La Nuova Sardegna

Non solo chef e camerieri, in Sardegna è emergenza personale

di Silvia Sanna
Non solo chef e camerieri, in Sardegna è emergenza personale

Pochi autisti, commessi e operai: lo squilibrio post Covid tra offerta e domanda. Sanna, ristoratore: «Tanti settori in crisi, usiamo meglio il Reddito di cittadinanza»

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SASSARI. Uno sguardo agli annunci di lavoro e la conferma arriva subito: cercasi cuochi, camerieri, baristi ma anche meccanici, manutentori, elettricisti, commessi. E poi ancora operai specializzati, autisti e autotrasportatori. L’elenco è lungo: l’economia che riparte dopo la paralisi Covid ha bisogno di personale in tanti ambiti. Ma questo personale non si trova: secondo un recentissimo studio a livello nazionale, più di un terzo delle offerte di lavoro resterà scoperta, con la Sardegna in linea con questa tendenza. «Io faccio il ristoratore e vivo le stesse difficoltà di un commerciante di abbigliamento, di un titolare di un’azienda di trasporto. C’è difficoltà a reperire il personale, per tutti. Non è mai stato semplice soprattutto in certi comparti, come il mio, che richiedono sacrifici e rinunce in termini di orari e tempo per la famiglia, ma dopo il Covid la situazione è peggiorata. E non perché siano cambiati i compensi ma perché si fanno scelte diverse». Christian Sanna, 34 anni, insieme al fratello Matteo, 48 anni, è il titolare del ristorante-vineria Le Botticelle di Bacco, in via Torre Tonda a Sassari: «Sul calo del personale l’attenzione si è focalizzata sul settore della ristorazione-accoglienza. Ma anche altri comparti vivono difficoltà identiche». E una soluzione, secondo Sanna, potrebbe arrivare da un diverso utilizzo del reddito di cittadinanza.

Cambio lavoro, cambio vita. È stato il Covid, o meglio il lockdown durante il periodo peggiore della pandemia, a fare da spartiacque in ambito lavorativo. «Le attività che si sono fermate hanno perso per strada molti dipendenti – dice Christian Sanna – per un insieme di concause: tanti hanno cercato un altro impiego stanchi di aspettare sussidi che non arrivavano, poi c’è una parte che stando a casa ha riscoperto i valori della famiglia e ha rimesso in fila le priorità: stop a lavori stressanti o senza orario, meglio godersi un po’ di più gli affetti. E in tutto questo si inserisce il reddito di cittadinanza che in tanti casi è stata la ciambella di salvataggio per chi non aveva intenzione di ricominciare la vita di prima. In ogni mestiere, che sia quello del cameriere, dell’avvocato o del giornalista, è necessario un periodo di formazione in cui non si ricevono grandi compensi ma si impara la professione, si mettono insieme le competenze per crescere, andare avanti con le proprie gambe e anche guadagnare di più. Diciamo che il Covid unito al reddito di cittadinanza ha inciso negativamente sulla volontà di fare esperienze e accontentarsi di compensi bassi, almeno all’inizio». Secondo il ristoratore, all’origine del crollo di personale «non c’è una contrapposizione tra titolari e dipendenti, che anzi spesso nelle difficoltà fanno ancora più squadra, ma le legittime scelte e aspirazioni dei singoli».

Sistema da rivedere. È chiaro però che per fare incontrare domanda e offerta il mercato del lavoro ha bisogno di una messa a punto. E un buon inizio potrebbe essere una revisione ulteriore del reddito di cittadinanza: «Perché per esempio non creare delle liste da cui attingere personale? Tra chi percepisce il sussidio statale ci sono persone che hanno competenze non sfruttate in vari ambiti, altre potrebbero essere formate. In questo modo diventerebbe più semplice per le imprese trovare i lavoratori che mancano perché vanno via, come quelli che si ammalano e che devono essere sostituiti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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