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Pd, nessun candidato per la corsa alla segreteria

Pd, nessun candidato per la corsa alla segreteria

La scadenza per la discesa in campo è stata rinviata a martedì 16 novembre Il partito prigioniero del dibattito sulla scelta fra le primarie e un nome unitario

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CAGLIARI. Nessuno finora s’è fatto avanti e oggi, che era l’ultimo giorno utile, nessuno lo farà. La nuova segreteria del Pd era e continua a essere un rebus. Chi prenderà il posto dell’uscente Emanuele Cani non ha ancora un volto. E infatti la scadenza per il deposito delle candidature è stata rinviata di una settimana. La nuova data è martedì 16 novembre. Stando alla Commissione che governa tutte le fasi preliminari del Congresso, il rinvio sarebbe dovuto ai «ritardi accumulati nel dibattito nei circoli». La verità, però, è ben altra: non si sa ancora se la corsa per la segreteria sarà fra più candidati, oppure il pretendente finirà per essere unitario. Per non sbagliare, le primarie, che diventerebbero necessarie solo nel caso in cui dovesse esserci una competizione, sono state già rinviate dal 5 al 12 dicembre e forse lo saranno ancora. Addirittura potrebbero scivolare all’anno prossimo, per evitare che il voto nei gazebo possa essere troppo a ridosso delle festività natalizie.

Lo scenario. I gruppi in campo erano e sono rimasti tre. Il primo è formato dall’attuale maggioranza, che ha eletto Emanuele Cani nel 2018, e nasce dall’accordo fra due correnti: i Popolari-Riformisti, guidati dagli ex parlamentari Paolo Fadda e Antonello Cabras, e Base riformista, con in testa il deputato Gavino Manca. In un passaggio del loro documento hanno scritto: «Auspichiamo un congresso di riconciliazione e ricostruzione, perché per sconfiggere il centrodestra serve un partito forte nei comportamenti e nelle regole». Poi ci sono i Zingarettiani, con all’interno molti ex soriani, che hanno dichiarato: «Il Pd deve ritornare a essere un partito collettivo. Va ricostruita una comunità in grado di interpretare e capire la società sarda, le sue difficoltà, ma anche e soprattutto le sue potenzialità». Infine, a essere in campo, è il gruppo delle 200 firme, che sono aumentate nel frattempo, capeggiato dalla deputata Romina Mura e da Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei Comuni, e deciso nel sostenere: «L’agenda sociale dovrà essere il primo punto al centro del programma di chi si candiderà per la segreteria».

Le differenze. Le 200 firme e i Zingarettiani, dati sempre più vicini, sono da sempre per una sfida fra più candidati, perché «non vogliamo congressi decisi a tavolino, oppure intorno a caminetti segreti». I Popolari-Riformisti, però, hanno replicato: «D’accordo sulla trasparenza, ci mancherebbe, ma dialoghiamo per poi scegliere un candidato unitario che metta d’accordo tutti». La controreplica di Romina Mura è stata: «Il nuovo segretario dovrà essere eletto con le primarie». È proprio nel botta e risposta su questa diversa visione del Congresso che, in effetti, il Pd s’è infilato, rimanendone poi anche prigioniero. Tant’è che finora nessun candidato s’è fatto avanti, rinviando di fatto ogni possibile discesa in campo al 16 novembre.

La prospettiva. Al di là di come andrà a finire il dibattito sulla veste segretario, unitaria o meno, lo sguardo del Pd sembra già essere orientato verso le Regionali del 2024. Perché nel caso in cui il nome del successore di Cani dovesse uscire dalle primarie, quasi in automatico lo stesso finirebbe per essere anche designato come lo sfidante del centrodestra fra meno di due anni e mezzo, al lordo di futuri e diversi accordi con gli altri partiti della coalizione di centrosinistra. Se la scelta del Congresso, invece, dovesse ricadere su un nome deciso a tavolino, e quindi più che altro vestito del ruolo di traghettatore, quell’automatismo di cui sopra salterebbe e tutte le carte per la candidatura alla presidenza della Regione ritornerebbero in gioco. (ua)

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