Ospedali sotto pressione: malattie infettive al limite
di Luigi Soriga
A Sassari tutto il sistema rischia di andare di nuovo in sofferenza
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SASSARI. L’equilibrio sul quale viaggia in queste settimane la sanità sassarese è sempre più esiguo. L’ultimo focolaio divampato all’interno della comunità evangelica rischia di far precipitare tutto. Malattie infettive, facendo i salti mortali con dimissioni last minute, riesce ancora a non esaurire i 20 posti letto disponibili. Ma i ricoverati al momento sono 16, e basta una leggera folata del virus per far perdere l’equilibrio, andare sold-out e spalancare le porte a un nuovo assetto di emergenza.
Oltretutto anche la rianimazione Covid non può permettersi nuovi arrivi. Basterebbe qualche paziente in più per costringere la direzione dell’Aou a correre velocemente ai ripari, magari riaprendo una parte della Terapia intensiva da 30 posti tuttora chiusa per un riadattamento mai avvenuto. Questo si tradurrebbe in un salto all’indietro pesantissimo per il sistema sanitario, perché una nuova terapia intensiva è di fatto un’idrovora di risorse e personale che prosciuga i reparti ordinari. Per esempio scippa gli anestesisti dalle sale operatorie, allungando le attese e diminuendo le chance di sopravvivenza di chi ha un tumore e vorrebbe operarsi nel più breve tempo. È questo che sfugge ai negazionisti e a coloro che non si vaccinano e che in questi giorni intasano le Malattie Infettive e le rianimazioni covid. Loro parlano di dittatura sanitaria, ma un paziente che arriva in ospedale con deficit respiratorio, perché non protetto dal vaccino e con sistema immunitario non attrezzato per arginare il virus, va a condizionare la guarigione e la salute di tutti gli altri malati. Privandoli dell’assistenza specialistica necessaria, degli spazi adeguati nei reparti, della diagnosi in tempi brevi, e di un rianimatore, di un anestesista e di un medico pronto a salvargli la vita. Anche questa, se non la si vuol definire dittatura, è quantomeno prevaricazione, perché calpesta il diritto altrui di essere curato.
La maggior parte dei ricoverati no vax in Malattie infettive stanno respirando grazie a un casco Cpap che aumenta il flusso d’ossigeno. Rapportarsi con loro è difficile anche per il personale: restano convinti di essere lì a causa di un’influenza un po’ più grave, sono diffidenti nei confronti delle terapie, se qualcuno gli chiede perché hanno deciso di rischiare e non vaccinarsi, la risposta è maleducata: «Fatti i c... tuoi». E anche i parenti, che chiamano al telefono in reparto per sapere come stanno i propri cari, si rivolgono ai medici in maniera aggressiva, perché i camici bianchi fanno tutti parte del grande complotto.
Il pellegrinaggio di Medjugorie col suo focolaio in formato souvenir, ha ridotto di gran lunga l’autonomia dell’Aou di Sassari. La spia rossa ora è accesa, e basta poco per dover riorganizzare la sanità in assetto di guerra. Anche i venti positivi della chiesa evangelica, per fortuna non gravi e in isolamento domiciliare, rappresentano comunque un cluster molto pericoloso per l’equilibrio precario della sanità. L’Hub di Sassari è il punto di riferimento per tutto il nord Sardegna, e prende in carico pazienti non solo dalla Gallura, ma anche da Nuoro. La pressione sulle strutture dell’Aou è alta, e in queste settimane sta decisamente aumentando. Ad alleggerirla avrebbe dovuto pensarci il covid hospital algherese del Marino, ma l’apporto può riguardare solo pazienti con sintomi lievi. Infatti la struttura non accetta pazienti che abbiano bisogno di supporto nella respirazione, e ospita solo quelli stabilizzati e trasferiti dal reparto di Malattie Infettive di Sassari. In più le porte del Marino di Alghero si chiudono alle 20, perché da quel momento non è più consentito alcun ricovero covid sino all’indomani mattina. Questo significa che anche tutto il flusso notturno di persone non gravi, va a riversarsi sull’hub di Sassari, già alle prese con la gestione dei pazienti più critici.
Oltretutto anche la rianimazione Covid non può permettersi nuovi arrivi. Basterebbe qualche paziente in più per costringere la direzione dell’Aou a correre velocemente ai ripari, magari riaprendo una parte della Terapia intensiva da 30 posti tuttora chiusa per un riadattamento mai avvenuto. Questo si tradurrebbe in un salto all’indietro pesantissimo per il sistema sanitario, perché una nuova terapia intensiva è di fatto un’idrovora di risorse e personale che prosciuga i reparti ordinari. Per esempio scippa gli anestesisti dalle sale operatorie, allungando le attese e diminuendo le chance di sopravvivenza di chi ha un tumore e vorrebbe operarsi nel più breve tempo. È questo che sfugge ai negazionisti e a coloro che non si vaccinano e che in questi giorni intasano le Malattie Infettive e le rianimazioni covid. Loro parlano di dittatura sanitaria, ma un paziente che arriva in ospedale con deficit respiratorio, perché non protetto dal vaccino e con sistema immunitario non attrezzato per arginare il virus, va a condizionare la guarigione e la salute di tutti gli altri malati. Privandoli dell’assistenza specialistica necessaria, degli spazi adeguati nei reparti, della diagnosi in tempi brevi, e di un rianimatore, di un anestesista e di un medico pronto a salvargli la vita. Anche questa, se non la si vuol definire dittatura, è quantomeno prevaricazione, perché calpesta il diritto altrui di essere curato.
La maggior parte dei ricoverati no vax in Malattie infettive stanno respirando grazie a un casco Cpap che aumenta il flusso d’ossigeno. Rapportarsi con loro è difficile anche per il personale: restano convinti di essere lì a causa di un’influenza un po’ più grave, sono diffidenti nei confronti delle terapie, se qualcuno gli chiede perché hanno deciso di rischiare e non vaccinarsi, la risposta è maleducata: «Fatti i c... tuoi». E anche i parenti, che chiamano al telefono in reparto per sapere come stanno i propri cari, si rivolgono ai medici in maniera aggressiva, perché i camici bianchi fanno tutti parte del grande complotto.
Il pellegrinaggio di Medjugorie col suo focolaio in formato souvenir, ha ridotto di gran lunga l’autonomia dell’Aou di Sassari. La spia rossa ora è accesa, e basta poco per dover riorganizzare la sanità in assetto di guerra. Anche i venti positivi della chiesa evangelica, per fortuna non gravi e in isolamento domiciliare, rappresentano comunque un cluster molto pericoloso per l’equilibrio precario della sanità. L’Hub di Sassari è il punto di riferimento per tutto il nord Sardegna, e prende in carico pazienti non solo dalla Gallura, ma anche da Nuoro. La pressione sulle strutture dell’Aou è alta, e in queste settimane sta decisamente aumentando. Ad alleggerirla avrebbe dovuto pensarci il covid hospital algherese del Marino, ma l’apporto può riguardare solo pazienti con sintomi lievi. Infatti la struttura non accetta pazienti che abbiano bisogno di supporto nella respirazione, e ospita solo quelli stabilizzati e trasferiti dal reparto di Malattie Infettive di Sassari. In più le porte del Marino di Alghero si chiudono alle 20, perché da quel momento non è più consentito alcun ricovero covid sino all’indomani mattina. Questo significa che anche tutto il flusso notturno di persone non gravi, va a riversarsi sull’hub di Sassari, già alle prese con la gestione dei pazienti più critici.
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