Sequestro per 20 milioni alla Onorato armatori
di Antonello Palmas
L’annuncio della holding: «Subito reclamo, fiducia nel tribunale di Milano»
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SASSARI. C’è sempre aria di tempesta per l’impero armatoriale degli Onorato, sballottato tra le onde delle vicende giudiziarie in cui è stato trascinato dai suoi creditori e da una gestione non proprio esemplare. Dopo qualche buona notizia, come il forte sconto dell’antitrust sulla sanzione per abuso di pozione dominante, il posticipo delle adunanze dei creditori, ecco un altro duro colpo per il gruppo Moby dal quale solo un mese si è dimesso il patron Vincenzo Onorato: il tribunale di Milano ha accolto la domanda dei commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria, e in via cautelare ha disposto il sequestro di beni della holding di Vincenzo Onorato che controlla Moby e Cin, la Onorato Armatori, per un importo di 20 milioni di euro (tra mobili e immobili).
Le motivazioni. Sono spiegate in una nota di Tirrenia in amministrazione straordinaria, i cui legali Pier Filippo Giuggioli e Adriano Curti affermano essere stata «pienamente accolta» la tesi da loro portata avanti, ovvero quella della «responsabilità della holding» degli Onorato, «per aver drenato risorse di Cin per oltre 210 milioni così da impedire a quest'ultima di ripagare all'amministrazione straordinaria il prezzo di 180 milioni per la cessione della flotta». Vicende per le quali la stessa procura di Milano aveva aperto una inchiesta per bancarotta fraudolenta in cui sono indagati l'armatore Vincenzo Onorato e il figlio Achille, meno di due mesi fa. I legali sottolineano anche che il tribunale «ha poi ritenuto opportuno concedere il sequestro anche in ragione della gestione societaria oscura di cui è responsabile la famiglia Onorato che, fra l'altro, non deposita i bilanci dal 2017».
La risposta della holding. La reazione del Gruppo Onorato non si è fatta attendere e si è concretizzata in una nota, come sempre pepata, in cui si annuncia che «il provvedimento di sequestro sarà oggetto di reclamo innanzi al tribunale di Milano, nel cui operato il Gruppo Onorato ripone piena fiducia», fa sapere l’armatore, che contrattacca: «L'azione intentata da Tirrenia in amministrazione straordinaria nei confronti di Onorato Armatori, interamente fondata su una relazione resa da Stefania Chiaruttini», che viene definita dal gruppo armatoriale «in posizione di evidentissimo conflitto d'interessi, per essere contestualmente consulente sia di Tirrenia che dell'attestatore del piano di ristrutturazione del Gruppo, già ampiamente confutata da numerosi pareri pro-veritate formulati da primari professionisti indipendenti». Gli Onorato sembrano voler sottolineare il fatto che un provvedimento cautelare come quello del sequestro di beni stoni con il quadro generale della pur difficile situazione del Gruppo. Secondo loro, insomma, l'azione di Tirrenia in amministrazione straordinaria «si inserisce in un contesto in cui il Gruppo Onorato, che sta ricevendo il sostegno delle banche e della maggioranza dei bond holder, ha più volte presentato a Tirrenia una proposta di ristrutturazione con dei ritorni che rappresentano un unicum in un simile scenario».
Stoccata al Mise. Ce n’è anche per il Ministero dello sviluppo economico: «Nel frattempo il Gruppo Onorato e i consulenti dello stesso continueranno le già riavviate trattative con Tirrenia nella speranza che il Mise, così solerte nel farsi parte attrice per i disservizi di un noto provider di intrattenimento calcistico via web (l’allusione sarebbe relativa alla convocazione di Dazn per chiarimenti sull’intenzione di bloccare la doppia visione con un unico abbonamento, ndc) dia finalmente una risposta ai numerosi solleciti ricevuti dalla Compagnia e dalle parti sociali, con 6.000 famiglie in attesa di riscontro positivo, ultimo tassello mancante alla definizione del piano di ristrutturazione del Gruppo Onorato i cui risultati commerciali e industriali hanno superato ampiamente la crisi del covid e le previsioni».
Le motivazioni. Sono spiegate in una nota di Tirrenia in amministrazione straordinaria, i cui legali Pier Filippo Giuggioli e Adriano Curti affermano essere stata «pienamente accolta» la tesi da loro portata avanti, ovvero quella della «responsabilità della holding» degli Onorato, «per aver drenato risorse di Cin per oltre 210 milioni così da impedire a quest'ultima di ripagare all'amministrazione straordinaria il prezzo di 180 milioni per la cessione della flotta». Vicende per le quali la stessa procura di Milano aveva aperto una inchiesta per bancarotta fraudolenta in cui sono indagati l'armatore Vincenzo Onorato e il figlio Achille, meno di due mesi fa. I legali sottolineano anche che il tribunale «ha poi ritenuto opportuno concedere il sequestro anche in ragione della gestione societaria oscura di cui è responsabile la famiglia Onorato che, fra l'altro, non deposita i bilanci dal 2017».
La risposta della holding. La reazione del Gruppo Onorato non si è fatta attendere e si è concretizzata in una nota, come sempre pepata, in cui si annuncia che «il provvedimento di sequestro sarà oggetto di reclamo innanzi al tribunale di Milano, nel cui operato il Gruppo Onorato ripone piena fiducia», fa sapere l’armatore, che contrattacca: «L'azione intentata da Tirrenia in amministrazione straordinaria nei confronti di Onorato Armatori, interamente fondata su una relazione resa da Stefania Chiaruttini», che viene definita dal gruppo armatoriale «in posizione di evidentissimo conflitto d'interessi, per essere contestualmente consulente sia di Tirrenia che dell'attestatore del piano di ristrutturazione del Gruppo, già ampiamente confutata da numerosi pareri pro-veritate formulati da primari professionisti indipendenti». Gli Onorato sembrano voler sottolineare il fatto che un provvedimento cautelare come quello del sequestro di beni stoni con il quadro generale della pur difficile situazione del Gruppo. Secondo loro, insomma, l'azione di Tirrenia in amministrazione straordinaria «si inserisce in un contesto in cui il Gruppo Onorato, che sta ricevendo il sostegno delle banche e della maggioranza dei bond holder, ha più volte presentato a Tirrenia una proposta di ristrutturazione con dei ritorni che rappresentano un unicum in un simile scenario».
Stoccata al Mise. Ce n’è anche per il Ministero dello sviluppo economico: «Nel frattempo il Gruppo Onorato e i consulenti dello stesso continueranno le già riavviate trattative con Tirrenia nella speranza che il Mise, così solerte nel farsi parte attrice per i disservizi di un noto provider di intrattenimento calcistico via web (l’allusione sarebbe relativa alla convocazione di Dazn per chiarimenti sull’intenzione di bloccare la doppia visione con un unico abbonamento, ndc) dia finalmente una risposta ai numerosi solleciti ricevuti dalla Compagnia e dalle parti sociali, con 6.000 famiglie in attesa di riscontro positivo, ultimo tassello mancante alla definizione del piano di ristrutturazione del Gruppo Onorato i cui risultati commerciali e industriali hanno superato ampiamente la crisi del covid e le previsioni».
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