Il rispetto va insegnato a scuola
L’affossamento del Ddl Zan, che ha come fine ultimo la tutela dei diritti delle minoranze, non è stata una bella notizia. Neppure il fatto che dal 17 Maggio del 1990 l’Organizzazione mondiale della...
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L’affossamento del Ddl Zan, che ha come fine ultimo la tutela dei diritti delle minoranze, non è stata una bella notizia. Neppure il fatto che dal 17 Maggio del 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità abbia compiuto un grande passo rimuovendo l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali e che in tale data dal 2004 si celebri la Giornata mondiale contro l’omofobia, non è bastato ad eliminare le discriminazioni su base sessuale o di genere. Viene da chiedersi che cosa ne sarà del decreto bocciato dal parlamento italiano?
Soltanto tra sei mesi potranno essere rianalizzati i contenuti del testo, soprattutto in quelle parti ritenute inadeguate dal Senato: in primis l’insegnamento sull’educazione di genere nelle scuole e l’istituzione della giornata contro l’omotransfobia. Si assiste ancora oggi ad avvenimenti violenti, aggressivi, persecutori, ad atti di bullismo diffusi anche nei social, che la legge Zan prevedeva di punire andando oltre le semplici sanzioni. Senza delle leggi chiare le minoranze vittime di violenza non avranno mai giustizia nelle aule di un tribunale. Molte di loro, per la paura non denunciano e non si espongono. Oltre alle violenze fisiche, troppo spesso assistiamo a forme di pregiudizio, di attacchi verbali, di derisione che portano all’isolamento e alla non accettazione di chi è considerato diverso o più fragile e vulnerabile.
Anche se chi è contrario al Ddl Zan afferma che non si può bloccare o censurare il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero, in realtà questo è solo un pretesto per continuare a offendere e a umiliare le persone. Le parole hanno un peso e non si può pensare di usarle senza criterio e senza riguardo. Finchè non ci sarà una legge specifica, chiunque si può sentire autorizzato a offendere e a calunniare per le differenze di genere. E non è vero che quello che conta è l’intenzione con cui si dicono certe parole offensive, perché è fondamentale quello che le frasi suscitano in chi le riceve. Ancora di più se si usano i social, per diffondere immagini, contenuti, video e prese in giro, che fanno il giro del web e che possono rovinare la vita delle persone. È perciò importante e necessario affrontare certi argomenti, che a scuola spesso vengono trascurati. Noi in classe lo abbiamo fatto e tutti abbiamo trovato sbagliata la decisione presa dal Senato. Per non parlare poi degli applausi che si sono scatenati da parte di molti senatori, quando la proposta di legge è stata bocciata.
Siamo convinte dell’importanza di parlare di tolleranza, diversità di genere e orientamento sessuale sui banchi di scuola, già dalle Medie: solo così non esisteranno più “normale” o “diverso” ma solo persone meritevoli dello stesso rispetto.
(di Paola Corrias, Eleonora Loi, Tatiana Mesina, Lucia Rosas, Michela Sale, studentesse del Liceo Scientifico di Dorgali)
Soltanto tra sei mesi potranno essere rianalizzati i contenuti del testo, soprattutto in quelle parti ritenute inadeguate dal Senato: in primis l’insegnamento sull’educazione di genere nelle scuole e l’istituzione della giornata contro l’omotransfobia. Si assiste ancora oggi ad avvenimenti violenti, aggressivi, persecutori, ad atti di bullismo diffusi anche nei social, che la legge Zan prevedeva di punire andando oltre le semplici sanzioni. Senza delle leggi chiare le minoranze vittime di violenza non avranno mai giustizia nelle aule di un tribunale. Molte di loro, per la paura non denunciano e non si espongono. Oltre alle violenze fisiche, troppo spesso assistiamo a forme di pregiudizio, di attacchi verbali, di derisione che portano all’isolamento e alla non accettazione di chi è considerato diverso o più fragile e vulnerabile.
Anche se chi è contrario al Ddl Zan afferma che non si può bloccare o censurare il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero, in realtà questo è solo un pretesto per continuare a offendere e a umiliare le persone. Le parole hanno un peso e non si può pensare di usarle senza criterio e senza riguardo. Finchè non ci sarà una legge specifica, chiunque si può sentire autorizzato a offendere e a calunniare per le differenze di genere. E non è vero che quello che conta è l’intenzione con cui si dicono certe parole offensive, perché è fondamentale quello che le frasi suscitano in chi le riceve. Ancora di più se si usano i social, per diffondere immagini, contenuti, video e prese in giro, che fanno il giro del web e che possono rovinare la vita delle persone. È perciò importante e necessario affrontare certi argomenti, che a scuola spesso vengono trascurati. Noi in classe lo abbiamo fatto e tutti abbiamo trovato sbagliata la decisione presa dal Senato. Per non parlare poi degli applausi che si sono scatenati da parte di molti senatori, quando la proposta di legge è stata bocciata.
Siamo convinte dell’importanza di parlare di tolleranza, diversità di genere e orientamento sessuale sui banchi di scuola, già dalle Medie: solo così non esisteranno più “normale” o “diverso” ma solo persone meritevoli dello stesso rispetto.
(di Paola Corrias, Eleonora Loi, Tatiana Mesina, Lucia Rosas, Michela Sale, studentesse del Liceo Scientifico di Dorgali)
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