Andrea Pinna: «Mia madre non la prese bene poi tornò con la parmigiana»
di Alessandro Pirina
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Il blogger Andrea PinnaIl blogger si dichiarò a 20 anni: «Mi sentii libero come non ero mai stato Oggi c’è una maggiore apertura ma da ragazzino mi hanno tirato le pietre»
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SASSARI. Lui il coming out l’ha fatto a 20 anni. «Sono gay», ha detto alla madre. Due parole che gli hanno cambiato la vita, gli hanno fatto respirare quella «sensazione di libertà» che per vent’anni aveva dovuto tenere in apnea. Lui è Andrea Pinna, blogger e personaggio televisivo, creatore delle “Perle di Pinna”, protagonista di una delle edizioni più seguite di “Pechino express”, scrittore ironico e pungente, oltre mezzo milione di follower su Instagram. Ma questo è il presente. Il suo passato è molto diverso. È fatto di prese in giro, risatine, violenze che spesso gli adolescenti omosessuali devono subire. Ecco perché lui spezza una lancia a favore di chi, vedi Alberto Matano e Vincenzo Spadafora, ha deciso di fare coming out pubblicamente.
Pinna, negli ultime settimane due personaggi pubblici di primo piano hanno rivelato in televisione di essere omosessuali: che ne pensa?
«Il coming out è un diritto non un dovere, nel senso che una persona può sentire l’esigenza di dire di essere gay per non trascorrere una vita di finzione da cui difficilmente si riesce a uscire. Per ogni vip che fa coming out ci saranno 100 ragazzini che si sentiranno meno soli. Perché se decidi di dirlo in casa è importante, liberatorio. Ma se sei un personaggio con milioni di follower puoi essere d’esempio».
E se un personaggio pubblico sceglie il silenzio sul tema?
«A me non dà fastidio il silenzio, ognuno ha i suoi tempi. Mi dà fastidio quando un personaggio per una vita ha fatto finta di essere etero, sempre accompagnato da fidanzate, e poi aspetta l’ondata per dichiararsi».
Come fu il suo coming out?
«Il primo con cui ne ho parlato è stato il mio migliore amico, anche lui gay. Avevo 18 anni. Io pensavo di esserlo ma non avevo mai avuto una storia con un ragazzo. Ovviamente mia madre se ne era accorta. Ai tempi ero uno diligente, bravo a scuola. E feci una sorta di rivoluzione: mollai la Bocconi e tornai a Cagliari. Lei la prese malissimo. Io avrei voluto dirle che ero gay, ma mi rendevo conto che non era pronta».
Quando arrivò il momento?
«A vent’anni. Mi ero tinto i capelli di rosso e lei mi fece i nomi di due miei amici etero: “loro non se li sarebbero mai fatti”. “Lo so” le risposi. “Perché?”, ancora lei. “Perché io sono gay”».
Quale fu la sua reazione?
«Lei è di un’altra generazione. Si arrabbiò e mi mollò da solo. Ma dopo due ore tornò con una teglia di parmigiana».
Cos’è cambiato con il coming out?
«Quando mi sono dichiarato mi sono ritrovato, ho percepito una sensazione di libertà che non avevo mai avuto. Anche perché una volta che lo sapevano i miei lo potevano sapere tutti».
E sua madre parlava di lei con gli altri?
«No. Ma io l’ho fregata (ride). Sono diventato un personaggio conosciuto e così erano gli altri a fermarla: “che ridere, suo figlio che ha detto di essere innamorato di Brad Pitt”».
C’è differenza tra essere gay oggi e vent’anni fa?
«Era un’altra epoca. A me a Quartu hanno lanciato le pietre, ho subito il bullismo a scuola. Fortunatamente, per le nuove generazioni, oggi c’è una maggiore apertura».
Lei vive Milano: com’è la Sardegna di oggi?
«Milano è una città molto moderna. Ma ormai anche in Sardegna le città sono al passo con i tempi. Nei paesi più piccoli, invece, è ancora un po’ più difficile dichiararsi. Mi scrivono in tanti».
Nel frattempo, il Senato ha bocciato il Ddl Zan.
«Vale più il trono gay da Maria De Filippi che le leggi. È assurdo, ma la tv è arrivata prima del legislatore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Pinna, negli ultime settimane due personaggi pubblici di primo piano hanno rivelato in televisione di essere omosessuali: che ne pensa?
«Il coming out è un diritto non un dovere, nel senso che una persona può sentire l’esigenza di dire di essere gay per non trascorrere una vita di finzione da cui difficilmente si riesce a uscire. Per ogni vip che fa coming out ci saranno 100 ragazzini che si sentiranno meno soli. Perché se decidi di dirlo in casa è importante, liberatorio. Ma se sei un personaggio con milioni di follower puoi essere d’esempio».
E se un personaggio pubblico sceglie il silenzio sul tema?
«A me non dà fastidio il silenzio, ognuno ha i suoi tempi. Mi dà fastidio quando un personaggio per una vita ha fatto finta di essere etero, sempre accompagnato da fidanzate, e poi aspetta l’ondata per dichiararsi».
Come fu il suo coming out?
«Il primo con cui ne ho parlato è stato il mio migliore amico, anche lui gay. Avevo 18 anni. Io pensavo di esserlo ma non avevo mai avuto una storia con un ragazzo. Ovviamente mia madre se ne era accorta. Ai tempi ero uno diligente, bravo a scuola. E feci una sorta di rivoluzione: mollai la Bocconi e tornai a Cagliari. Lei la prese malissimo. Io avrei voluto dirle che ero gay, ma mi rendevo conto che non era pronta».
Quando arrivò il momento?
«A vent’anni. Mi ero tinto i capelli di rosso e lei mi fece i nomi di due miei amici etero: “loro non se li sarebbero mai fatti”. “Lo so” le risposi. “Perché?”, ancora lei. “Perché io sono gay”».
Quale fu la sua reazione?
«Lei è di un’altra generazione. Si arrabbiò e mi mollò da solo. Ma dopo due ore tornò con una teglia di parmigiana».
Cos’è cambiato con il coming out?
«Quando mi sono dichiarato mi sono ritrovato, ho percepito una sensazione di libertà che non avevo mai avuto. Anche perché una volta che lo sapevano i miei lo potevano sapere tutti».
E sua madre parlava di lei con gli altri?
«No. Ma io l’ho fregata (ride). Sono diventato un personaggio conosciuto e così erano gli altri a fermarla: “che ridere, suo figlio che ha detto di essere innamorato di Brad Pitt”».
C’è differenza tra essere gay oggi e vent’anni fa?
«Era un’altra epoca. A me a Quartu hanno lanciato le pietre, ho subito il bullismo a scuola. Fortunatamente, per le nuove generazioni, oggi c’è una maggiore apertura».
Lei vive Milano: com’è la Sardegna di oggi?
«Milano è una città molto moderna. Ma ormai anche in Sardegna le città sono al passo con i tempi. Nei paesi più piccoli, invece, è ancora un po’ più difficile dichiararsi. Mi scrivono in tanti».
Nel frattempo, il Senato ha bocciato il Ddl Zan.
«Vale più il trono gay da Maria De Filippi che le leggi. È assurdo, ma la tv è arrivata prima del legislatore».
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