Rischi e regole non rispettate la Procura apre un’inchiesta
di Gianni Bazzoni
Tra oggi e domani la delega ai carabinieri del Nas per effettuare gli accertamenti Il numero dei fedeli ricoverati in condizioni critiche sale a 7: c’è anche un 83enne
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La procura della Repubblica di Sassari sta valutando con attenzione la situazione e tra oggi e domani potrebbe conferire la delega ai carabinieri del Nas per una serie di accertamenti specifici. In pratica per capire se il pellegrinaggio a Medjugorie concluso con una trentina di contagiati Covid e sette persone ricoverate in gravi condizioni nel reparto di Malattie infettive sia stato organizzato e si sia svolto nel rispetto delle norme anti Covid. Ci sono alcuni dubbi - sollevati a quanto pare anche da diversi partecipanti al pellegrinaggio (con circa 170 fedeli, in larga parte dalla zona della Gallura) che aggiungono ulteriori preoccupazioni a una situazione già di per se complicata. L’evidenza, sotto gli occhi di tutti, è che si sia corso un rischio enorme, con il pericolo reale di contagiare numerose persone (oltre le 30 accertate finora). Un viaggio delle fede che visto così aveva percentuali bassissime di rientro in Sardegna senza una buona dose di pellegrini positivi al Covid. Anche perché andare in Bosnia, dove la pandemia è in piena terza ondata, entrare in contatto e anche solo sfiorare migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, condividere viaggi in pullman e in aereo, lunghi momenti di comunità, significa sfidare il virus apertamente senza avere grandi possibilità di non essere colpiti.
I pellegrini sardi, tra l’altro hanno incrociato in viaggio il cambiamento delle regole e le nuove disposizioni: dal 25 ottobre infatti non si può più viaggiare verso la Bosnia per fini turistici, ma solo per ragioni di lavoro, salute o urgenza. E al rientro è necessario presentare il referto di un tampone e fare una quarantena di 10 giorni. Il gruppo di circa 170 persone è rientrato il 28 ottobre, con le nuove direttive già in vigore, quindi ha rappresentato una sorta di prova generale di quello che poteva accadere in un’area considerata a forte rischio contagio, e i risultati purtroppo lo confermano.
Il lavoro degli investigatori (tra acquisizione di documenti e testimonianze) dovrà servire a chiarire l’esistenza di eventuali responsabilità da parte di chi ha promosso il pellegrinaggio ma anche di altre persone che in qualche modo possono avere concorso a creare (con leggerezza) situazioni di rischio fino all’evidenza di una pandemia colposa. Se ne saprà di più nei prossimi giorni.
Intanto restano sempre gravi le condizioni dei pellegrini ricoverati in Malattie infettive a Sassari: sei persone - quasi tutte over 60 non vaccinate - alle quali ieri si è aggiunto un uomo di 83 anni, anche lui in condizioni critiche e aiutato nella respirazione con l’impiego del casco Cpap, così come avviene per altri tre pazienti con difficoltà respiratorie.
Condizioni stabili nella loro gravità, monitoraggio continuo perché per alcuni potrebbe rendersi necessario il trasferimento nel reparto di terapia intensiva.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I pellegrini sardi, tra l’altro hanno incrociato in viaggio il cambiamento delle regole e le nuove disposizioni: dal 25 ottobre infatti non si può più viaggiare verso la Bosnia per fini turistici, ma solo per ragioni di lavoro, salute o urgenza. E al rientro è necessario presentare il referto di un tampone e fare una quarantena di 10 giorni. Il gruppo di circa 170 persone è rientrato il 28 ottobre, con le nuove direttive già in vigore, quindi ha rappresentato una sorta di prova generale di quello che poteva accadere in un’area considerata a forte rischio contagio, e i risultati purtroppo lo confermano.
Il lavoro degli investigatori (tra acquisizione di documenti e testimonianze) dovrà servire a chiarire l’esistenza di eventuali responsabilità da parte di chi ha promosso il pellegrinaggio ma anche di altre persone che in qualche modo possono avere concorso a creare (con leggerezza) situazioni di rischio fino all’evidenza di una pandemia colposa. Se ne saprà di più nei prossimi giorni.
Intanto restano sempre gravi le condizioni dei pellegrini ricoverati in Malattie infettive a Sassari: sei persone - quasi tutte over 60 non vaccinate - alle quali ieri si è aggiunto un uomo di 83 anni, anche lui in condizioni critiche e aiutato nella respirazione con l’impiego del casco Cpap, così come avviene per altri tre pazienti con difficoltà respiratorie.
Condizioni stabili nella loro gravità, monitoraggio continuo perché per alcuni potrebbe rendersi necessario il trasferimento nel reparto di terapia intensiva.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
