Sequestri raddoppiati nei primi 10 mesi del 2021

I dati del Dipartimento centrale del ministero dell’interno confermano il boom Il maggiore Carletti: «L’incremento è evidente, si tratta soprattutto di marijuana»

SASSARI. Quasi non passa giorno senza che le cronache si debbano occupare di un’operazione antidroga: sequestri a ripetizione, arresti, processi: la Sardegna sembra diventata terra di cannabis. Al netto delle polemiche sull’interpretazione di una norma considerata da alcuni troppo restrittiva e punitiva, rimangono i dati che raccontano di un vero e proprio boom dei sequestri di sostanze stupefacenti. Il numero delle operazioni è diminuito (528 in totale sino al 25 ottobre contro le 836 del 2020 e le 850 del 2019), ma la quantità di sostanze sequestrata nei primi dieci mesi di questo 2021 è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente: 8.700 chili contro 4.142. Ciò significa che ogni operazione ha portato a sequestri molto più consistenti. E seppure il 2020 sia stato l’anno del Covid, con tutto ciò che questo ha comportato in termine di limitazioni agli spostamenti, già c’era stato un aumento dei sequestri rispetto al 2019 (2.656 chili). Nelle maglie dell’antidroga sono finite soprattutto marijuana, cannabis e cocaina. Più rare eroina, hashish e droghe sintetiche.

Cosa sta, dunque, accadendo in Sardegna nel mercato della droga? Un quadro completo della situazione sono in grado di tracciarlo le donne e gli uomini della Direzione centrale servizi antidroga, l’organizzazione interforze che sovraintende a tutte le operazioni che si conducono nella lotta agli stupefacenti. I dati in possesso della Dcsa confermano la sensazione di un aumento dei sequestri di droga nell’isola? «Sicuramente sì - dice Federica Carletti, maggiore dei carabinieri, impegnata quotidianamente insieme a tanti colleghi nel lavoro alla Dcsa -. Ancora non abbiamo i dati completi di tutto il 2021. Ma già nel 2020, rispetto al 2019, avevamo registrato un considerevole aumento di sequestri di sostanze stupefacenti. Siamo nell’ordine del 50 per cento. Anche i dati parziali del 2021 registrano un ulteriore incremento. Stiamo parlando soprattutto di marijuana. Dal primo gennaio a ottobre erano stati sequestrati 8.600 chili mentre durante tutto il 2020 erano stati 3.934. Quindi non si tratta solo di una sensazione legata agli episodi di cronaca: possiamo effettivamente parlare, con un dato reale, dell’aumento di sequestri. Poi bisognerebbe analizzare questo dato».

E allora facciamo questa analisi: «Un conto è il dato quantitativo nudo e crudo, un conto è capire perché si è arrivati a quel dato. Ora è chiaro che un aumento dei sequestri di sostanze stupefacenti può essere legato a due fattori: o a un aumento dell’attività di controllo e repressione delle attività illecite, o a un aumento della produzione delle sostanze. Negli anni si può pensare che sostanzialmente ci sia stata una costanza nell’attività di repressione. Quindi, a parità di sforzo repressivo, se i sequestri aumentano significa che c’è stato un aumento della produzione».

Il Covid ha inciso anche sul mercato della droga: «Anche gli spacciatori si muovevano poco», conferma il maggiore Carletti. Poi, con un progressivo, lento e ancora incompleto ritorno verso la normalità, anche le attività illegali hanno ripreso dinamismo. Con la Sardegna che, soprattutto nel settore della cannabis e della marijuana, ha registrato il boom di cui si diceva all’inizio. Tanto che sembrerebbe rafforzarsi quell’idea di un’isola che diventa sempre più piattaforma di produzione di alcune sostanze stupefacenti: «Ci sono diversi elementi che concorrono a questo - dice ancora il maggiore Carletti -. Innanzitutto il clima. E poi il fatto che la Sardegna ha una scarsa densità abitativa e un’orografia particolare che rende più semplice nascondere le piantagioni e più difficile raggiungere certi territori. Il clima, come in tutto il sud, è favorevole. Al nord praticamente non esistono piantagioni all’aperto, che sono anche quelle più redditizie».

Alla Dsca non hanno invece contezza della Sardegna come piattaforma logistica per i traffici tra il nord Africa e l’Europa: «Ci sono realtà ben più importanti come i porti di Gioia Tauro e Genova, ma soprattutto i grandi porti nord europei che sono punti di snodo più cruciali per i traffici. Non abbiamo evidenze che ci sia un exploit di traffici sulla Sardegna. I grossi quantitativi di cocaina viaggiano su container e arrivano in grandi porti dove operano organizzazioni storicamente strutturate. Anche le più grosse indagini in Sardegna non ci portano a dire che esistano organizzazioni di questo tipo. Ma il fatto che non possiamo dirlo non significa che non esistano».

E non esistono evidenze neanche di organizzazioni criminali di stranieri che gestiscano traffici. Eppure si ha la percezione che in alcune nostre città ci siano zone controllate da gruppi organizzati. Ma la dirigente della Dsca smonta questa ricostruzione: «Faccio un esempio: il fatto che ci siano dei gruppi di nigeriani organizzati che controllano quel territorio non significa che ci sia controllo da parte della mafia nigeriana. E poi c’è un altro dato da sottolineare: per la maggior parte le persone arrestate in Sardegna sono italiane». Tra le persone segnalate all’autorità giudiziaria 771 sono di nazionalità italiana, 60 stranieri. In calo rispetto agli ultimi 4 anni.

Di certo la Sardegna diventa un mercato più appetibile per trafficanti e spacciatori durante l’estate: «Il traffico di droga risponde ai meccanismi dell’economia: gira dove c'è più richiesta, dove c'è socialità. Coca e cannabis sono richieste in estate o in occasione di feste particolari come il Capodanno. In quei periodi in Sardegna c’è un aumento dei sequestri».

Difficile invece fare una stima complessiva del giro d’affari mosso dal traffico della droga in Sardegna. Dalla Dcsa arriva però un’indicazione sui prezzi correnti. Un grammo di marijuana può essere pagato tra gli 8 e i 10 euro. Uno di coca tra i 67 e gli 88.

Il Covid, come in altri settori, ha prodotto un’altra conseguenza: «C’è stato anche per la droga un aumento delle vendite on line. Non grossi carichi, intendiamoci, ma tantissimi casi di pacchettini, magari con i 100 grammi di cannabis. Abbiamo una sezione che si occupa solo del fenomeno del traffico che transita sul web».

I cacciatori devono tenersi sempre aggiornati perchè stare appresso a prede che inventano ogni giorno uno stratagemma diverso non è facile: «Non esiste limite alla fantasia, si aggiornano quotidianamente e trovano nuovi espedienti su come occultare e trasportare. Droga occultata tra le pietre, tra i meccanismi dei frigoriferi. All'estero ci sono stati casi di eroina intessuta nei tappeti, ci sono gli indumenti intrisi di coca. E poi la tecnologia avanza e stare al passo è arduo. Ma anche noi siamo in continuo aggiornamento».

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