarsi, tutti gli studenti devono sapere cosa sono i virus, devono studiare la biologia molecolare, i principi dei vaccini. È la grammatica della scienza, sono conoscenze necessarie. A suo tempo abbiamo capito quanto fosse importante studiare le lingue, oggi la lingua nuova da imparare è la biologia molecolare, il dna, i nuovi linguaggi per capire la contemporaneità». Dietro le incomprensioni potrebbe esserci anche un problema di metodo nell’insegnamento, oltre che nella divulgazione: «Nel Pnrr ci saranno investimenti sull’aggiornamento degli insegnanti. La fatica del concetto però resta fondamentale, l’apprendimento comporta uno sforzo cognitivo, il web e i social non bastano e la proliferazione delle fonti online va guidata dalla scuola. E’ indispensabile che anche un giurista conosca le basi della biologia per non essere preso in giro da chi racconta cose senza senso. Un background di base serve a lavorare ma anche a esercitare la cittadinanza».
Alla base delle criticità, che oggi danno vita a proteste e violenze in ogni angolo d’Italia, c’è anche una limitata comprensione da parte dei cittadini a causa della inadeguata preparazione di base: «Da una parte gli scienziati devono imparare a comunicare meglio e a non scendere mai negli attacchi personali - avverte la presidente del Cnr - dall’altra la scuola deve programmare percorsi di studio e preparare i cittadini a leggere la contemporaneità della scienza. Bisogna aggiornarsi, tutti gli studenti devono sapere cosa sono i virus, devono studiare la biologia molecolare, i principi dei vaccini. È la grammatica della scienza, sono conoscenze necessarie. A suo tempo abbiamo capito quanto fosse importante studiare le lingue, oggi la lingua nuova da imparare è la biologia molecolare, il dna, i nuovi linguaggi per capire la contemporaneità». Dietro le incomprensioni potrebbe esserci anche un problema di metodo nell’insegnamento, oltre che nella divulgazione: «Nel Pnrr ci saranno investimenti sull’aggiornamento degli insegnanti. La fatica del concetto però resta fondamentale, l’apprendimento comporta uno sforzo cognitivo, il web e i social non bastano e la proliferazione delle fonti online va guidata dalla scuola. E’ indispensabile che anche un giurista conosca le basi della biologia per non essere preso in giro da chi racconta cose senza senso. Un background di base serve a lavorare ma anche a esercitare la cittadinanza».
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