La Nuova Sardegna

Il dubbio dei ristoratori: «Il virus viaggia sui bus»

di Antonello Sechi
Il dubbio dei ristoratori: «Il virus viaggia sui bus»

Gli imprenditori contagiati in Veneto negano di aver compiuto imprudenze Unico momento critico sui mezzi di trasporto e sulle navette aeroportuali

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SANTA TERESA GALLURA. Gli autobus. Sì, ci siamo convinti che siano stati i mezzi a fare da incubatore, quelli dove forse è avvenuto il contagio e dove probabilmente il virus si è trasmesso a tutti noi». A Santa Teresa Gallura ieri era il giorno del terzo tampone per gli imprenditori del settore ristorazione e bar che sono tornati dal viaggio di relax in Veneto con il virus del Covid-19 addosso. Una ventina i positivi, oltre a un morto, nel Cagliaritano, deceduto poco dopo il rientro per una patologia che non sarebbe direttamente legata al contagio. Nel gruppo di colleghi e amici c’era anche un medico.

In attesa dell’esito della ennesima verifica, c’è il tempo per ripensare a che cosa è andato storto in una spedizione che doveva restituire il senso di normalità dopo quasi due anni di clausura tra i confini dell’isola e che ha dimostrato che la pandemia c’è ancora eccome, con il virus pronto a salire a bordo appena si abbassa la guardia. A bordo: è la parola giusta per uno degli imprenditori partiti il 17 ottobre e rientrati il 24. Erano ventotto persone in tutto, la maggioranza di Santa Teresa, gli altri di Olbia, Sassari e del Cagliaritano.

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«Dalla Sardegna siamo partiti sani – spiega – Tutti vaccinati, tutti con il green pass, tutti senza alcun sintomo o segnale che potesse farci venire il minimo sospetto. Durante il soggiorno ci siamo attenuti alle regole, mantenendo distanziamento e portando sempre la mascherina. Il problema probabilmente sono stati gli autobus».

Non c’è un’accusa precisa, del resto non può essere altrimenti. Ma tra i principali sospetti ci sono i bus navetta degli aeroporti. «All’andata – prosegue l’imprenditore – siamo arrivati a Verona, al ritorno siamo ripartiti da Bologna. In entrambi i casi, negli autobus eravamo stretti come sardine. Non posso dire con certezza che i contagi sono avvenuti in quel momento, ma quelli sono ambienti troppo stretti per non essere pericolosi. Vale anche per i trasferimenti tra le località visitate: troppo tempo nello stesso ambiente chiuso. Lo dico anche pensando ai nostri autobus, in particolare a quelli che trasportano gli studenti. Bisogna pensarci, se dovessero ammalarsi potrebbero compromettere la salute delle famiglie».

Quello dei bus navetta degli aeroporti come possibili luoghi ad alto rischio di diffusione del virus è un problema sollevato nelle scorse settimane. Passeggeri diretti in Sardegna, a Olbia, dall’aeroporto di Linate, lo hanno denunciato quasi con le stesse parole dell’imprenditore teresino: «Stretti come sardine». Le proteste in aeroporto, accolte con una scrollata di spalle dal personale, non sono servite a nulla. E nulla risulta che sia cambiato, come dimostra l’esperienza della comitiva di titolari di bar e ristoranti.

Dei diciannove imprenditori teresini che hanno partecipato al viaggio, dodici sono tornati dal Veneto con il Covid-19. Ora attendono l’esito del tampone molecolare fatto ieri. Altrettanto i colleghi delle altre zone dell’isola che facevano parte della comitiva.

Tutti, grazie al vaccino, se la sono cavata senza conseguenze gravissime. A parte il collega deceduto al ritorno, pare a causa di una patologia pregressa di cui non era consapevole. Nessuno ha avuto necessità di ricovero. Ma non è stata una passeggiata.

«Dopo 21 giorni – conferma uno degli imprenditori partiti da Santa Teresa Gallura –, se tutto va bene, lunedì potrò uscire di casa e forse anche tornare al lavoro. Vorrei dire che respiro a pieni polmoni, ma non è così. Mi sembra di respirare parzialmente. Questa è davvero una malattia che ti mangia».
 

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