La Nuova Sardegna

Quelle urla sguaiate allontanano il sogno di un vero progresso

di Enrico Corrias*
Quelle urla sguaiate allontanano il sogno di un vero progresso

Da giorni mi risuonano nella testa le urla d'esultanza dei senatori italiani in preda alla gioia per l'affossamento del ddl Zan. Mi interessava quel disegno di legge ma, ancor di più, mi sarebbe...

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Da giorni mi risuonano nella testa le urla d'esultanza dei senatori italiani in preda alla gioia per l'affossamento del ddl Zan. Mi interessava quel disegno di legge ma, ancor di più, mi sarebbe interessato studiare e commentare i cambiamenti sociali che avrebbe portato. Quali effetti avrebbe avuto nelle nostre vite l'esistenza d'una legge che tutela molte persone discriminate? Ma ancor di più mi sarebbe interessato studiare e commentare gli effetti che avrebbe portato alla nostra società una norma che dia nome alla violenza contro le persone facenti parte della comunità lgbtq+, un nome all'odio verso il mondo femminile e un nome all'intolleranza verso le persone diversamente abili. Questo non mi è possibile, non posso commentare nessun progresso sociale. Non ancora. Non ho le forze, invece, e qui la colpa è mia, di commentare quelle sterili, quelle ignobili urla. Non posso, non ho abbastanza fiato. La nostra società da anni ha diversi morbi, diversi mali che pian piano l'affossano. L'odio di genere, le discriminazioni d'ogni tipo, l'immobilismo verso misure di emancipazione giovanile, un'istruzione che stenta a fiorire. È un Paese immobile il nostro: il nostro è il Bel Paese che si trascina avanti, non cammina: non porta cambiamenti ma ne viene travolto. Faccio mie le parole della nostra premio Nobel per la letteratura "sono come l'edera che si attacca al muro e non si distacca più, finché non si secca . O finché il muro non cade!". La nostra società non è che edera che s'aggrappa sul Bel Paese in cui viviamo con tutte le sue forze. Ma arriva il momento di decidere che fare: o la nostra edera la lasciamo attaccata al nostro muro aspettando che questo venga giù, o facciamo sì che si costruiscano dei percorsi tali per cui possa crescere fiorente. O si tira avanti con piccole e sterili riforme, o si pensa a un progetto pratico che possa mettere i mattoncini verso un reale progresso sociale. Il nostro Paese ha scelto la prima, ma qui, con la forza -per quanto misera- del mio scrivere chiedo al nostro sindaco: abbiamo un progetto per la realtà cittadina di domani? Chiedo al nostro governatore: abbiamo in mente e nelle carte un'idea di futuro per la nostra Regione? Chiedo al nostro direttore: come e quanto possono influire le nostre parole, quanto il nostro scrivere? Non ho la forza di commentare quelle urla, non ho l'energia per descrivere la crudeltà di quelle grida. Ma v'assicuro che continuerò a scrivere, continuerò a parlare sinché non avrò un filo di fiato. Per ora mi limito alla più triste rassegnazione, sono la più triste delle edere oggi, sul più grigio dei muri.

* Liceo Classico Azuni, Sassari

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