La plastica soffoca i pesci e riduce l’ossigeno L’industria deve iniziare a rispettare l’ambiente Mascherine: sono una bomba ecologica
Il mare è di tutti: proteggendolo salveremo il nostro futuro
di Viola Sardu*
Ad esempio i rifiuti prodotti dall’acquacoltura rappresentano il 27% di quelli presenti negli oceani e solo l’1,5% di questi viene riciclato.Per risolvere questo problema bisognerebbe ovviamente che...
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Ad esempio i rifiuti prodotti dall’acquacoltura rappresentano il 27% di quelli presenti negli oceani e solo l’1,5% di questi viene riciclato.
Per risolvere questo problema bisognerebbe ovviamente che tutti i grandi Paesi del mondo limitassero la produzione di plastica e si adoperassero per attuare politiche industriali rispettose dell’ambiente.
È anche vero, però, che ciascun individuo può fare la sua parte attraverso comportamenti quotidiani, spesso piccoli gesti, volti al rispetto dell’intero ecosistema.
Come fare? Per esempio bisognerebbe imparare a riciclare la plastica o, meglio, provare a limitarne l’uso, acquistando piatti in ceramica, stoviglie in acciaio, usare bicchieri di vetro o provare a riutilizzare contenitori, bottiglie di plastica più di una volta. Non è difficile, serve soltanto un po’ di buona volontà per raggiungere un importante risultato.
Mi viene in mente, in questo periodo di pandemia, la questione dello smaltimento delle mascherine che usiamo per proteggerci e come un piccolo gesto come quello di eliminare gli elastici, possa essere di enorme aiuto per la fauna marina.
Basta pensare alle tartarughe che corrono seri rischi quando incappano in questi famigerati laccetti e a tutti gli animali che accidentalmente ingeriscono la plastica di cui sono fatte.
Il problema del gran numero di mascherine da smaltire correttamente è serio, rappresenta una vera bomba ecologica, e forse ancora poco affrontato, ma occorre trovare una soluzione immediata prima che ci sommerga in tutta la sua gravità.
Sono rimasta molto colpita, inoltre, nell’apprendere che il corallo, diffuso anche nel nostro mare, sta perdendo il suo colore originario a causa della mancanza di ossigeno provocata dall’inquinamento e dalle plastiche presenti nel mare. E’ l’ennesima conferma del fatto che la plastica sta soffocando gli oceani e noi siamo già in forte debito d’ossigeno.
Forse quello che ci manca, almeno a molti di noi, è proprio sentirci parte di questo mondo di cui non ci sappiamo prendere cura! Finché non capiremo che anche la nostra specie rischia di fare la fine dei coralli, delle tartarughe e di tutte le specie acquatiche e terrestri soffocate dalla plastica, non saremo in grado di salvare questo mondo.
Dobbiamo immedesimarci, per capire la gravità di un problema che riguarda tutti noi. Il nostro mondo, l’unico che abbiamo, dobbiamo salvarlo.
*Liceo Classico Azuni, Sassari
Per risolvere questo problema bisognerebbe ovviamente che tutti i grandi Paesi del mondo limitassero la produzione di plastica e si adoperassero per attuare politiche industriali rispettose dell’ambiente.
È anche vero, però, che ciascun individuo può fare la sua parte attraverso comportamenti quotidiani, spesso piccoli gesti, volti al rispetto dell’intero ecosistema.
Come fare? Per esempio bisognerebbe imparare a riciclare la plastica o, meglio, provare a limitarne l’uso, acquistando piatti in ceramica, stoviglie in acciaio, usare bicchieri di vetro o provare a riutilizzare contenitori, bottiglie di plastica più di una volta. Non è difficile, serve soltanto un po’ di buona volontà per raggiungere un importante risultato.
Mi viene in mente, in questo periodo di pandemia, la questione dello smaltimento delle mascherine che usiamo per proteggerci e come un piccolo gesto come quello di eliminare gli elastici, possa essere di enorme aiuto per la fauna marina.
Basta pensare alle tartarughe che corrono seri rischi quando incappano in questi famigerati laccetti e a tutti gli animali che accidentalmente ingeriscono la plastica di cui sono fatte.
Il problema del gran numero di mascherine da smaltire correttamente è serio, rappresenta una vera bomba ecologica, e forse ancora poco affrontato, ma occorre trovare una soluzione immediata prima che ci sommerga in tutta la sua gravità.
Sono rimasta molto colpita, inoltre, nell’apprendere che il corallo, diffuso anche nel nostro mare, sta perdendo il suo colore originario a causa della mancanza di ossigeno provocata dall’inquinamento e dalle plastiche presenti nel mare. E’ l’ennesima conferma del fatto che la plastica sta soffocando gli oceani e noi siamo già in forte debito d’ossigeno.
Forse quello che ci manca, almeno a molti di noi, è proprio sentirci parte di questo mondo di cui non ci sappiamo prendere cura! Finché non capiremo che anche la nostra specie rischia di fare la fine dei coralli, delle tartarughe e di tutte le specie acquatiche e terrestri soffocate dalla plastica, non saremo in grado di salvare questo mondo.
Dobbiamo immedesimarci, per capire la gravità di un problema che riguarda tutti noi. Il nostro mondo, l’unico che abbiamo, dobbiamo salvarlo.
*Liceo Classico Azuni, Sassari
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