La Nuova Sardegna

dieci anni di indagini 

Dal grande clamore mediatico alla perizia che sgonfiò l’inchiesta

LANUSEI. A dare il via all’inchiesta sui veleni di Quirra, subito circondata da un grande clamore mediatico, fu l'allora procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. Il magistrato, dopo anni di...

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LANUSEI. A dare il via all’inchiesta sui veleni di Quirra, subito circondata da un grande clamore mediatico, fu l'allora procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. Il magistrato, dopo anni di segnalazioni e denunce sui casi di patologie rari, malformazioni di neonati e animali e decessi sospetti, nel 2011 avviò le indagini con una serie di accertamenti affidati ai poliziotti della squadra mobile di Nuoro e agli uomini del Corpo forestale.

Nel 2012 il pm arrivò a decretare il sequestro del Pisq e la riesumazione di diverse salme di pastori nelle cui ossa i suoi consulenti trovarono tracce di torio. Tuttavia, già in fase di udienza preliminare, l'inchiesta si sgonfiò per l'esito della perizia dell'esperto del politecnico di Milano Mariano Mariani incaricato dal gup del tribunale di Lanusei, Nicola Clivio. Secondo il professore, nelle aree militari di Quirra, teatro di brillamenti, esercitazioni e lancio di missili, non ci fu nessun disastro ambientale. Dalle ipotesi di reato iniziali, omicidio volontario e disastro ambientale si arrivò al rinvio a giudizio degli otto comandanti e al proscioglimento di altri 12 indagati.

Il reato contestato, quello previsto dall’articolo 437 del codice penale, "omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri", venne dunque derubricato. Il processo si aprì nell'ottobre 2014, con 40 parti civili ammesse. Tra queste la Regione Sardegna, diverse amministrazioni comunali, numerosi civili e militari ammalati di tumore, parenti delle persone decedute, allevatori di Coldiretti, e il comitato antimilitarista "Gettiamo le basi", ieri in aula con i suoi attivisti. (g.f.)

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