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Canapa industriale, la protesta degli agricoltori

Canapa industriale, la protesta degli agricoltori

La denuncia: «È troppo restrittiva l’interpretazione della magistratura su lavorazione e vendita»

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CAGLIARI. La canapa industriale, quella che non «sballa», dovrebbe essere come il maiale: nulla andrebbe gettato via. Impossibile, ha scritto tempo fa la Procura della Repubblica in una circolare inviata alla polizia giudiziaria: le infiorescenze non possono essere lavorate a parte e anche foglie e radici non vanno trasformate in resina o olio. Perché? Perché, stando all’interpretazione dei pubblici ministeri della Dda, una legge nazionale non lo prevede. E infatti diverse piantagioni, fino a quel momento legali, sono state poi sequestrate e molti agricoltori indagati anche per associazione a delinquere. Finiti ingiustamente nel mirino, secondo la loro versione, i canapacoltori sono scesi in piazza. Oltre 500 hanno manifestato, per sollecitare al Consiglio il via libera alla legge regionale che «certo non ci metterebbe al riparo da indagini e inchieste penali, ma almeno servirebbe a fare chiarezza sui confini della coltivazione della canapa sativa». È quella con un effetto psicoattivo inferiore allo 0,5 per cento e quindi esclusa dalla tabelle delle sostanze stupefacenti.

La protesta. «Abbiamo investito migliaia di euro per avviare le nostre aziende, e oggi fa male vedere che proprio in Sardegna, dove la produzione è enorme e anche dalle grandi potenzialità, ha preso piede un’interpretazione restrittiva della legge nazionale - sottolinea Massimo Cossu, presidente di Canapa Sativa Italia - Oggi il problema è che, proprio a causa della circolare, non possiamo lavorare la pianta, ma solo venderla così com’è». Mentre in altre Regioni la vendita dei fiori recisi sarebbe possibile e non perseguita.

La redditività. Per un'azienda – confermano dall’associazione Sardinia cannabis, presieduta da Piero Manzainer – invece sarebbe proprio il fiore la maggiore fonte di reddito, considerato che sul mercato vale dai 100 ai 200 euro al chilo. Le altre parti della pianta hanno un prezzo decisamente inferiore.

In piazza. Insieme ai coltivatori i consiglieri regionali dell’M5s, del Psd’Az e della Lega, che – come confermato da Alessandro Solinas, Piero Maieli e Pierluigi Saiu – si sono detti d’accordo che la legge regionale sia licenziata al più presto e anche fatta chiarezza sui controlli preventivi delle piantagioni con test rapidi: almeno eviterebbero i sequestri della produzione.

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